dalla Home

Retrospettive

pubblicato il 26 agosto 2012

RIAR, 100 anni di storia Alfa Romeo

Fondato nel 1962, il Registro è il punto di riferimenti degli alfisti nel mondo

RIAR, 100 anni di storia Alfa Romeo
Galleria fotografica - Storia del RIAR - Copyright Registro Italiano Alfa RomeoGalleria fotografica - Storia del RIAR - Copyright Registro Italiano Alfa Romeo
  • Storia del RIAR - Copyright Registro Italiano Alfa Romeo - anteprima 1
  • Storia del RIAR - Copyright Registro Italiano Alfa Romeo - anteprima 2
  • Storia del RIAR - Copyright Registro Italiano Alfa Romeo - anteprima 3
  • Storia del RIAR - Copyright Registro Italiano Alfa Romeo - anteprima 4
  • Storia del RIAR - Copyright Registro Italiano Alfa Romeo - anteprima 5
  • Storia del RIAR - Copyright Registro Italiano Alfa Romeo - anteprima 6

L’Italia degli anni Sessanta è in pieno boom economico. La produzione industriale cresce a ritmo sostenuto, in particolare quella del comparto automobilistico che registra incrementi record che danno inizio alla motorizzazione di massa in Italia. Un’ascesa sospinta da modelli popolari, come le Fiat 500 e 600, che consentono anche ai ceti meno abbienti di mettersi al volante. A favorirli è pure l’aumento progressivo degli stipendi, fattore con il quale gli italiani si lasciano alla spalle un passato di stenti per guardare al futuro con fiducia. A voltarsi ad osservare gli anni trascorsi sono in pochi. Tra questi alcuni appassionati di auto che iniziano a interessarsi ai veicoli d’epoca anticipando una tendenza che si diffonderà nei decenni successivi.

CERCASI COLLEZIONISTI
In quegli anni il collezionismo di automobili in Italia è quasi inesistente. Le auto d’annata, più che storiche, sono considerate vecchie. Un po’ per l’abitudine dei connazionali di volgersi verso l’avvenire ereditata dalla corrente del futurismo di inizio secolo, un po’ per l’ancora scarsa cultura per gli oggetti del passato. L’esito è che nella seconda metà del secolo scorso a conservare i modelli dei tempi gloriosi delle quattro ruote sono rari aristocratici e personaggi dell’alta borghesia, più impigriti nel rivendere le loro auto usate al momento dell’acquisto di una nuova che veri estimatori dei motori d’annata. Più interessati a cilindri, bielle e carrozzerie sono alcuni rivenditori che conservano gli esemplari più belli ritirati in permuta o delle vecchie glorie del volante che, disponibilità finanziarie permettendo, custodiscono gelosamente i bolidi condotti in pista.

IMITANDO GLI INGLESI
Se in Italia non è ancora scoppiata la febbre per le auto storiche, in altre nazioni il culto per i veicoli d’epoca nasce poco dopo l’avvento delle prime auto. In Francia, ad esempio, le prime sfilate di modelli storici risalgono all’inizio del secolo, come quella del 1905 a Parigi descritta da un cronista in tono ironico: “questa simpatica manifestazione ha visto schierato in Piazza della Concordia un numero straordinario di automobili dalle forme preadamitiche, dagli organi corrosi dalla ruggine, pesantissime, che al confronto delle numerosissime automobili moderne disposte in bell’ordine nella stessa piazza sembravano dei carrozzoni antidiluviani. Imponentissima la sfilata. Le vecchie vetture dall’andatura grave e dal fracasso straordinario facevano commovente contrasto con le silenziose vetture moderne”. Una passione che è ancora più forte in Inghilterra dove il culto per gli oggetti d’epoca, e in particolare le auto, è consolidato da tempo. Tanto forte da ispirare gli estimatori italiani dei marchi più prestigiosi, come quelli dell’Anonima Lombarda Fabbrica Automobili fondata nel 1910 e divenuta celebre nei decenni successivi con il nome di Alfa Romeo.

