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Retrospettive

pubblicato il 5 agosto 2012

Storia della Fiat 508 Balilla, parte seconda

Dal successo della berlina alla Spider, fino alle altre versioni che resero celebre la “piccola” di Torino

Storia della Fiat 508 Balilla, parte seconda
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Le qualità del modello, il listino contenuto e i positivi articoli della stampa specializzata favoriscono l’immediato successo della Balilla, l’utilitaria voluta dal Giovanni Agnelli per rilanciare la Fiat dopo la crisi del mercato finanziario che da Wall Street si è diramata in tutto il mondo. Gli ordini sono numerosi già dalla presentazione di aprile al Salone dell’auto di Milano e il 15 luglio 1932, giorno della commercializzazione, le consegne della 508 iniziano a ritmo serrato. Per soddisfare in tempi brevi le richieste, che superano ogni rosea aspettativa della dirigenza, Fiat è costretta a intensificare la produzione passando dalle 100 unità/giorno fino a 250. Un ritmo che consente di chiudere il 1932 con 12.000 vetture vendute, delle quali 4.000 nei mercati esteri.

DAI RAID AI MANIFESTI D’AUTORE
A trainare le vendite sono pure gli innovativi metodi di promozioni. Grande clamore riscuotono i raid, come quello condotto dal signor Tripiani della Centrale Automobile Cheritienne di Casablanca che effettua oltre 6.000 km al volante della Balilla sulle disastrate strade del Marocco. Un’avventura riportata con toni tripudianti da “L’Auto Italiana” del luglio 1932 che riprendiamo dal primo numero della rivista ufficiale del Registro Fiat Italiano: “E' questo il primo trionfante passo della Balilla fuori dalla sua Patria, l’inizio di una prodigiosa espansione in tutto il mondo”. Medesimo scalpore suscita il viaggio lungo la Penisola effettuato dal collaudatore Fiat Carlo Salamano che parte da Torino e “in appena” 15 ore arriva a Napoli alla media di 66 km/h, velocità straordinaria per le strade dell’epoca. Impresa replicata pochi giorni dopo, quando dalla città partenopea rientra a Milano compiendo gli 886 km in 12 ore e 55 minuti alla media di 68,159 km/h. Un risultato eccelso se si considera il tempo avverso incontrato dal collaudatore la risalita dello Stivale e i 43 minuti di sosta persi ai passaggi a livello. Una dimostrazione commentata dai cornisti con un laconico “la Balilla tira una sassata contro la ferrovia”. Con la 508 si avvia anche una nuova era per la pubblicità con manifesti fatti da artisti, come quello disegnato dal noto illustratore Plinio Codognato rimasto celebre per la rappresentazione del giovane Balilla nell’atto di lanciare una pietra. Una figura che non vuole istigare la violenza, ma ricordare la storia tra realtà e leggenda di Giovan Battista Perasso, detto Balilla. Il giovane che il 5 dicembre 1746 avviò la rivolta popolare, risultata decisiva, contro gli invasori austriaci nel quartiere genovese di Portoria.

UNA SPIDER A MENO DI 10.000 LIRE
Se le vendite della berlina vanno bene, a completare il successo della 508 è pure l’apprezzamento per le altre versioni, a cominciare dalla Spider presentata a Milano in concomitanza della berlina. Si tratta di una due posti con linea snella e sportiva che adotta la stessa meccanica della variante chiusa, ma con un rapporto al ponte diverso che, insieme al minore peso, consentono di toccare gli 85 km/h. Rispetto alla berlina cambia pure la posizione della ruota di scorta, lungo la fiancata sulla quattro posti, sullo sportello del bagagliaio sul modello open air. Insolito l’abitacolo con i due sedili leggermente sfalsati per consentire al guidatore ampia libertà di movimento. Tra le attrattive della Spider citiamo pure gli interni in pelle, il parabrezza abbattibile e la capote con pareti laterali e sacca di custodia. Modico il prezzo: soltanto 9.900 lire, 900 in meno della berlina, la base, poco più la Lusso.

