dalla Home

Retrospettive

pubblicato il 14 ottobre 2012

Mustang, un cavallo di razza

Nata negli anni Sessanta è diventata un’icona delle muscle car americane

Mustang, un cavallo di razza
Galleria fotografica - La storia della Ford MustangGalleria fotografica - La storia della Ford Mustang
  • La storia della Ford Mustang - anteprima 1
  • La storia della Ford Mustang - anteprima 2
  • La storia della Ford Mustang - anteprima 3
  • La storia della Ford Mustang - anteprima 4
  • La storia della Ford Mustang - anteprima 5
  • La storia della Ford Mustang - anteprima 6

Nei primi del Novecento in Italia la vita è dura e il lavoro scarso. Come altri connazionali, Nicola Iacocca e la moglie Antonietta Perrotta emigrano negli Stati Uniti in cerca di fortuna ignari che il loro nome diventerà celebre grazie al figlio che daranno alla luce il 15 ottobre 1924, Lido Anthony Iacocca, meglio noto come Lee. Un giovane destinato a entrare di diritto nella storia dell’automobile grazie a uno spiccato intuito e alle notevoli doti manageriali. Cresciuto ad Allentown, animata città della Pennsylvania, Lee si laurea presto in ingegneria ed entra in Ford nel 1946. Il lavoro da ingegnere, però, non lo soddisfa e chiede alla dirigenza se può essere trasferito al reparto commerciale. La richiesta è accolta e ricambiata con idee innovative come la “56 for 56”, una campagna che offre i modelli Ford del 1956 con un acquisto rateale di 56 dollari. Un’iniziativa che riscuote grande successo e che porta Iacocca a scalare rapidamente i vertici aziendali fino a diventare uno degli uomini di rilievo nelle decisioni industriali dell’azienda fondata da Henry.

LA CRISI DELLA EDSEL
Giunto ad appena 40 anni nelle posizioni di vertice di Ford, Iacocca propone di creare un modello per i giovani, i famosi baby boomers concepiti dopo la fine del conflitto mondiale e allora in età da patente. La proposta non suscita grande entusiasmo tra i colleghi, anche perché la casa di Dearborn non naviga in buone acque finanziare. A prosciugare le casse è stato il progetto Edsel, un marchio creato da Ford nel 1957 per colmare il divario di gamma che separa le economiche vetture dell’ovale dalle lussuose berline Mercury. Un piano sul quale si investono forti risorse industriali e promozionali senza riuscire a ottenere i risultati commerciali sperati, sia a causa della crisi economica e sia per un’estetica mai apprezzata. Un insuccesso che porta alla definitiva cancellazione del progetto già nel 1960.

DA ROADSTER A CABRIO
Lee non demorde dal proprio intento e insiste fino a quando la direzione presieduta da Robert McNamara dà il suo via libera al progetto, forse più per arrestare la persistenza del giovane che per reale interesse. E’ il 1962 e le uniche imposizioni riguardano il budget ridotto e i tempi di sviluppo di 18 mesi. Il figlio di Nicola e Antonietta inizia subito a rendere concreto il proprio pensiero concependo un modello che utilizzi il maggior numero di componenti della produzione Ford dell’epoca. Un espediente per ridurre al minimo i tempi di progettazione e per contenere i costi. Come punto di partenza, quindi, Iacocca opta per la piattaforma della Falcon, berlina sviluppata negli anni Cinquanta che riscuote un buon successo nel decennio successivo, prendendo pure alcuni componenti della media Fairlane. Il telaio viene adattato alle esigenze del futuro modello con l’aggiunta del Torque Box, un sistema strutturale innovativo che contribuisce a aumentare la rigidità torsionale e, di conseguenza, il comportamento su strada della vettura. In pochi mesi il primo prototipo è pronto: è una roadster a due posti con motore centrale. Impostazione che nei mesi si muta in una più versatile decappottabile quattro posti con propulsore anteriore.