A ROMA NASCE IL RIAR
E’ il 1962 e la casa del “Biscione” è tra le più stimate nel panorama mondiale grazie agli innumerevoli successi nelle corse e una gamma vetture invidiabile, a cominciare dalla neonata Giulia, modello che entrerà di diritto nella storia dell’automobile per le sue indiscusse qualità tecniche. Un contesto nel quale due distinti signori romani, Francesco Santovetti e il barone Giorgio Franchetti, decidono che è ora di onorare la storia del marchio con il serpente visconteo e la croce rossa, simbolo di Milano, creando un sodalizio apposito. L’intento è di recuperare i modelli del periodo leggendario ed eroico dell’automobilismo, in parte disperso con il conflitto e a forte rischio di scomparsa con la ricostruzione. Un’ipotesi da scongiurare per non fare scomparire modelli, come la 6C 1750 Gran Turismo o la 8C 2300, che sono delle vere e proprie opere d’arte della meccanica e della carrozzeria. Per questo si pensa a un registro di marca nello stile di quelli inglesi che, oltre a “salvare” e fare rivivere le vetture, ha come obiettivo di catalogare la produzione passata “in modo che la loro arte e la loro tradizione possano essere salvaguardate e valorizzate”.

ARRIVANO GLI “SFASCI”
Per scoprire i segreti per realizzare il proprio sogno il duo romano decide di partire per l’Inghilterra a chiedere consigli agli esperti “colleghi” d’Oltremanica. Viaggio che si rivela proficuo visto che non passa molto tempo dal loro rientro nella Penisola che il Registro Italiano Alfa Romeo, meglio noto come RIAR, è realtà. A presiederlo è Francesco Santovetti, mentre il barone Franchetti mette a disposizione una sede ufficiale degna del blasone del marchio, l’elegante “Villino delle Fate” progettato dall’architetto-scultore Gino Coppedè. Altrettanto di prestigio la sede operativa situata all’interno del raffinato Circolo Canottieri Aniene dopo in breve tempo accorrono altri alfisti, come Fulvio Carosi, Franco Venturi, Valerio e Mario Moretti, Gianni e Nicola Bulgari o Giorgio Marzolla. Sono gli “sfasci”, insoliti personaggi che hanno il vizio di far visita agli sfasciacarrozze in cerca di “rottami” di valore, purché con l’emblema del Biscione sul cofano. Persone che non sono a caccia di affari ma, come descritti sulla rivista del RIAR “Quadrifoglio”, “gentiluomini che si dedicavano all’arte, alla cultura. Alle “cose belle”, insomma. E che avevano capito per primi quanta arte, quanta bellezza e soprattutto quanta cultura, ci fosse fra quelle lamiere che giacevano sotto la pioggia nei piazzali di periferia, ma che un tempo erano state abilmente modellate da esperti battilastra intorno a meccaniche sopraffine per diventare gioia e vanto dei proprietari”.

IL RIAR SI DIFFONDE
Il piccolo gruppo di soci si adopera subito per recuperare e restaurare un cospicuo numero di esemplari e, soprattutto, di usarle e parcheggiarle davanti ai più esclusivi locali della Capitale. Un vezzo che non vuole essere di autocompiacimento, ma che ha l’intento di ridestare interesse per quelle sculture in movimento considerate a torto dei rottami. Un atteggiamento che ha i suoi effetti considerato che di li a poco sorgono i Registri di Lancia, Fiat e Bugatti e che la notizia della costituzione del RIAR viaggia più veloce della nuova Giulia arrivando in breve alle orecchie degli appassionati di tutta Italia. In Emilia Romagna aderisce subito Mario Righini, che diventerà una dei collezionisti più noti d’Italia; e al sud Filippo Leanza, Franz Rodi Morabito e il barone di Tocco. L’eco del sodalizio rimbalza presto a Milano, patria dell’Alfa Romeo. Le iscrizioni al sodalizio sono molte e contano nomi di spicco, come i gentleman driver Carlo e Salvatore Leto di Priolo, lo scrittore e storico dell’automobile Angelo Tito Anselmi e il pilota, ingegnere e giornalista Giovanni Lurani Cernuschi, Conte di Calvenzano e presto neo presidente del RIAR.

LA SEDE DEL PORTELLO
La notizia della costituzione del RIAR non tarda a giungere negli uffici dei dirigenti Alfa Romeo, che approvano l’iniziativa e, grazie all’intuito di Giuseppe Luraghi, allora la vertice del marchio, decide di supportarla fornendo sostegno diretto. Un appoggio che si consolida nel 1968 quando i capi del Biscione mettono a disposizione del Registro una sede al Portello, proprio in quella via Gattamelata 5 che aveva visto nascere il marchio e dove gli operai erano capaci, come diceva Enzo Ferrari, di “fare i guanti alle mosche!”. Un’ospitalità che proseguirà nel tempo con il trasferimento, nel 1973, degli uffici RIAR nelle moderne palazzine del Centro Direzionale dello stabilimento di Arese, proprio vicino al Centro Stile, e poi nel Museo Storico dell’Alfa Romeo, attuale indirizzo del sodalizio.