LE 508 PER LAVORO ED ESERCITO
Nel corso dei mesi e degli anni la 508 si arricchisce di numerose altre versioni, come la Torpedo, un elegante cabriolet a quattro posti e quattro porte con un complicato, me efficace, sistema con archi in legno e metallo per la chiusura e l’apertura della lunga capote. Disponibile solo nella versione Lusso, ha parabrezza con montanti cromati e selleria ed ebanisteria foderata in pelle colorata. Con il tempo arrivano pure le versioni da lavoro, dal furgoncino con carrozzeria posteriore chiusa al camioncino, una sorta di piccolo pick up con abitacolo aperto che, come il cassone in legno, può essere chiuso con una preziosa copertura. Ad allargare ulteriormente la gamma arrivano le commesse delle forze armate, per le quali Fiat produce le versioni speciali “M” (Militare) e la Coloniale nella varianti spider e torpedo. Rispetto alla produzione civile, sono prive di pedana e hanno filtro maggiorato, pneumatici da 19”, una velocità limitata a 72 km/h e colorazioni dedicate.

LA COPPA D’ORO E LE FUORISERIE
Le varianti più amate, e ancora oggi le più ricercate, sono però quelle sportive. Prima tra tutte la Spider Sport, passata alla storia come “Coppa d’Oro” dopo avere conquistato i primi quattro posti di categoria nel primo giro automobilistico d’Italia del 1934.Un piccolo capolavoro con una carrozzeria affusolata caratterizzata dalle portiere “tagliate” e dall’insolito posteriore con coda dorsale aerodinamica. Realizzata in collaborazione con Ghia, ha cofano e baule in alluminio, rapporto di compressione elevato da 5,8:1 a 7:1 e altre modifiche al motore che incrementano la potenza da 20 a 30 CV. Quanto basta per consentire alla spiderina di superare i 110 km/h e di conquistare una lunga serie di vittorie nella categoria “1100”, compresa quella nella mitica Mille Miglia, grazie anche alle elaborazione di specialisti, come la “super Testa” della Siata. Dalla Spider Sport deriva pure la Coupé, detta anche berlinetta Mille Miglia, che si apprezza soprattutto per la bellissima linea aerodinamica, ma meno efficace in gara a causa del maggiore peso (745 kg). Ad ampliare la scelta di chi è alla ricerca di un’auto speciale sono pure i carrozzieri dell’epoca che sfruttano l’efficiente telaio disponibile a basso costo per realizzare alcune fuoriserie di pregio. A crearle sono le migliori officine italiane, come Balbo, Bertone, Brianza, Casaro, Castagna, Stabilimenti Farina, Garavini, Ghia, Savio, Touring, Viotti e Zagato, ma pure piccoli e sconosciuti artigiani che sulla base meccanica della 508 costruiscono carri attrezzi, ambulanze e camioncini di varia tipologia.

LA PRIMA AUTO “GLOBALE”
Nel 1934 la Balilla si rinnova nella forma, con una carrozzeria più aerodinamica disponibile pure nella variante a quattro porte, e nei contenuti, con il motore potenziato a 36 CV che consente di viaggiare a 115 km/h e con il cambio a quattro velocità. A crescere, però, sono anche i prezzi, con la berlina a due porte che costa 11.250 lire e la “quattro” 12.950 lire. Un incremento che non ferma le consegne, tanto che nel 1936 le vendite dell’utilitaria Fiat rappresentano il 46% del totale nazionale. Un record che sarà interrotto a causa della concorrenza interna di un altro modello destinato a entrare nella storia dell’auto, la 500, più nota come Topolino per il profilo del frontale che ricorda un roditore. Una modello geniale venduto a sole 8.900 lire che porterà alla motorizzazione un numero ancora più ampio di italiani. La carriera della 508 si conclude ufficialmente nel 1937, anche se prosegue per alcuni anni tramite l’erede designata, la 508 C Nuova Balilla 1100 che nel dopoguerra costituirà la base per la Fiat 1100/103. In totale, dagli stabilimenti del Lingotto escono nei sei anni di produzione oltre 112.000 Balilla. In realtà, il computo è molto più alto, considerato che l’utilitaria italiana diventa presto “globale”. Su licenza Fiat è costruita in Francia dalla Simca con il nome di “6 CV”, in Polonia dalla Polski, in Spagna dalla Hispania e in Germania dalla NSU. E ancora in Cecoslovacchia, Inghilterra e, si narra, perfino in Cina. Ma probabilmente questa è solo una leggenda. Come la Fiat 508 Balilla.

Storia della Fiat 508 Balilla, parte prima

Autore: Stefano Panzeri

Tag: Retrospettive , Fiat , auto storiche


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