NASCE LA MUSTANG
Per l’estetica Iacocca indice una gara interna tra tutti i design del Gruppo Ford, compresi quelli delle Mercury e Lincoln che si aggiudicano la commessa con David Ash e a Joseph Oros. Il duo riprende l’impostazione di successo della Lincoln Continental, modello degli anni Cinquanta contraddistinto dal “muso” lungo e abitacolo e “coda” corte. Le line sono tese e ben proporzionate, tanto da fare sembrare più compatta un’auto di 461 cm di lunghezza e 173 di larghezza. Per il motore la scelta cade su un sei cilindri in linea da 2,8 litri in grado di erogare 105 CV, non molti, ma sufficienti per fornire prestazioni accettabili grazie alla massa contenuta ad appena 1.170 kg. Insolito il cambio, un manuale a tre velocità, con la trasmissione a quattro marce e l’automatica previste soltanto come optional. In meno dei 18 mesi previsti e senza utilizzare tutto il budget preventivato il nuovo modello è pronto. Per il nome si opta per Mustang, cavallo selvatico del Nord America dal carattere vivace come sottolinea lo stesso nome di origine spagnola che significa “non domato”. Un equino in corsa che diviene pure il logo al centro della calandra delle due varianti in vendita, la decappottabile e la coupé.

UN SUCCESSO IMMEDIATO
Il debutto ufficiale della Mustang avviene il 17 aprile del 1964 a New York per ed è accompagnato da un imponente lancio pubblicitario. Questa volta, però, è l’entusiasmo dei giovani il maggiore veicolo promozionale. L’auto, infatti, piace molto e le concessionarie sono letteralmente prese d’assalto, anche perché il listino intorno ai 2.500 dollari non è proprio impossibile. E poi c’è quella linea unica che affascina non solo gli automobilisti, ma pure gli esperti dell’estetica che conferiscono alla Mustang i premi Motor Trend Car of the Year e quello assegnato da Tiffany agli oggetti di design d’eccellenza. Ma il riconoscimento forse più apprezzato è quello di divenire subito la pace car della 500 miglia di Indianapolis. A rendere vincente la Mustang a livello commerciale è pure l’ampia possibilità di personalizzazione voluta da Iacocca. Un espediente procura a concessionarie e Ford alti margini di guadagno e che rende felici i clienti che possono scegliere se aggiungere il differenziale autobloccante o se sostituire i freni a tamburo anteriori con i più efficienti dischi. Ma pure selezionare tessuti, sedili e consolle centrale preferite, se avere o meno il tetto in vinile e l’aria condizionata o da quale impianto hi-fi ascoltare la musica.

CON IL K-CODE SI ARRIVA A 271 CV
Un dinamismo commerciale che proseguirà nel tempo e che coinvolge pure la gamma motori. A pochi mesi dal debutto al 2,8 litri originale seguono il sei cilindri 3.3 con 120 CV e il 4.2 di 164 CV, nonché un V8 da 4,7 litri con carburatori quadricorpo e potenza di 210 CV. A fare crescere ancora i “cavalli” è il K-Code, kit con maggiore rapporto di compressione che consente di sprigionare 271 CV e che comprende la trasmissione a 4 velocità, pneumatici maggiorati, barre antirollio e sospensioni e ammortizzatori più rigidi. Nel 1965 arrivano anche una nuova configurazione della carrozzeria, la Fastback, coupé due porte con portellone posteriore e abitacolo 2+2, e il pacchetto optional GT. Una serie di proposte che fa crescere rapidamente gli ordini, tanto che già nel 1964 le immatricolazioni superano le 126.000 unità costringendo Ford a incrementare la produzione. Una scelta opportuna, visto che l’anno seguente gli acquirenti oltrepassano il mezzo milione, 559.451 per la precisione.

UN MITO DI NOME SHELBY
Ad ampliare la gamma Mustang ci pensa Carroll Shelby, preparatore texano che sceglie la Mustang per correre. E per battere le Chevrolet Corvette. In accordo con Ford, acquista un centinaio di Fastback con motore K-code abbinato al cambio a 4 velocità e le elabora fino a farle diventare le GT 350. Una due posti con carrozzeria alleggerita, cofano in fibra di vetro con ampia presa d’aria, cerchi in magnesio da 15” e scarichi inediti. Modifiche riguardano pure l’assetto, ora più rigido e “neutro”, lo sterzo, che diventa più diretto, e l’impianto frenante con dischi di maggiore diametro. L’unità da 4,7 litri è potenziata fino a 306 CV grazie, tra l’altro, ai tre collettori a “Y”, alle speciali coprivalvole Cobra e ai carburatori Holley. Un “record” destinato ad essere superato poco dopo dalla GT 500 con il V8 da 7 litri che eroga oltre 360 CV e adottato pure dalla successiva “KR”, ossia King of the Road (Re della strada). Tra le altre Shelby prodotte fino al 1970 è da annoverare pure la GT 390, divenuta celebre per il film “Bullitt” interpretato da Steve McQueen.

