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Interviste

pubblicato il 9 luglio 2012

De Tomaso, Edoardo Rossignolo: "Abbiamo evitato il fallimento di Pininfarina"

Intanto la Fiom ricorda il problema dell'occupazione

De Tomaso, Edoardo Rossignolo: "Abbiamo evitato il fallimento di Pininfarina"
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L'annuncio del fallimento della De Tomaso ha generato molti commenti. C'è stato chi ne ha criticato i progetti industriali, chi ne ha ricordato gli impegni presi con i lavoratori e chi si è soffermato sull'aspetto "politico" della vicenda. Gianluca Rossignolo, Chief Operating Officer De Tomaso Automobili SpA, intervistato da OmniAuto.it ha parlato delle responsabilità assunte dalle istituzioni ed Edoardo Rossignolo, Vice Presidente dello Sviluppo Prodotto De Tomaso, ha detto oggi che "purtroppo in Italia spesso accade che la politica prenda il sopravvento sul ruolo delle istituzioni dimenticandosi che esse dovrebbero tutelare l'interesse della comunità e non perseguire un progetto politico". Contemporaneamente Rossignolo si difende da chi accusa la De Tomaso di aver lascito senza lavoro centinaia di persone. "Sembra che tutti si siano dimenticati che con la nostra operazione abbiamo evitato il fallimento di Pininfarina e scongiurato enormi write offs per le banche, basta guardare I bilanci passati per rendersi conto della situazione in cui versavano", ci ha detto. Dall'altra parte Federico Bellono, numero uno della Fiom di Torino, ribadisce che ora, fallita la De Tomaso, è di massima importanza risolvere la questione sociale.

ROSSIGNOLO: IL PRODOTTO E' BUONO, MA MANCANO I SOLDI PER PRODURLO
"Non sono solito rilasciare dichiarazioni che non riguardino temi relativi ad aspetti tecnici di prodotto, tuttavia credo che a volte si debba cercare per lo meno di fare chiarezza quando la disinformazione prende il sopravvento - dice ad OmniAuto.it Edoardo Rossignolo -. Mi sembra doveroso sottolineare che il problema relativo all'occupazione non sia stato causato certamente da De Tomaso che ha solo cercato di dare un futuro a persone che dinnanzi a loro non avevano che la mobilità. Sembra che tutti si siano dimenticati che con la nostra operazione abbiamo evitato il fallimento di Pininfarina e scongiurato enormi write offs per le banche, basta guardare I bilanci passati per rendersi conto della situazione in cui versavano. L'insuccesso della nostra iniziativa non è dipeso da ragioni di carattere industriale ma unicamente di tipo finanziario. La tecnologia, il prodotto, il marchio hanno suscitato grande interesse nei vari mercati internazionali confermando l'assoluta validità del progetto e l'appeal del brand. Quando sfumò l'operazione Bertone e le istituzioni ed i sindacati ci chiesero di valutare l'opportunità di rilevare il ramo d'azienda Pininfarina facemmo presente quali erano le risorse che potevamo mettere per il progetto e quali quelle che dovevano pervenire tramite altre fonti di finanziamento. A firmare gli accordi non eravamo certo soli e tutte le parti coinvolte erano al corrente degli impegni presi. Purtroppo in Italia spesso accade che la politica prenda il sopravvento sul ruolo delle istituzioni dimenticandosi che esse dovrebbero tutelare l'interesse della comunità e non perseguire un progetto politico. A posteriori devo ammettere che avremmo dovuto fermarci, restituendo il problema a chi lo aveva generato, già nell'aprile 2010, dopo che fummo informati dalle istituzioni che gli accordi concordati alla fine del 2009 non sarebbero stati rispettati. Noi ci assumiamo tutte le nostre responsabilità, come è giusto che sia in questi casi, ma non accettiamo di essere dipinti come la causa dei problemi dei lavoratori. Abbiamo preso 1000 persone per cercare di dare loro un futuro, siamo stati scaricati e nonostante ciò abbiamo lottato per trovare una soluzione concreta mettendo tutte le risorse in nostro potere. In 2 anni di lavoro abbiamo sviluppato un autovettura partendo dal prato verde e che oggi si trova a 12 mesi dalla produzione, rivitalizzato un brand defunto e predisposto una rete di distribuzione worldwide. Chi dice che abbiamo prodotto solo 2 prototipi durante questo periodo dimentica che per produrre anche solo 2 prototipi a matematica esiste un lavoro enorme alle spalle di progettazione e messa a punto. Sfido chiunque a mettere in produzione un'autovettura partendo da zero, dovendo formare anche le persone, in 2 anni e mezzo. Qualsiasi costruttore di automobili ha dei tempi di sviluppo e messa in produzione di sicuro superiori ai 3 anni".

FIOM: ALLE PAROLE DEVONO SEGUIRE I FATTI
"I pronunciamenti dei giorni scorsi dei tribunali di Torino e Livorno purtroppo non rappresentano dei fulmini a ciel sereno: ormai da molti mesi l'attività era completamente ferma, ovviamente non quella produttiva, mai decollata", ha detto ad OmniAuto.it Federico Bellono. "La verità, drammatica ma estremamente semplice, è che al progetto sono mancate le risorse finanziarie sufficienti per partire, al di là delle polemiche mai sopite con la Regione sul ridimensionamento dei finanziamenti pubblici nel passaggio dalla giunta Bresso all'attuale governo regionale di centro-destra. Finanziamenti pubblici che in tutti i casi andranno recuperati e utilizzati per mettere in campo nuove iniziative. È vero che a suo tempo non c'erano in campo altre possibilità, ma questo non assolve l'azienda dalle proprie responsabilità, innanzitutto verso i lavoratori. Ora la priorità è costruire un'alternativa industriale che garantisca l'occupazione degli oltre 1000 lavoratori, insieme alle istituzioni locali e al governo, che ancora in questi giorni hanno riferito di concrete manifestazioni d'interesse. Il tempo è tiranno - a fine anno scade la cassa integrazione - ma allo stesso tempo occorre evitare annunci roboanti non seguiti da fatti concreti: sarebbe sale sulle ferite in una situazione già molto tesa e compromessa, in un contesto di crisi in cui a partire da Fiat i segnali sono tutt'altro che incoraggianti".

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