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pubblicato il 30 agosto 2012

Auto: una cascata di sentenze

A fine agosto, sono state rese note numerose decisioni dei giudici sul mondo dell’auto

Auto: una cascata di sentenze

Terminata la pausa estiva, vengono nuovamente rese note le sentenze di vari tribunali, incluse quelle che riguardano l'auto. Ci sentiamo di cominciare da una decisione contro una prassi incivile: commette reato di falso chi parcheggia l’auto esponendo sul parabrezza la fotocopia di un permesso per invalidi; solo il falso grossolano non è punibile nel caso in cui non sia immediatamente riconoscibile. Il comportamento di chi falsifica o fotocopia il permesso per la sosta dei disabili, rubando il parcheggio a chi necessita davvero di quegli spazi, è stata censurata dalla quinta sezione penale della Cassazione, con sentenza 33214 del 23 agosto 2012: rientra nell’ipotesi del reato di “falso in autorizzazione amministrativa” chi falsifica a regola d’arte il tagliando di parcheggio invalidi; ai fini della prova è rilevante l’accertamento del falso da parte di una persona qualificata.

INCIDENTI: OCCHIO AL MODULO BLU
I passeggeri che riportano lesioni in seguito a un incidente stradale non hanno diritto al risarcimento dei danni se il Modulo blu della Constatazione amichevole, sottoscritto dai guidatori dopo il sinistro, non indica i nomi di tutti i terzi trasportati. Lo ha stabilito il Giudice di pace di Perugia, con sentenza del 6 giugno 2012: è stata rigettata la richiesta risarcitoria avanzata dai parenti in qualità di terzi trasportati di un uomo tamponato su una strada provinciale. È una decisione importante, anche se - ovviamente - non quanto quelle della Cassazione. C’è anche da dire che il verbale delle Forze dell’ordine, alla fine, risulta il documento più importante: morale, se siete sotto choc dopo un incidente, meglio contattare Vigili (in città), Polizia o Carabinieri. Al di là della presenza di passeggeri sul Modulo blu, talvolta si rischia di firmare dichiarazioni errate, magari assumendosi colpe che non si hanno.

COMUNI, FUORI I SOLDI
Se il Comune non ha provveduto al sistema di deflusso dell’acqua, deve risarcire l'automobilista per i danni causati alla macchina in caso di allagamento della strada. Occhio, perché questa sentenza diverrà ancora più importante nei prossimi mesi freddi, quando le precipitazioni atmosferiche potrebbero intasare le strade. Con la decisione della corte d’Appello di Lecce, sezione distaccata di Taranto del 4 giugno 2012, le amministrazioni dovranno stare molto più attenti e provvedere a installare sistemi adeguati per il deflusso e l'aspirazione delle acque se non vorranno riportare condanne pesanti come quella a carico del Comune di Castellaneta nel caso in questione. Giovanni D'Agata, dello Sportello dei diritti, ricorda: “Il Comune deve risarcire i danni subiti dal proprietario dell'auto che, a causa dell'allagamento della strada, s'impantana con il mezzo. Sostengono i giudici, sulla scia della più recente giurisprudenza di legittimità, che l’Ente locale risponde dei tratti dove sussiste una concreta possibilità di esercitare controllo e vigilanza. La responsabilità per i danni provocati da cose in custodia che trova fondamento nell'articolo 2051 del Codice civile, ed è applicabile anche ai beni demaniali”.

ALCOL
Chi guida un ciclomotore in stato d'ebbrezza, se viene “beccato” dalle Forze dell’ordine, subisce il ritiro della patente. A nulla vale la circostanza della guida di quel veicolo il Codice della Strada non preveda la patente. A stabilirlo è la sentenza del 13 agosto 2012, numero 32439, della Cassazione: "Nel caso di guida di un ciclomotore in stato di ebbrezza da parte di un soggetto munito di patente di guida, tale titolo abilitativo ha un'idoneità assorbente rispetto al certificato di idoneità, con l'ulteriore conseguenza che la sanzione amministrativa accessoria alla sospensione della patente, prevista quale sanzione amministrativa obbligatoria anche in caso di sentenza di patteggiamento, deve necessariamente avere a oggetto la patente, in quanto titolo che abilita il soggetto anche alla guida del ciclomotore" . In due parole, il motorino richiede un’abilitazione, e quindi se lo si guida con la patente, questa è a rischio in caso di stato d’ubriachezza. E il certificato di idoneità per la guida di ciclomotori è un vero e proprio titolo di abilitazione alla guida, del tutto assimilabile alla patente di guida. Ancora a proposito di alcol, se l’automobilista ubriaco non riesce a soffiare per la seconda volta nell’etilometro (la prova va sempre fatta due volte), la Cassazione, con la sentenza 27940 del 12 luglio 2012, ha confermato la condanna per la sanzione più grave prevista dall'articolo 186 lettera c) del Codice della strada: ammenda da 1.500 euro a 6.000, arresto da sei mesi a un anno, sospensione della patente da uno a due anni, confisca del veicolo se lo stesso appartiene all’automobilista. È una sentenza anti furbetti, che fingono di non avere la forza di soffiare nell’etilometro.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , codice della strada


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