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pubblicato il 30 ottobre 2006

Daihatsu Trevis automatica

Daihatsu Trevis automatica
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Nonostante sia lunga appena 3 metri e 40 centimetri, non passa inosservata la piccola Trevis, con quelle linee retrò che riportano alla mente le vecchie Mini. Un'auto disegnata attorno all'abitacolo, con le sue fiancate alte e lisce e i finestrini estesi specie in lunghezza. Ma è soprattutto il muso, corto e arrotondato, la parte più originale e simpatica di questa vettura. Un frontale inconfondibile, caratterizzato da una calandra cromata fuorimisura e da due fari tondi. E poi c'è la zona posteriore bombata, con luci verticali ed il lunotto non eccessivamente esteso. In tutto questo, le ruote da 155/55 R14 danno l'impressione di sparire nella carrozzeria sembrando ancora più piccole di quello che in effetti non sono.

Tante particolarità - e il colore vivace dell'esemplare che abbiamo avuto in prova (arancione metallizzato!) - hanno stuzzicato la curiosità di automobilisti e passanti, che durante il nostro test hanno manifestato in modo più o meno evidente il loro interesse per questo "oggetto misterioso".

Dovremmo iniziare con la consueta disamina tecnica, ma in questo caso ci sentiamo di poter fare un'eccezione, cercando di fugare il dubbio che probabilmente sta sorgendo in molti lettori: ma quest'auto è solo forma o anche sostanza? Per rispondere leggiamo insieme alcuni dati dichiarati dal Costruttore.

Tanto per cominciare il prezzo: 11.300 Euro senza possibilità di attingere ad una lista di optional in quanto la vettura - eccezion fatta per la vernice metallizzata - ha già tutto di serie. Servosterzo, Abs, 2 airbag, climatizzatore manuale, 4 alzacristalli elettrici, chiusura centralizzata con telecomando, retrovisori laterali e altezza fari regolabili elettricamente, sedili posteriori abbattibili separatamente, cerchi in lega, impianto stereo con 4 altoparlanti, sedile guidatore regolabile in altezza, così come il volante Momo in pelle. Senza contare la possibilità di poter richiedere gratuitamente il cambio automatico a 4 rapporti. L'unica nota stonata è l'assenza dell'ESP, neppure a richiesta.
Il motore è un tre cilindri di 1.000 cc a benzina che eroga 58 Cv a 6.000 giri con coppia max di 91 Nm a 4.000 giri, parco nei consumi e al contempo brillante per la guida in città.

Sulla carta la sostanza c'è eccome.


POSTO GUIDA
La posizione di guida si adatta facilmente a tutte le taglie in virtù delle regolazioni in altezza di volante e sedile, che oltretutto vanta una grande escursione longitudinale. I comandi principali sono facilmente individuabili e raggiungibili. Molto buona la visibilità anteriore, grazie ai montanti avanzati che in curva non arrecano alcun disturbo alla guida ed ai retrovisori di generose dimensioni. Visibilità posteriore non è eccezionale, ma neanche troppo penalizzante in manovra.
Il pulsante dell'hazard, posizionato al centro della console sopra i comandi del climatizzatore, andrebbe maggiormente dimensionato per facilitarne l'individuazione. E manca l'appoggio per il piede sinistro che per un auto con cambio automatico è molto utile.


STRUMENTAZIONE E PLANCIA
Il cruscotto comprende un tachimetro di generose dimensione ed un contagiri più piccolo, mentre per la temperatura del liquido di raffreddamento ci si affida ad una semplice spia (che è accesa solo quando il motore e freddo e eccessivamente caldo).
Buone comunque visibilità e leggibilità con grafica ed illuminazione gradevoli.
La plancia è caratterizzata da una fascia ellittica color alluminio brunito che ingloba le bocchette della climatizzazione ed un paio di cassettini portaoggetti, mentre la parte centrale fa da supporto alla radio cd ed ai comandi del climatizzatore manuale, abbastanza silenzioso e di potenza adeguata. Alle estremità della plancia sono presenti due portabottiglie a scomparsa.
L'aspetto generale è tutto sommato soddisfacente, anche se i materiali usati sono rigidi al tatto. Prevale più la sensazione di ricerca di semplicità che quella di mancanza di qualità e comunque l'insieme appare adeguato al target della vettura. Anche i pannelli delle portiere ricalcano questa filosofia e comunque nell'abitacolo non abbiamo rilevato lamiere scoperte o bulloni in vista. Piuttosto, per conferire una maggiore luminosità , avrebbe giovato una colorazione meno "grigia" dei rivestimenti, oltretutto coerente con lo spirito simpatico della Trevis.
Anche il bagagliaio, di capacità normale, è completamente rivestito e contiene la ruota di scorta.
Ma veniamo a quello che sicuramente è uno degli aspetti più interessanti della Trevis e cioè la grande abitabilità interna: posteriormente lo spazio a disposizione dei passeggeri è veramente notevole sia in senso longitudinale che trasversale, con gambe, piedi e spalle che godono di ampia libertà di movimento. Solo la vecchia Renault Twingo può competere a questi livelli, pagando però il pegno dell'accessibilità frl le sole due porte; la Trevis, dal canto suo, ne ha quattro e per giunta apribili a 90 gradi. Peccato non aver previsto la possibilità di far scorrere il divano posteriore, che avrebbe incrementato la capacità di carico senza penalizzare l'abitabilità posteriore.


