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Retrospettive

pubblicato il 16 settembre 2012

Volkswagen Golf, storia di una regina

Dall’esordio nel 1974 ha conquistato il mondo con sei serie e quasi 30 milioni di unità vendute. Ora tocca alla Golf 7

Volkswagen Golf, storia di una regina
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Con la presentazione della settima generazione della Golf Volkswagen ha ufficializzato la numerazione del suo modello di maggiore successo. Una storia cominciata agli albori degli anni Settanta quando la dirigenza di Wolfsburg capisce che è giunto il momento per sviluppare l’erede del Maggiolino. Un compito non facile considerato il successo della vettura pensata da Ferdinand Porsche prima della guerra e diventata nel 1972 l’auto più venduta al mondo.

LA SCELTA DI GIUGIARO
A rendere impellente un rinnovo della gamma è la grave crisi nel quale naviga il marchio tedesco. A trascinarla verso il tracollo finanziario è il bilancio in rosso profondo della NSU, casa da poco acquisita, e alcuni modelli poco apprezzati, come la “1500”, la “411” e la “K70”. Una vettura, quest’ultima, sviluppato da NSU e che segna una svolta a Wolfsburg trasferendo motore e trazione nell’anteriore. Una rivoluzione rispetto al “tutto dietro” del Maggiolino e derivati che, però, non suscita lo sperato riscontro di vendite sul mercato. Un “flop” che impone di rinnovare e diversificare la gamma, fino ad allora troppo dipendente dalla Tipo 1 di Porsche. Lo spunto per il cambiamento, narra la leggenda, arriva al Salone di Torino del 1968 quando il presidente Kurt Lotz accompagnato Gerhard Richard Gumpert, importatore italiano di Volkswagen con la società Autogerma da lui fondata nel 1951, rimangono colpiti da alcune vetture esposte. La maggior parte portano la firma di un giovane designer che da poco si è masso in proprio dopo le positive esperienze in Fiat, Bertone e Ghia: Giorgetto Giugiaro, fondatore con Aldo Mantovani della Italdesign.

AVANTI TUTTA
L’accordo tra Lotz e Giugiaro è presto fatto, anche perché Kurt lascia carta bianca a Giorgetto. Il designer si mette subito al lavoro su quattro progetti che sfoceranno in altrettanti modelli di successo: la berlina media Passat (in commercio dal 1973), la coupé Scirocco (1974), l’utilitaria Polo (1975) e, appunto, la compatta Golf. In comune hanno l’impostazione con motore raffreddato ad acqua montato nell’avantreno, una svolta radicale rispetto allo schema del Maggiolino. L’italiano lavora alacremente e a marzo del 1970 presenta il primo modellino della Golf in gesso e, a luglio, quello a grandezza naturale. La maquette piace e la dirigenza di Wolfsburg dà il via libera a Giugiaro per definire le linee di esterni ed interni mentre in Germania si prosegue nello sviluppo della nuova meccanica. Ad aprile del 1971 è pronto il prototipo per le prove su strada che procedono senza intoppi fino alla primavera del 1974, quando la sostituta del Maggiolino è presentata a Monaco.

L’ANTITESI DEL MAGGIOLINO
Alla presentazione di marzo lo shock per il nuovo modello è notevole, e solo in parte attenuato dalla Passat dell’anno precedente che anticipa la rivoluzione dell’era Giugiaro. E non poteva essere altrimenti visto che la Golf è, di fatto, l’antitesi del Maggiolino, non solo in tema meccanico, ma pure per lo stile con linee tese e spigolose che sostituiscono quelle curve e morbide dell’antenata. Malgrado lo sconcerto la neonata compatta piace subito, merito pure dei costi di gestione contenuti, dell’elevata affidabilità e dell’ottimo comportamento stradale. Ad attrarre sono pure la praticità del modello, come enfatizza lo stesso comunicato stampa dell’epoca: “la Golf offre il massimo in materia di spazio utile e sicurezza ed è progettata all’insegna della praticità senza compromessi. La bassa linea di cintura sottolinea l’essenzialità strutturale, mentre il cofano anteriore digradante apre la visuale sulla carreggiata immediatamente davanti alla vettura. Inoltre il lunotto estremamente ribassato facilita le manovre in retromarcia”. Qualità al quale si aggiunge la presenza degli schienali posteriori ribaltabili e del portellone che rendono molto versatile lo sfruttamento del bagagliaio. Doti che consentono alla Golf di raggiungere il traguardo del milioni di unità vendute già nell’ottobre del 1976, appena 31 mesi dopo la commercializzazione.

