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pubblicato il 16 ottobre 2006

Può la Tassa di Possesso essere considerata anticostituzionale?

Può la Tassa di Possesso essere considerata anticostituzionale?

Possiamo definire:
1) "La tassa" come la somma di danaro da corrispondere allo Stato in cambio di un servizio;
2) "L'imposta" come la somma da corrispondere allo Stato per concorrere alle sue spese.

Se quanto sopra corrisponde al vero sarebbe stato più corretto titolare a suo tempo la misura oggetto della questione non "tassa" ma "imposta" (di/sul possesso) in quanto la sua applicazione si basa appunto sul possesso di un bene.

Un breve, necessario inciso per ricordare gli articoli 3 e 53 della Costituzione della Repubblica Italiana, i quali recitano testualmente: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla Legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione..." e "Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività."

Analizzando, sembra quindi possibile affermare che la capacità contributiva di un soggetto si misura in base al possesso (titolarità) di beni sul cui valore viene progressivamente applicata la relativa imposizione (più vale ciò che possiedi più paghi).

Supponendo che sia appropriato, alla luce di tutte le altre imposizioni direttamente o indirettamente collegate al mondo dell'auto, tassare anche il possesso di tale bene, vediamo un attimo in che modo questa tassa risponde al criterio, costituzionalmente sancito, di progressività (le cifre sono esemplificative):

se una vettura vale all'atto dell'acquisto 10.000 euro ed è gravata da 150 euro di tassa di possesso avremo una pressione fiscale pari all'1,5% al primo anno; se al decimo anno di vita l'auto varrà 1.000 euro la pressione fiscale, a parità di tassa, avrà raggiunto il 15%: la tassa è sì proporzionale al valore del bene ma in modo inverso (meno possiedi più paghi) con buona pace del rispetto del suddetto criterio costituzionale di progressività.

Questo meccanismo sembra peraltro disattendere anche il principio dell'uguaglianza sancito dall'art. 3 della Costituzione. Tra due contribuenti che posseggono la stessa auto, viene più colpito quello a minor reddito ed il concetto viene ribadito dal fatto che l'imposizione si basa sulla potenza dell'auto posseduta: come dire che non c'è differenza, agli effetti dell'indice di ricchezza, tra il possedere un'auto nuova da 100 KW di potenza o un'auto della stessa potenza, vecchia di 10 anni...

Se proprio si vuole continuare a tassare il possesso del bene "auto" sarebbe bene, per assurda coerenza, inserirlo nella denuncia dei redditi ovviamente al valore dell'anno di pertinenza!
Ancor meglio sarebbe pensare ad una imposizione simbolica uguale per tutti aumentando viceversa di qualche centesimo (margine fisso e non legato alle fluttuazioni del prezzo del greggio.....) il prezzo alla pompa dei carburanti come più volte proposto da fonti anche autorevoli.

In questo senso, la semplificazione burocratico-amministrativa ed i collegati risparmi sarebbero consistenti, ma come la mettiamo però con poste, tabaccai e concessionari?. Il gettito (e non c'è bisogno di essere esperti per calcolarlo) sarebbe alla fine equiparabile se non superiore a quello della tassa arricchito però da un sicuro risparmio sulle concessioni. Infine si rispetterebbe realmente e non demagogicamente il principio - peraltro corretto - del "paga di più chi più inquina", e questo calcolato in base alla percorrenza effettiva, allo stile di guida, al grado di manutenzione e, automaticamente, in funzione del "peso complessivo" del veicolo posseduto.

Ove poi si abbandonasse il concetto del peso (passato, nel breve corso della stesura di queste righe da 2600 a 2200 kg poichè, probabilmente, se ne "pizzicavano" troppo poche di auto) per abbracciare quello del consumo, ancor di più si dimostrerebbe valida la proposta di cui sopra: con pochi, pragmatici centesimi in più al litro, si metterebbero d'accordo tutte le persone di buon senso tranne il partito del "partito preso":

- gli ambientalisti. L'aumento sarebbe, come già detto prima, punitivo per chi più consuma e le risorse aggiuntive potrebbero essere destinate (sul serio) ad incentivi per la rottamazione di "euro zero".

- le diverse classi sociali: la manovra si spoglierebbe della demagogia della quale è permeata e favorirebbe anche i meno abbienti i quali ricaverebbero un sicuro risparmio dalla diminuzione della tassa di possesso (poi starebbe a loro, come a tutti, utilizzare l'auto in modo intelligente)

- lo stesso Governo che, alla affannosa ricerca del soldo perduto dimostra di essere quanto meno "ondivago" nell'abbracciare questa o quella teoria (a proposito: a quando la tassa sul "metallizzato? è un optional simbolo di potere di spesa: non dimentichiamolo!);

- ed infine il partito trasversale che sull'argomento già si è formato!

Autore: Giovanni Notaro

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