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pubblicato il 4 agosto 2012

MINI Roadster John Cooper Works

E' la Mini più divertente che c'è: 211 CV da gustarsi curva dopo curva. Il prezzo però la rende proibitiva ai più

MINI Roadster John Cooper Works
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Guardate le monoposto da corsa: hanno forse il tetto? E le sport prototipo? Nella loro lunga storia si contano più barchette che coupé. Ecco perché per chi ama le auto sportive (e chi non le ama?) una spider è quasi sempre meglio di una vettura chiusa, intemperie permettendo. Certo, su una vettura stradale si deve sacrificare qualche chilo per il meccanismo di apertura e chiusura della capote e qualche grado di rigidità della scocca, ma tutto ciò che non è misurabile attraverso uno strumento, come il piacere di ascoltare un bel motore, farsi accarezzare dal sole e dal vento, sentire i profumi della natura intorno e magari farsi notare quando si arriva in città, le chiamareste rinunce? Dunque se la Coupé Cooper S ci aveva fatto divertire e anche tanto, è provando la Mini Roadster John Cooper Works che abbiamo raggiunto il nirvana del "culto" Mini, una religione che seguita a fare adepti sedotti a colpi di... handling.

PICCOLA SUPERCAR
Se la Roadster è stata unanimemente o quasi definita la Mini più riuscita, in questa JCW il lato sportivo prende il sopravvento su un look che già in partenza non la rende proprio la migliore rappresentante dell'understatement. Rispetto alle altre Mini, il frontale è più basso e il labbro inferiore più pronunciato, mentre i grandi cerchi specifici Cross Spoke Challenge da 17" lasciano intravedere le grosse pinze freno pitturate in rosso che si adattano alla perfezione con la livrea rosso-nera a bande verticali dell'esemplare che stiamo guidando. Il profilo è quasi identico a quello della coupé, anche se per via della tinta nera della capote (stranamente l'unica disponibile...) lo stacco tra carrozzeria e il tetto a forma di "casco", come lo chiamano i designer Mini, è meno netto che sulla Coupé, in cui il tetto è proposto a contrasto. Il tetto, però, sulla Mini Roadster è un "optional" da utilizzare solo in caso di pioggia, perché è a capote ripiegata che la Roadster esprime tutta la sua personalità, con la linea di cintura che prosegue dritta verso il posteriore e i due roll bar cromati ad arco che fanno tanto retrò. Invece che lasciarlo fare da solo (si alza automaticamente oltre gli 80 km/h) i più vanitosi possono poi tenere in posizione aperta lo spoilerino retrattile al posteriore, un dettaglio da vera supercar.

SULLA BIPOSTO C'E' POSTO
L'abitacolo di ogni Mini si riconosce al primo colpo ed anche in questa Roadster JCW la sensazione di familiarità è dettata dalla componentistica proveniente da altri modelli del marchio. Su tutti il grosso quadrante centrale che come tachimetro serve a poco (i numeri rimangono illegibili), però ospita tante funzioni tra cui il navigatore e sistema di infotainment comandabili attraverso il piccolo joystick sul tunnel. Quasta Roadster JCW è sì una "biposto" lunga appena 3 metri e 70, però a bordo lo spazio è più che sufficiente per tutte le taglie e non mancano piccoli accorgimenti che la rendono pratica, come i due portabibite/portaoggetti, la "nicchia" davanti la leva cambio con prese USB e aux per caricare lo smart phone o connettere il lettore MP3 e dietro i sedili c'è un ripiano a gradino, non molto accessibile, ma utile a poggiare borse e zainetti. Al posto guida la posizione è più eretta che sdraiata, mentre la visibilità da ottima a tetto aperto diventa così così in configurazione chiusa. Weekend fuori porta in coppia? In questo caso c'è il bagagliaio da 240 litri dotato di doppio fondo e comunicante con l'abitacolo attraverso un pratico portello. E nonostante le dimensioni supermini non mancano tocchi di "generosità", come la plafoniera con ben tre faretti. In ossequio alla sportività del modello, la capote si aziona manualmente con un sistema che oggi sa di vintage: si sblocca attraverso una maniglia che va ruotata, dopodichè si accompagna verso il posteriore dove si blocca semplicemente spingendola in sede. Non c'è tonneau cover ma i cinematismi non sono troppo a vista. Per riportarla in posizione chiusa basta spingere il pulsantone cromato tra i due roll bar e accompagnarla verso il parabrezza, facendo però attenzione a non mettere le dita nel cinematismo. C'è pure un adesivo ad avvertire sui "rischi" della manovra, abbastanza difficoltosa da eseguire dal posto guida.

