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Curiosità

pubblicato il 14 agosto 2012

Come si disegna una "bella" auto

Riflessioni sparse sulla bellezza automobilistica di oggi

Come si disegna una "bella" auto

Da sempre, l'estetica ha rappresentato un elemento determinante per il successo di un'automobile, al punto da generare, da parte dei potenziali clienti, la voglia di una scelta non del tutto razionale, pur di soddisfare il desiderio di entrare a bordo di un'auto che cattura gli sguardi di tutti, a cominciare da quelli del proprietario. Ma come si disegna oggi un'auto "bella"? E' un discorso che richiederebbe una riflessione molto più ampia di un articolo: proviamo a sintetizzare alcuni punti.

DESIGNERS O INGENGERI?
Chi acquista un'automobile si trova davanti un prodotto finito, un oggetto con forme da ammirare. In realtà, l'automobile è prima di tutto un complesso prodotto industriale, per la realizzazione del quale occorre definire un gran numero di parametri, tutti in stretta correlazione tra loro. Ai tempi eroici di prima motorizzazione europea, singoli direttori di progetto, come Dante Giacosa o Ferdinand Porsche, erano in grado di assolvere insieme alle funzioni di ingegneri e di “stilisti”, riuscendo a progettare un'automobile nella sua interezza. Oggi la situazione è più complessa e in tutte le case automobilistiche convivono reparti di ingegneria e reparti di design, che spesso si trovano in aperto conflitto: il designer, nella definizione dell'idea iniziale, parte quasi sempre da un concetto di natura estetica, l'ingegnere dalla risoluzione efficace di un problema tecnico. In effetti, il designer professionista deve essere in grado da subito di realizzare forme che contengano una propria funzionalità, ma l'aspetto artistico spesso prevale: nella sala dedicata al design italiano del Museo dell'Automobile di Torino la maggior parte dei designer contemporanei ha indicato come persona di riferimento nella propria professione Flaminio Bertoni, autore di Citroen celebri come DS e 2CV, che era uno scultore ed artista. Sta alla dirigenza della case, supportata anche dai reparti di marketing, decidere se favorire l'elemento estetico (costringendo talvolta gli ingegneri ad un super-lavoro) o funzionale, talvolta anche alternando l'uno o l'altro.

VINCOLI, NORMATIVE E CONDIVISIONI
Se Flaminio Bertoni poteva permettersi di realizzare una “scultura in movimento” come la DS partendo quasi da un foglio bianco, oggi i vincoli e le normative, a cominciare da quelle sulla sicurezza, costringono a tutta una serie di limiti che hanno degli effetti anche sul lato estetico delle vetture: ad esempio, gli odierni frontali, tutti proporzionalmente molto alti, sono frutto delle normative sull'urto-pedone, come pure lo spessore dei montanti, la distanza tra parabrezza e plancia, o la disposizione degli elementi della carrozzeria e dell'abitacolo. Anche le normative internazionali hanno il loro peso: si vedano, ad esempio, le modifiche che Fiat ha realizzato in alcuni modelli, come la 500, per il debutto sul mercato americano. Nel mondo automobilistico contemporaneo, inoltre, le condivisioni di piattaforme, motori e componenti tra automobili di marchi diversi sono assolutamente normali, e può diventare difficile creare forme personali, anche per motivi economici: è il caso delle Chrysler-Lancia, attualmente con lo stesso design e il solo cambio di marchi e mascherina, o di alcune vetture francesi dello stesso gruppo (Citroen C1 e Peugeot 107, ad esempio). Anche nell'ambito del Gruppo Volkswagen, che utilizza la condivisione di parti e piattaforme su più marchi nella forma più razionale ed estrema, si sceglie in alcuni casi di separare nettamente lo stile di più auto (ad esempio, Volkswagen Golf, Audi A3 e Seat Leon), in altri casi no (come nella Volkswagen Up! e derivate).

UNA BELLEZZA SEMPRE PIǛ INTERNAZIONALE
Per comprendere la bellezza di un'auto contemporanea occorre considerare un altro fattore: l'internazionalità dei prodotti. Con l'attuale situazione economica, le case cercano di produrre vetture in grado di piacere a diversi mercati, che possano essere apprezzate (possibilmente in tempi rapidi) dove la domanda è più alta, ma pronte a cambiare destinazione quando la domanda si indebolisce. Sempre più case, oggi, realizzano delle vere “world car”, anche se le singole varianti di carrozzeria sono apprezzate in forma diversa nei vari paesi: in Italia, ad esempio, non sono amate le tre volumi compatte, che invece sono gradite nei mercati emergenti e in altri paesi europei, per vari motivi, tra cui l'analogia tra la forma classica e le grandi berline di rappresentanza, oppure la presenza di un grande bagagliaio. I designer sono ormai molto attenti a trasferire sulle auto una specifica identità di marca, che, soprattutto nei mercati più maturi, può fare la differenza: l'immagine di una Audi A4 della serie precedente è volutamente diversa da quella di una Seat Exeo, pur essendo di fatto la stessa auto, per le differenze nel frontale e nella coda, e per altri piccoli dettagli, talvolta quasi invisibili all'occhio.

