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Interviste

pubblicato il 27 settembre 2012

Marchionne al Salone di Parigi benedice Monti e Draghi: "Dovrebbero farli santi"

Così l'ad del Lingotto ai giornalisti all'apertura del Mondial de l'Automobile 2012

Marchionne al Salone di Parigi benedice Monti e Draghi: "Dovrebbero farli santi"

A poche ore dall'apertura del Salone di Parigi parla Sergio Marchionne in un incontro riservato alla stampa italiana. C'era molta attesa dopo le polemiche sull'abbandono di Fabbrica Italia e il manager italo-canadese si è prestato ad oltre un'ora di botta e risposta con i giornalisti ribadendo l'impegno a fare il possibile perché il suo Gruppo rimanga in Italia, date le condizioni critiche del mercato europeo. E cercando una strada per sfruttare la rete industriale italiana per rispondere alla forte domanda sul mercato americano che sta dando grandi soddisfazioni al Gruppo, ma ha messo in difficoltà la produzione locale che non è in grado di soddisfarla. Marchionne ha poi ribadito il suo pessimismo sui risultati attesi per il mercato italiano che "non arriverà a 1.400.000 immatricolazioni e potrebbe segnare un -20% rispetto al 2011". Immancabile la provocazione di un giornalista sull'ipotesi di cedere Alfa Romeo a Volkswagen, visto che "Piech aspetta". Ma il numero uno del Lingotto ha confermato che non se ne parla.

D - In queste settimane è stato detto da più parti che "in America Marchionne ha avuto i soldi da Obama". Sono approssimazioni, cose che dicono i giornalisti?
R - "Io vi dico i fatti: il Governo americano e quello canadese ci hanno dato 7 miliardi che abbiamo ripagato. Noi siamo gli unici fra le case di Detroit ad avere ancora delle pendenze. In Europa esiste un problema: noi non vogliamo aiuti da nessuno, né fondi, né interventi. Non possiamo illudere nessuno che investendo si risolvono i problemi. Dobbiamo stabilire come imprenditori il modo giusto di fare investimenti. Noi abbiamo fatto i nostri sbagli ma non vogliamo farne altri. Bisogna riconoscere la libertà della FIAT di agire come imprenditori in un contesto di libero mercato".

D – La sentenza che impone il reintegro di 140 lavoratori della FIOM, che ripercussioni avrà?
R - "Ovviamente non condividiamo la sentenza e quindi ci siamo appellati. Senza entrare nel dettaglio, da persona che gira il mondo dalla mattina alla sera, queste situazioni sono uno spettro per chi fa impresa. Non ho mai visto definizioni contrattuali che limitano le aziende in questo modo. In Argentina, America, Canada non ho mai visto cose del genere. Ovviamente questo condizionerà le nostre scelte. Ho detto a Monti che il nostro sistema di relazioni industriali deve adeguarsi al resto del mondo. Il nostro sistema fa paura, in 9 anni non sono riuscito a convincere altri costruttori a lavorare in Italia, perché le regole sono incerte. Nel contratto con Pomigliano pensavamo di non aver discriminato nessuno".

D - Quando sarà completata la fusione totale con Chrysler?
R - "L'integrazione totale è un matrimonio da completare. Mi sono fatto in quattro, ho fatto su e giù con gli Stati Uniti, ora dobbiamo chiudere. Il nostro comparto ricerca e sviluppo intanto non si è fermato negli ultimi 30 mesi, ma ribadisco che un mercato in queste condizioni non recepisce le novità. Non siamo gli unici a soffrire, come hanno detto anche alcuni politici e sindacalisti. C'è chi sta peggio. Ho fatto a Monti l'esempio di un costruttore che ha investito 1 miliardo di euro per un nuovo modello e dopo pochi mesi dal lancio l'ha iniziato a vendere al prezzo del vecchio modello. Una cosa così può uccidere un'azienda. Questo è un problema europeo che va condivisa a livello europeo".

D - Nell'incontro di sabato si è parlato del problema fiscale per chi esporta fuori dell'area euro?
R - "Al dibattito abbiamo già risposto in maniera secca dopo l'ultima dichiarazione che ho ritenuto inopportuna. Le cose stanno cambiando e ci dobbiamo chiedere come utilizzare la rete industriale italiana per soddisfare le esigenze americane, dove gli stabilimenti sono ai limiti. Stiamo facendo diverse analisi e continueremo a muoverci per avere un numero sufficiente di auto da piazzare in America. Ora partirà il terzo turno nello stabilimento di Jefferson, ma di soluzioni per migliorare le opportunità di export ce ne sono tante. Il fisco è uno degli aspetti da affrontare".

D – E di Mario Monti, cosa pensa?
"Il nome Mario andrebbe fatto santo, perché che stanno facendo grandi cose sia il Mario italiano (Monti, ndr), sia il Mario europeo (Draghi, ndr). Dobbiamo ringraziarli entrambe".

Autore: Redazione

Tag: Interviste , Fiat , parigi


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