SU STRADA
Il motore della Trevis acceso al minimo è molto silenzioso e conserva questa prerogativa anche in marcia.
Solo a fronte di scalate decise e a seguito di kick-down repentini la sua voce aumenta in maniera sensibile evidenziando il tipico timbro metallico dei propulsori a tre cilindri.
La potenza è sufficiente per affrontare i trasferimenti extraurbani e sorpassare i veicoli più lenti senza patemi d'animo. Ottima l'elasticità di marcia, ed è difficile riconosce il frazionamento del motore tanto è privo di vibrazioni e fluido nell'erogazione. Le riprese sono invece favorite dalla presenza del cambio automatico. Quest'ultimo è una soluzione ideale per una citycar, ma in molte auto piccole non è supportato da un adeguato funzionamento del sistema, tanto da pregiudicare la fluidità di marcia ed i vantaggi i termini di comodità di utilizzo.
Nessuno di questi difetti è presente nell'accoppiata motore-cambio della piccola Dahiatsu: innesti rapidi, quasi inavvertibili e una dolcezza di azionamento veramente encomiabile ben si sposano con le caratteristiche del propulsore, che spinge adeguatamente già dai regimi più bassi.
Siamo sicuri che anche i più recalcitranti verso questo tipo di trasmissione la sceglierebbero, dopo averla provata, anche perché viene venduta allo stesso prezzo.

Una volta partiti e posizionata la leva in D ci si dimentica letteralmente del reparto cambio, grazie a tempi di cambiata scanditi con precisione e naturalezza.
Le caratteristiche dello sterzo coadiuvano positivamente la guida nel traffico cittadino, offrendo leggerezza nelle manovre e un ridotto raggio di sterzo nelle inversioni.
In situazioni più impegnative bisogna fare i conti con l'eccessiva demoltiplicazione che amplifica i tempi di risposta imponendo un'azione più decisa per ottenere una prontezza più soddisfacente. Avremmo preferito una risposta più rapida, non tanto per usarla in conduzioni sportive assolutamente fuori luogo in vetture come la Trevis, quanto per migliorare il controllo del mezzo in eventuali manovre di emergenza. Ad ogni modo, pur nella sua lentezza offre una omogeneità apprezzabile, così come il rapido ritorno all'uscita delle curve e l'assoluta assenza di indurimenti.
Il confort acustico, come già accennato, è di discreto livello, anche dal punto di vista aerodinamico e di rotolamento dei pneumatici. Le sospensioni tendono ad irrigidirsi sullo sconnesso e sulle asperità più secche. Il rollio è molto accentuato e la tenuta di strada, una volta stabilizzatosi l'appoggio sugli stretti pneumatici, risulta comunque soddisfacente e priva di comportamenti anomali, pur con un leggero beccheggio più evidente nel posteriore.
La frenata è pronta specie nella prima parte della corsa del pedale; nelle emergenze l'ABS fa il suo dovere, ma le sospensioni un po' cedevoli in affondo, lo sterzo demoltiplicato e la gommatura ridotta, impongono attenzione per il mantenimento della traiettoria rettilinea.

Infine il dato sul consumo: buono. Nel corso del nostro test in città abbiamo rilevato una media di circa 13 km/l., mentre su percorsi extraurbani la percorrenza è stata di circa 16 km/l.

Una vettura interessante, che ad una estetica "particolare", sicuramente fonte di pareri discordanti, unisce contenuti molto validi specie in termini di abitabilità, abbinamento motore-cambio automatico, piacevolezza d'utilizzo ed equipaggiamento completo ad un prezzo adeguato. Garanzia di tre anni o 100.000 km.

Autore: Giovanni Ceccarelli

Tag: Test , Daihatsu


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