SFILATE PER L’ALFA
L’entusiasmo per la nuova associazione no profit non delude le aspettative dei cultori dei veicoli storici. Nei primi anni di attività il RIAR si impegna fortemente a diffondere la cultura delle auto d’epoca in Italia con diverse iniziative. Nel 1966 è tra i sostenitori della fusione tra il Veteran Car Club e il Fiame (Federazione Italiana Automotoveicoli d’Epoca) che determina la nascita dell’ASI, l’ Automotoclub Storico Italiano, attuale organo di riferimento per il collezionismo nazionale. Nel 1968 il Registro è tra i promotori di un’edizione non competitiva della Mille Miglia che rievoca le undici vittorie dell’Alfa Romeo nella celebre competizione e negli anni seguenti è rappresentante ufficiale della tradizione del Portello sulle strade della Milano-Sanremo, della Targa Florio e di numerosi altri “rally” nel mondo.

GLI ALFISTI “MONDIALI”
Con l’intensificarsi delle attività cresce pure il numero dei soci. Se nel 1974 gli iscritti sono 48 (42 effettivi e 6 aderenti), nel 1982 gli aderenti superano già quota 200, grazie pure alla maggiore interesse che le auto d’epoca riscuotono tra la popolazione. Un numero destinato a crescere rapidamente, merito dell’esenzione fiscale per i veicoli storici introdotta nel 1983 su proposta dell’ASI e dei Registri di Fiat, Lancia e Alfa Romeo. Ma pure dell’apertura, voluta dal neopresidente del Registro Stefano d’Amico, alle iscrizioni dei soci stranieri. Le adesione degli appassionati alfisti di tutto il mondo non si fanno attendere e con il nuovo secolo i soci superano quota 600. Nel frattempo il RIAR diventa rappresentante di associazioni internazionali, come la FIA e la Fiva (Federation Internationale des Véhicules Anciens) e istituisce il Trofeo Giulietta, campionato che vede le versioni berlina, spider e sprint nelle sue diverse configurazioni Veloce, Speciale o Zagato sfidarsi sui più celebri circuiti europei.

UN MUSEO VIAGGIANTE
Negli anni il RIAR continua ad assolvere le sue funzioni di Registro, catalogando minuziosamente ogni Alfa storica e offrendo diversi servizi, come la consulenza per il restauro, l’omologazione ASI o la consultazione di documentazione dell’archivio storico e della cineteca. E ad organizzare raduni ed iniziative in tutto il mondo, come la recente raccolta fondi per i terremotati dell’Emilia, terra di motori molto cara agli alfisti, o quella internazionale avviata nel 2008 per finanziare la scultura commemorativa per i 100 anni Alfa installata alla Fiera di Milano nel 2010. Attività che attirano altri soci, che ormai sfiorano i 1.500 e che detengono un parco veicoli invidiabile: oltre 1.000 esemplari. Una collezione che annovera più di 350 vetture di eccezionale interesse storico, come alcune eleganti berline degli anni ‘10-’20, i bolidi degli anni ’30-‘50 con i quali i piloti Alfa dominarono le corse o le F1 degli anni ‘80. Modelli che nascondono aneddoti e curiosità memorabili, come la 8C 2300 del 1932 di un socio inglese che custodisce nell’abitacolo una preziosa targhetta con scritto “Tazio Nuvolari was here” o la 6C 2300 del 1938 carrozzata Touring che vinse ben due Mille Miglia. Ma ci sono pure la berlinetta del 1928 carrozzata da Garavini appartenuta a Gabriele D’Annunzio, la 6C 1750 GS di Benito Mussolini o la Giulietta di Enrico Mattei. Un vero e proprio museo viaggiante che può essere ammirato in diverse manifestazioni. A cominciare dal Rally Internazionale Vetture Storiche Alfa Romeo che si svolgerà nel basso Lazio (Sperlonga, Gaeta e le Isole Pontine) dal 12 al 16 settembre 2012.

Autore: Stefano Panzeri

Tag: Retrospettive , Alfa Romeo , auto storiche , club


Top