PIU' GO KART DI COSI'...
Un altro adesivo dovrebbe a nostro avviso avvertire il conducente nel momento in cui sta per avviare il 1.6 turbo da 211 CV. Qualcosa tipo "ATTENZIONE: NON FATEVI PRENDERE LA MANO", perché poche vetture dal prezzo di listino con meno di sei cifre sanno essere così coinvolgenti come la Mini Roadster JCW, esaltante sempre, esagerata soprattutto nella modalità di marcia "Sport" che regala 20 Nm in più di coppia, irrobustisce il carico dello sterzo e rende ancora più diretta la risposta dell'acceleratore. I primi metri stupiscono per la prontezza con cui il 4 cilindri passato per le cure del Dr. Cooper reagisce alla minima pressione sul pedale del gas: è la turbina che interviene ad un regime bassissimo, rendendo la JCW piacevolmente nervosa e sempre pronta al sorpasso. Insistere sul gas significa scatenare 211 CV fino oltre i settemila e ritrovarsi in un attimo a dover inserire la marcia successiva, che per via di un cambio perfettamente corto e contrastato è una manovra che si esegue con molto piacere, a volte più del necessario: la coppia è infatti abbondante e alle andature intermittenti, come in città, le marce si possono usare meno del dovuto. Il comando che non ci si stancherebbe mai di azionare è però lo sterzo, un componente che qui meglio ancora che su altre Mini non finisce mai di stupire per la prontezza, la precisione e l'agilità che riesce a infondere a questa variante spider che non conosce sottosterzo, anzi sembra risucchiarti all'interno della curva mentre le sospensioni specifiche della serie JCW, che hanno una taratura molto rigida, riescono ad annientare il rollio e regalano al posteriore la facoltà di allargare se si forza il rilascio del gas a centro curva in modo da chiudere la traiettoria, una manovra che i kartisti sanno sfruttare alla perfezione e che sulla Roadster è resa possibile dalla grande sensibilità del telaio. Sorprendente è anche la risposta dell'impianto frenante, che nonostante l'ABS è tanto potente da riuscire a mandare in bloccaggio la ruota anteriore interna se si cerca la staccata al limite. Insomma, la Mini Roadster John Cooper Works vi spingerà ad andare in cerca di strade di montagna dove poter tirare fuori tutto il suo "go kart feeling", mentre da evitare sono i lunghi trasferimenti in autostrada. Nonostante a tetto aperto la protezione aerodinamica sia di buon livello, la rapportatura è molto corta e in sesta marcia a 130 km/h si oltrepassano già i 3.000 giri con ripercussioni sul consumo: nel ciclo misto non siamo riusciti a fare meglio di 11,2 l/100 km.

IL PREZZO? DA FUORISERIE
A conti fatti, questa Mini Roadster John Cooper Works vale i circa 35.000 euro del prezzo d'acquisto? Diciamo che quanto a divertimento magari sì, ma la cifra certamente elevata, la versatilità ridotta e i costi di mantenimento piuttosto alti la rendono più un oggetto da collezionare che un'automobile da usare tutti i giorni. Chi vuole prendere in considerazione invece la Coupé, sappia che la differenza di prezzo tra i due modelli è inferiore ai 1.500 euro, quindi non eccessiva, e che le prestazioni sono praticamente identiche.

[Foto: Giovanni Pagani]

Scheda Versione

Mini MINI John Cooper Works Roadster
Nome
MINI John Cooper Works Roadster
Anno
2012 - F.C.
Tipo
Premium
Segmento
utilitarie
Carrozzeria
Spider
Porte
2 porte
Motore
normale
Prezzo
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Autore:

Tag: Test , Mini , auto europee


Listino Mini MINI

Allestimento Trazione Alim. CV Cil. Posti Prezzo
John Cooper Works Roadster anteriore benzina 211 1.6 2 € 35.100

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