DALLA GTI ALLA “R”
A rendere più attrattiva la Golf nel 1976 è il debutto di due importanti novità: il primo diesel e la versione sportiva GTI. Se il successo delle unità a gasolio, un 1.5 da 50 CV divenuto poi 1.6 da 54 CV, arriverà negli anni successivi (con la GTD del 1982), a entrare nella storia subito è la GTI, acronimo di Gran Turismo Injection. Un modello inizialmente osteggiato dalla dirigenza tanto da essere sviluppato in gran segreto da alcuni tecnici e poi approvato dai vertici in soli 5.000 esemplari. A far modificare i piani aziendali è la pioggia di ordini che arriva immediatamente dopo l’esordio della versione al Salone Internazionale dell’Auto di Francoforte del 1975 che, nel tempo, porterà la produzione a superare gli 1,7 milioni di esemplari. Ad entusiasmare sono la personalizzazione estetica e le qualità dinamiche conferite dall’assetto e dalla meccanica. E dai 110 CV del 4 cilindri 1.6 che “spingono” gli 810 kg della GTI fino a 182 km/h e consentono di scattare da 0 a 100 km/h in appena 9”. Numeri che negli anni seguenti diventeranno sempre più impressionanti con il crescere delle potenze fino ai 230 CV del motore turbo della “Edition 30” e dell’edizione speciale “Pirelli”. Limite che sarà superato solo dalla “R”, versione estrema che oggi sprigiona 270 CV, e dalla concept del 2007, la GTI W12-650 con motore bi-turbo da 640 CV della Bentley Continental (337 km/h, 0-100 km/h in 3,5”).

LA CABRIO E LA JETTA
Un’altra versione destinata ad entrare nel cuore degli appassionati appare al Salone di Ginevra del 1979. E’ la Cabriolet realizzata, come l’antesignana su base Maggiolino, in collaborazione con la Karmann e primo modello della categoria dotato di roll-bar fisso. L’esito della trasformazione è così riuscito che fino al 1993, anno del debutto del nuovo modello basato sulla Golf III, subirà pochissime modifiche e sarà proposto in diverse versioni speciali, come Etienne Aigner, Acapulco, Genesis o la pregiata Classicline. In totale, la produzione fino al 2002, quando esce dal listino, sfiora quota 700.000 unità, numero al quale si dovrebbero aggiungere quelle dell’erede EOS, la coupé/cabrio basata sulla meccanica della Golf e disponibile dal 2006. Sempre nel 1979 debutta la variante a tre volumi della Golf, meglio nota come Jetta (poi Vento e Bora), che ottiene un discreto successo negli Stati Uniti e che contribuisce a fare superare alla Golf I il traguardo dei 6,78 milioni di esemplari venduti.

LA GOLF II DI SHAFER
Nell’agosto del 1983 è pronta la seconda generazione della Golf. Che stupisce con il design più smussato voluto da Herbert Schafer e per gli ingombri maggiori che favoriscono una migliore abitabilità. Le novità tecniche più rilevanti riguardano l’introduzione del catalizzatore (1984), dell’ABS (1986), del servosterzo e del primo motore benzina 4 valvole (GTI, 1986).Con la “G2” debutta la prima variante trazione integrale (Syncro, 1986) con sistema integrale con giunto viscoso automatico che, nel 1988, si evolverà nel 4Motion, il sistema caratterizzato dalla frizione multidisco Haldex a controllo elettronico per il collegamento tra i due assi e il “dialogo” con altri dispositivi, come ABS ed ESP. Di questo periodo sono pure la Country, allroad con assetto rialzato, protezione sotto il motore e ruota di scorta esterna, e la sportiva G60 (1988) equipaggiata con un 1.8 con un compressore volumetrico da 160 CV prodotta anche nella varianti Rallye (con trazione 4x4) e Limited Edition preparata dalla Volkswagen Motorsport (210 CV, 227 km/h e 7,2” per lo scatto 0-100 km/h).