ARRIVANO LE BOSS
Le vendite continuano a ritmo forsennato e, a fine 1966, le Mustang in strada sono quasi 1,3 milioni. Numero destinato a crescere con l’arrivo di nuovi allestimenti, colori e accessori pensati per contrastare la concorrenza sempre più agguerrita costituita dalla nuova Chevrolet Camaro, dalla Pontiac Firebird e dalla rinnovata Plymouth Barracuda. Per batterla si punta anche su nuovi propulsori più potenti, a cominciare dal Big Block V8 del 1967, un’unità di 6,4 litri con 320 CV derivata dalla Thunderbird. Ancora più consistenti le novità previste sulle model year 1969: modifiche estetiche sostanziali, debutto della più lussuosa e performante versione “Mach 1” e del motore V8 Cobra Jet da 7 litri che eroga 335 CV, che nella versione Super Cobra Jet con rapporto di compressione più alto raggiunge 390 CV. Ma a stupire è la “Boss 429”. Un modello costruito a mano e pensato per omologare il motore V8 da 7 litri per le competizioni Nascar. Rispetto alla produzione di serie, ha una linea più aggressiva contraddistinta dall’ampia presa d’aria sul cofano, dagli spoiler anteriore e posteriore, dagli pneumatici extralarge e da altri particolari estetici. Il motore è fornito con una potenza di 375 CV, incrementabile fino a 500 con un apposito kit prodotto in fabbrica. Un “mostro” al quale segue la “Boss 302”, meglio nota come Baby Boss. Come la sorella maggiore ha il profilo aerodinamico particolarmente curato e serve a Ford per iscrivere la Mustang nelle seguitissime gare Trans-Am.

L’ADDIO DI IACOCCA
Aggiornamenti e modifiche proseguono negli anni successivi, anche se le nuove norme per contenere le emissioni dei gas di scarico costringono gli ingegneri a interventi sui motori riducendone la potenza. La conseguenza è che nel 1973 la versione base del sei cilindri eroga solo 88 CV, che diventano 135 per l’unità da 5 litri e 150 per quella da 5,7 litri, mentre i poderosi V8 da 7 litri scompaiono dal listino. Un depotenziamento che, insieme con l’ormai anzianità del progetto, fa crollare le vendite a poco più di 100.000 unità annue costringendo la dirigenza a pensare a un nuovo modello, la Mustang II. Il debutto avviene nel 1974 ma, nonostante il premio di auto dell’anno, non riesce a replicare i successi dell’antesignana e, soprattutto, ad entrare nel cuore degli appassionati. La sua carriera termina appena quattro anni più tardi, nel 1978. Lo stesso anno nel quale Lee Iacocca è licenziato da Henry Ford II malgrado i due milioni di utile portati in azienda. L’italo-americano si rifarà con una lunga e fruttuosa carriera ai vertici della Chrysler dove rimarrà fino al 1992.

CELEBRATA DAL CINEMA
Orfana del “padre”, la Mustang continua a vivere con la terza serie (1979-1993), modello che accentua il declino della muscle car americana tanto da indurre i vertici Ford a interrompere la produzione negli anni Ottanta. A scongiurare l’intento è la valanga di lettere di appassionati che sommerge i responsabili degli uffici di Detroit, che decidono di mantenere in gamma la Mustang dopo un restyling che ridà un po’ di vigore alle vendite. Lontana dai fasti precedenti è pure la quarta serie (1994-2004, con restyling nel 1999), ricordata soprattutto per alcuni modelli commemorativi, come la GT 35th Anniversary del 1999, la 40th Anniversary Edition del 2004 e le riproposizione della Bullitt e della Mach 1. A ridare slancio all’entusiasmo popolare è la quinta serie sul mercato nel 2005. Un modello che ripropone in chiave moderna le linee dell’antenata voluta da Iacocca, quella che è divenuta un’icona delle auto Made in Usa celebrata da film di successo, come “Sorvegliato speciale”, “Fuori in 60 secondi”, “Fast and Furious”, Death Race” e “Io sono leggenda”. Titolo, quest’ultimo, che pare pensato su misura per la Mustang.

Autore: Stefano Panzeri

Tag: Retrospettive , Ford , auto americane , auto storiche


Top