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Mercato

pubblicato il 30 agosto 2012

Per la crisi sono a rischio 10 mila posti di lavoro nel settore auto

Lo stima il presidente dell'ACI, ricordando che la cifra equivale a 4 volte Termini Imerese

Per la crisi sono a rischio 10 mila posti di lavoro nel settore auto

Non solo operai che assemblano auto, ma anche impiegati nell'amministrazione di un'azienda che opera nel settore automotive o responsabili del marketing, delle PR o persino giornalisti che scrivono per testate specializzate... quest'anno le figure professionali a rischio disoccupazione sono tantissime. La crisi delle immatricolazioni sta mietendo un posto di lavoro dopo l'altro. Il problema non riguarda solo le fabbriche che si fermano, come è successo di nuovo a Pomigliano d'Arco (NA), o che rischiano la chiusura. La situazione è molto più ampia perché, come ha più volte ricordato Federauto, le persone impiegate nel settore automotive in Italia sono oltre un milione e con questa situazione economica circa 10 mila impiegati quest'anno potrebbero essere licenziati. La stima l'ha fatta il presidente dell'ACI, Angelo Sticchi Damiani, che ha detto ieri all'ANSA che lo scenario è verificabile "se non ci saranno inversioni di tendenza".

Se cioè il governo non riuscirà a trovare soluzioni che possano risollevare il settore o più in generale l'economia italiana ci troveremo con così tanti disoccupati provenienti dal settore auto che sarà come se avranno chiuso quattro "Termini Imerese", anzi cinque se nel conto ci mettiamo anche il vero impianto siciliano che ancora non è tornato a produrre dopo mesi di fermo e cassa integrazione. "Solo negli ultimi 3-4 mesi sono stati chiusi 350 concessionari - ha aggiunto Sticchi Damiani - e in tre anni sono state quasi dimezzate le vendite delle automobili: dalla media di 2,5 milioni di auto vendute negli ultimi tre anni a circa 1,3 milioni stimati per il 2012". Alla domanda se servono incentivi, il presidente ha risposto che "non spetta all'ACI fare proposte di questo tipo, però è evidente che bisogna reagire". In particolare si pensa ai carburanti. Sticchi Damiani ha detto all'ANSA che si potrebbe intervenire sul caro benzina che "è un problema serio e importante e sta mettendo in crisi la rete di vendita del settore auto. Inoltre l'aumento delle accise non ha risolto le aspettative erariali, vanificate dal calo dei consumi". Per Sticchi Damiani quindi "bisogna diminuire le accise sulla benzina per fare in modo che il mercato dell'auto riprenda", "Dall'Iva delle auto vendute - ha spiegato - e dall'aumento del consumo di benzina, lo Stato potrebbe recuperare la perdita delle accise''.

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Tag: Mercato , lavoro


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