LA “III” E’ AUTO DELL’ANNO
Con la terza serie che approda nel 1991 arriva la definitiva consacrazione della Golf, premiata come Auto dell’Anno nel 1992. Lo stile tracciato dal responsabile del design Schafer è ancora più arrotondato, ma ad attrarre sono soprattutto le innovazioni in tema di sicurezza, quali la carrozzeria più resistente agli urti, l’introduzione degli airbag frontali (1992) e laterali (1996) e l’ABS di serie (1996). Con la “G3” debuttano pure il sistema SNA (antesignano dello Start/Stop), il cruise control e il catalizzatore ossidante. Sul fronte motori le novità sono l’iniezione diretta (SDI e TDI) sulle unità diesel e il primo V6 benzina, un 2.8 da 174 CV. Di questo periodo sono anche la prima versione station wagon, la Variant, e alcune edizioni speciali “musicali”, come la Pink Floyd, la Rolling Stones e la Bon Jovi, e la “Europe” che celebra la firma del firma del Trattato di Maastricht.

L’ERA DI WARKUSS
Con la Golf IV si entra nell’era di Hartmut Warkuss, capo design del Gruppo che interverrà pure sullo stile della “V”. Realizzata sul pianale della A3, la “G4” segna un netto salto in tema di comfort di bordo e qualità percepita e introduce alcune soluzioni di rilievo, come il primo diesel con sistema iniettore-pompa (1997), l’ESP (1998), il cambio a 6 velocità (1999), gli airbag a tendina (2002), il primo benzina a iniezione diretta FSI (2002) e gli fari allo Xeno (2003). Al vertice della gamma c’è la R32, “bolide” da 250 km/h con il rivoluzionario cambio a doppia frizione DSG. Ma la Golf IV passa alla storia anche per avere superato il 25 giugno 2002, con 21.517.415 unità prodotte, il Maggiolino diventando l’auto più costruita di sempre.

VERSO I 30 MILIONI
Le Golf V (2003) e VI (2008) sono storia recente. Con la prima che migliora il comportamento stradale e segna il debutto di interessanti novità, come il turbo a iniezione diretta di benzina (2004), il Twincharger TSI (2006) e le versione monovolume Plus (2006), Cross (2007) e a basso impatto ambientale BlueMotion (2007) e Bi-Fuel Gpl. E con la seconda che torna ad essere “italiana” grazie alla supervisione di Walter de Silva e si distingue per l’adozione della tecnologia common rail sui motori a gasolio e per la prima versione, la BlueMotion, con emissioni di CO2 inferiori ai 100 grammi/km. Notevole pure il salto evolutivo compiuto in tema di sicurezza, che le consentono alla Golf di ottenere le 5 stelle nei crash-test EuroNcap, e tecnologico, con il debutto di sistemi come la regolazione automatica degli abbaglianti Light Assist, il Park Assist, Hill Holder e la regolazione elettronica delle sospensioni DCC. Soluzioni che contribuiscono a fare vincere alla compatta di Wolfsburg il titolo di “World Car of the Year” nel 2009 e ad incrementare ulteriormente le vendite che, a luglio 2012, raggiungono quota 29,13 milioni. Un record assoluto nel mondo dell’auto destinato a tagliare presto il traguardo di 30 milioni con la settima generazione.

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Autore: Stefano Panzeri

Tag: Retrospettive , Volkswagen , auto europee


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