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Interviste

pubblicato il 14 settembre 2012

Parla il Sig. Mahindra

Il presidente del gruppo indiano pensa ad acquisizioni in Europa, ma non agli stabilimenti Fiat In Italia

Parla il Sig. Mahindra

Shopping in Europa? Sì ma solo per arricchire la tecnologia in funzione delle linee guida del gruppo che spazia dai trattori alle auto, dalle moto agli scooter, dai veicoli commerciali agli aerei, dalle imbarcazioni alle costruzioni. E potremmo andare avanti nell’elenco delle attività di Mahindra, la società indiana fondata nel 1945 che oggi spazia con le sua attività in 6 continenti, in oltre 100 Paesi, dà lavoro a più di 144 mila persone e fattura 15,4 miliardi di dollari. Una filosofia alla base di ogni azione: superare i propri limiti ogni giorno; raggiungere l’eccellenza a livello globale, sfidare il pensiero corrente per apportare benefici alla popolazione mondiale. E per far questo ogni anno l’1% del fatturato netto viene speso in attività sociali. Una filosofia denominata “Rise”, ovvero crescita, sviluppo. Senza tralasciare, ovviamente, il prodotto: nel giro di 12 mesi saranno lanciati sul mercato europeo un suv, l’XUV, un nuovo pick up, un’auto compatta ed una elettrica .Abbiamo intervistato Anand G. Mahindra.

OmniAuto.it: Voi mettete al primo posto il Rise. Con accento particolare al sociale
Mahindra : “Ci tengo a precisare che la nostra strategia tiene ben presente la necessità di fare profitti. I profitti sono importanti perché senza di essi non potremmo raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati, non potremmo fare tutte le buone azioni che facciamo nei Paesi nei quali siamo presenti. Negli ultimi dieci anni però, ci tengo a dirlo, il nostro fatturato è cresciuto dieci volte. Quindi anche l’aspetto economico è importante e credo che le società, i grandi gruppi che sono in grado di motivare i dipendenti, i clienti ed i portatori di interessi nel raggiungimento di grandi obiettivi e che li facciano sentire parte di un movimento, di un gruppo, riescono ad ottenere i profitti più elevati”.

OmniAuto.it: Avete scelto un momento molto delicato per arrivare in forze in Europa. C’è una crisi del mercato europeo in generale e di quello italiano in particolare. Cosa vi aspettate da questo sbarco nel Vecchio Continente?
Mahindra: “I momenti peggiori per investire sono proprio quelli in cui vi dicono di investire e in cui l’economia va bene. Bisogna investire quando c’è un potenziale per poter migliorare. Questo è assolutamente un buon momento per investire. Crediamo nella forza dell’Europa, dei mercati europei, delle tecnologie e dei marchi che sono qui presenti e abbiamo fiducia a lungo termine in questi fattori. Ecco perché credo che non ci sia momento migliore di questo per investire”.

OmniAuto.it: Recentemente avete inglobato SsangYong e parlate di nuove acquisizioni per poter essere degli attori sul mercato globale. Pensate di investire in Europa? E in Italia in particolare dove ci sono alcuni stabilimenti Fiat praticamente in vendita?
Mahindra: “Non farò dei commenti in particolare sulla Fiat e sulla situazione della Fiat perché non conosco bene i dettagli. Quello che posso dire è che quando facciamo degli investimenti ci concentriamo su marchi e tecnologia che possano aiutarci nel raggiungimento dei nostri obiettivi e delle nostre ambizioni globali. Quindi non ci concentriamo su singole fabbriche, ma su marchi e tecnologie”.

OmniAuto.it: Oltre ad una produzione di auto “tradizionali” state sviluppando le elettriche. In Inghilterra siete già presente con la vostra Reva e state per portare una nuova piccola vettura in tutta Europa. Quanto credete nell’auto elettrica, non solo da città, ma anche per spostamenti a medio raggio?
Mahindra: “Il raggio d’azione delle vetture elettriche continua ad aumentare nel tempo e adesso possono compiere più di 100 chilometri. Ovviamente per aumentare il numero di auto elettriche in circolazione bisogna anche avere infrastrutture adeguate. Quindi è necessario costruire delle stazioni dove le macchine possano essere ricaricate. Soltanto così si potrà gradualmente aumentare l’utilizzo di queste vetture e contemporaneamente la fiducia dei consumatori. Non è quindi soltanto una questione di tecnologia, di batteria, ma soprattutto di presenza delle infrastrutture sul territorio. E’ quindi fondamentale che i governi locali in questo senso svolgano un ruolo e si facciano carico, condividano, parte delle spese necessarie per costruire le infrastrutture per questi veicoli”.

Autore: Paolo Bologna

Tag: Interviste , Mahindra , auto indiane


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