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Mercato

pubblicato il 14 settembre 2012

Il Gruppo Fiat cancella Fabbrica Italia

In due anni il mercato è cambiato troppo per questo piano industriale. I sindacati chiedono al governo di intervenire

Niente più "Fabbrica Italia". Questa parola, che si riferisce alla parte del Piano Strategico 2010-2014 che è dedicato alla produzione di auto nel nostro Paese, esce definitivamente dal vocabolario del Gruppo Fiat. Il mercato in due anni è molto cambiato, con la crisi che ha fatto crollare le immatricolazioni in Europa, ed anche il rapporto con il Gruppo Chrysler si è rafforzato al punto che ormai si parla di "multinazionale che ha il diritto e il dovere - come dice il Lingotto - di compiere scelte industriali in modo razionale e in piena autonomia, pensando in primo luogo a crescere e a diventare più competitiva". Se già dal 27 ottobre 2011 in un comunicato il Gruppo italiano spiegava non avrebbe più utilizzato la dizione "Fabbrica Italia" perché "molti l'avevano interpretata come un impegno assoluto dell'azienda, mentre si trattava di un’iniziativa del tutto autonoma che non prevedeva tra l’altro alcun incentivo pubblico", oggi viene precisato che il piano Fabbrica Italia non è più realizzabile. I 20 miliardi di euro che l'azienda avrebbe dovuto investire per produrre auto nel nostro paese sono in sospeso ed il nuovo piano prodotti e stabilimenti verrà presentato il 30 ottobre in occasione della conferenza sui risultati del terzo trimestre 2012. Immediata la reazione dei sindacati che, dopo aver portato nei mesi corsi il piano Fabbrica Italia in tribunale, adesso chiedono al governo di intervenire.

FIAT: "CON CHRYSLER SIAMO UNA MULTINAZIONALE E FACCIAMO SCELTE RAZIONALI
"Da quando Fabbrica Italia è stata annunciata nell'aprile 2010 le cose sono profondamente cambiate. Il mercato dell'auto in Europa è entrato in una grave crisi e quello italiano è crollato ai livelli degli anni Settanta. E' quindi impossibile fare riferimento a un progetto nato due anni e mezzo fa. E' necessario infatti che il piano prodotti e i relativi investimenti siano oggetto di costante revisione per adeguarli all'andamento dei mercati". Questo ha dichiarato il Gruppo Fiat e la promessa è che l'azienda agirà "senza dimenticare l'importanza dell'Italia e dell'Europa". Dietro a queste parole c'è Chrysler. La scalata del Gruppo Fiat in quello americano è proceduta spedita e l'obiettivo resta la fusione. "Vale la pena di sottolineare - continua infatti il comunicato - che la Fiat con la Chrysler è oggi una multinazionale e quindi, come ogni azienda in ogni parte del mondo, ha il diritto e il dovere di compiere scelte industriali in modo razionale e in piena autonomia, pensando in primo luogo a crescere e a diventare più competitiva. La Fiat ha scelto di gestire questa libertà in modo responsabile e continuerà a farlo per non compromettere il proprio futuro". Un futuro che è sempre più legato ai risultati economici del Gruppo statunitense che ha da poco presentato un piano prodotti pieno di novità. Da qui al 2014 in America ne arriveranno 66 e tornerà anche l'Alfa Romeo. In Italia invece il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, sta ancora aspettando un incontro con Marchionne

I SINDACATI: "COSI' SI STRACCIA L'ULTIMO VELO DI IPOCRISIA"
L'addio a Fabbrica Italia preoccupa i sindacati, ma non li coglie di sorpresa. "Purtroppo non siamo stupiti dalle dichiarazioni della Fiat, sebbene avremmo preferito essere smentiti. E' urgente che il Governo convochi l'azienda", ha detto Giorgio Airaudo, segretario nazionale della Fiom responsabile per il settore auto. Il rischio, secondo il segretario generale della Fiom Maurizio Landini, è che "il sistema industriale imploda, salti" e che "si perdano nuovi posti di lavoro". Per questo, dice, "la discussione nel Governo e nella politica di questo Paese dovrà essere quella di come si fa ad evitare" tutto questo. E poi c'è la critica alla gestione del Gruppo Fiat. "Non aver fatto gli investimenti ha determinato che la Fiat venda meno di altri perché non ha nuovi modelli e in più c'è il rischio che in Italia un sistema industriale dell'auto, non solo Fiat e componentistica, salti". "Il comunicato di Fiat-Chrysler è molto preoccupante e porta a chiedersi se il programma Fabbrica Italia sia mai esistito, oltre le slides utilizzate per arrivare ad accordi sindacali pesanti e alla limitazione della democrazia nelle aziende del gruppo", ha incalzato il responsabile Economia e Lavoro del Pd, Stefano Fassina. "Mi sembra che Fiat voglia le mani libere in Italia, senza vincoli. Con questa dichiarazione si straccia l'ultimo velo di ipocrisia di un piano che non è mai decollato lasciando i lavoratori nella cassa integrazione e nell'incertezza", ha aggiunto Airaudo.

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Tag: Mercato , produzione


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