BELLEZZA "SPORTIVA"...
L'auto bella per antonomasia è da sempre l'auto sportiva e non solo per noi italiani: se si deve citare una bella auto, si parte da una supercar ad alte prestazioni, come una Ferrari o una Lamborghini. Esigenze di natura pratica, a cominciare dall'abitabilità e dai costi generali di produzione, non permettono, ovviamente, di realizzare tante "Ferrari" in scale e modalità diverse; però si è assistito in questi ultimi tempi ad una tendenza generalizzata a trasferire stilemi provenienti dalle vetture sportive anche su modelli più economici o relativamente popolari. Alcuni esempi: le auto sono, in proporzione, più larghe, lunghe (anche nel passo) e basse rispetto al passato; la forma in pianta è ormai quasi sempre rastremata verso la coda; il tetto è inclinato verso il lunotto, con un montante piegato come in una coupé anche nelle vetture da carico o per il fuoristrada; abbondano prese d'aria, spoiler, pieghe e scalfiture per imprimere dinamismo alle forme. Eclatante, in questo senso, il caso di Ford, che con il kinetic design ha forzato la tensione delle linee, aumentandone anche notevolmente il numero, migliorando il gradimento di alcuni modelli (tra tutte, la Fiesta), ma arrivando ad un punto di non ritorno: a partire dalla Evos concept certi estremismi hanno fatto un passo indietro, verso una sportività più sinuosa ed elegante. Un percorso simile ha compiuto Peugeot, che ha abbandonato le enormi bocche anteriori e ha semplificato il design, generando un processo contrario nell'ambito del gruppo con Citroen, che usa tutta la fantasia possibile nella linea DS, dall'immagine lussuosa ma anche molto dinamica e fantasiosa. Mercedes ha scelto la strada dell'abbondanza di linee (suscitando le perplessità dei più tradizionalisti amanti del marchio, a cominciare dall'ex responsabile del design Bruno Sacco), mentre Opel, a partire dalla Insignia, ha dato maggior movimento alle proprie auto a cominciare dall'impiego generalizzato della cosiddetta "onda d'urto" nella fiancata. Il nuovo design Renault rappresenta, da questo punto di vista, un buon compromesso: le ultime vetture hanno elementi di razionalità, ma hanno acquisito una fluidità e vivacità che prima non c'era, e che può essere funzionale anche ad attirare nuovi clienti verso gli innovativi modelli elettrici della linea Z.E.. Quasi tutte le versioni SUV o Crossover di ultima generazione obbediscono a questa ricerca di immagine dinamica e sportiva, anche a discapito della razionalità (ad esempio, riducendo l'apertura del vano bagagli), e aggiungendo un elemento di aggressività che, unito alle ruote grandi e alla guida alta, sembra essere un elemento gradito a molti automobilisti - forse più per motivi psicologici che propriamente estetici.

O BELLEZZA "RAZIONALE"?
C'è un'altra via per definire la bellezza automobilistica: una scelta di razionalità, semplificando le forme e proponendo un design che toglie elementi anziché aggiungerli elementi, facendo a meno del superfluo. E' un tipo di design il cui impatto immediato è meno coinvolgente, ma che può avere in sé una sua intrinseca bellezza. Verso la semplificazione, rispetto alle singolari creature nate dal genio di Chris Bangle, sta andando BMW, ma ovviamente il riferimento principale è alla produzione dell'intero Gruppo Volkswagen: basta osservare Audi, che ha inserito micro elementi "mediterranei", come la piega ondulata della A5 in un contesto di assoluta razionalità e di classicismo “canoviano”, ma soprattutto confrontare le Volkswagen della generazione precedente con quelle attuali, nate da Walter De' Silva - e concepite quando Flavio Manzoni faceva ancora parte del team tedesco. La Polo è un esempio di design razionale e minimalista, che tra l'altro ha le sue origini proprio in una specifica scuola di design italiana degli anni '60-'70, e può essere accostata, nello stesso periodo, alla prima Volkswagen Polo / Audi 50 di Bertone. Da segnalare anche il caso Fiat, che ha realizzato prodotti originali soprattutto nell'ambito delle vetture compatte e dei veicoli per il trasporto leggero: dalla nuova Panda alla 500L, dal Qubo al nuovo Doblò, il design è assolutamente "onesto", senza alcuna pretesa di sportività (che invece aveva animato il design di Grande Punto e Bravo), ma con soluzioni simpatiche e originali, che si sposano anche con la razionalità e con una certa cura del dettaglio -si veda, ad esempio, il motivo del rettangolo arrotondato che caratterizza quasi tutte le forme della Panda di nuova generazione, anche nelle parti più nascoste. Anche questa è una nuova forma di bellezza, che viene da lontano (si pensi alle utilitarie, soprattutto francesi, degli anni '60-'70) e che potrebbe avere nuovi estimatori, anche tra i più giovani: su questa base, potrebbe nascere anche una nuova generazione di vetture diverse dal consueto, ad esempio dotate di alimentazione non convenzionale.

L'IMPORTANZA DEL COLORE
La bellezza esterna è quella che vedono soprattutto gli altri, ma un automobilista osserva soprattutto la bellezza dell'abitacolo della propria auto: in questo senso, i reparti finiture e materiali della case automobilistiche si sono ormai interfacciati con vari altri settori del design, dalla moda all'architettura, dall'edilizia alla grafica, per costruire ambienti sempre più coinvolgenti e personalizzabili. Anche in questo caso le vie seguite sono diverse -dall'estrema razionalità della piccole Volkswagen all'abbondanza di linee di Ford e Citroen, ad esempio- ma la ricerca di soluzioni in grado di appagare l'occhio e il tatto è assolutamente evidente. Qui il design italiano può ancora dire la sua: non a caso, gli interni sviluppati appositamente nelle Chrysler vendute in Italia con il marchio Lancia sono immediatamente stati riproposti nel paese d'origine.

Autore: Sergio Chierici

Tag: Curiosità , car design


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