dalla Home

Home » Argomenti » Codice della Strada

pubblicato il 4 settembre 2012

Speed Check abusivi: il mistero dei pareri

Per l’ennesima volta, il ministero si esprime sui rallentatori di velocità

Speed Check abusivi: il mistero dei pareri

Chiamateli come volete: Speed Check, rallentatori-rilevatori di velocità, contenitori arancione per dissuadere dal correre in auto. Di fatto, se all’interno c’è un autovelox che funziona da sé in città, sono abusivi, perché non riconosciuti dal Codice della strada. Ma allora, perché diversi Comuni continuano a farne un uso improprio? E perché quegli stessi Comuni hanno già chiesto un parere in proposito al ministero dei Trasporti, e continuano a chiederne altri? Per ora, atteniamoci al più recente documento ministeriale, appena reso noto, e poi andiamo a capirci qualcosa di più. Dunque, il parere “Prot. 4295 del 24 luglio 2012 dice che “i manufatti in oggetto non sono inquadrabili in alcuna delle categorie previste dal Codice della strada e dal connesso Regolamento d’attuazione, e dunque per essi non risulta concessa alcuna approvazione, ai sensi dell'art. 45 c. 6 del Codice e dell'art. 192 c. 3 del Regolamento, da parte di questa Direzione denerale”. Sì, c’è l'articolo 60 della Legge 29 luglio 2010, numero 120, "Disposizioni in materia di sicurezza stradale" che li prevede, ma - ricorda il ministero - “rinvia ad apposito Decreto ministeriale, non ancora emanato, la definizione delle caratteristiche degli impianti da impiegare per la regolazione della velocità”. In definitiva, i Comuni usano dispositivi per i quali manca un Decreto di attuazione.

SECONDO PUNTO
Ma c’è di più. Secondo il ministero, “poiché i manufatti in questione non possono essere classificati come impianti, in quanto privi di qualsivoglia dispositivo deputato alla specifica funzione, essi probabilmente non potranno neppure essere ricondotti alla futura nuova disciplina che sarà introdotta in attuazione del suddetto art. 60 L. 120/2010. L'eventuale impiego come componenti della segnaletica non può essere autorizzato in quanto i manufatti non sono riconducibili ad alcuna delle fattispecie previste dal vigente Regolamento”.

A CHE SERVONO?
Terzo chiarimento del ministero: queste scatole arancione, allora, che utilità hanno? “Allo stato attuale - evidenzia il ministero - l'unico impiego consentito è quello che prevede l'installazione al loro interno di misuratori di velocità di tipo approvato, ovvero quando è previsto, all'interno delle strategie di controllo delle infrazioni, adottate dagli organi di Polizia stradale, un ricorso frequente all'utilizzo di box di contenimento per collocarvi un rilevatore mobile, considerato che anche una collocazione fissa non implica necessariamente un'attività di rilevamento continuativa; in tali casi si applicano le disposizioni vigenti in materia di controllo della velocità”. Se proprio si devono usare in centro abitato, quindi, vanno presidiati dagli organi di Polizia stradale.

RISARCIMENTI
E torniamo all’inizio: perché tutti questi pareri richiesti? La sensazione di OmniAuto.it è che qualche Comune voglia “spingere” affinché, prima o poi, arrivi un parere positivo: una fessura, un cavillo giuridico nel quale infilarsi per poterli finalmente utilizzare (per multare). In realtà, gli Enti locali che usano impropriamente gli Speed Check si espongono a seri rischi: se il rilevatore dovesse visualizzare una velocità superiore al limite, e se il guidatore frenasse di colpo causano un tamponamento, l’amministrazione potrebbe essere chiamata a rimborsare i danni. Idem nel caso in cui uno Speed Check ostruisse la visuale, divenendo protagonista di un sinistro.

Autore: Giovanni Notaro

Tag: Attualità , codice della strada


Top