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Curiosità

pubblicato il 13 luglio 2012

Acciaio incandescente, nell’inferno di Incheon

Hyundai ha alle spalle un’imponente industria dell’acciaio dedicata che è uno dei suoi punti di forza

Acciaio incandescente, nell’inferno di Incheon
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Industria pesante, impossibile immaginare "quanto" prima di visitare la Hyundai Steel, la realtà che fa della Hyundai Motor l’unico costruttore automobilistico ad avere praticamente in casa l’acciaieria per le proprie automobili, l’unica dedicata al 100% all’automotive. Fondata del 1953, la Hyundai Steel non è la costola di Hyundai, ne è la spina dorsale, anche i coreani la definiscono la terza gamba dopo le automobili e le costruzioni, in particolari quelle navali. Fatto sta che la Hyundai Steel sta ricevendo un investimento di 10 miliardi di dollari, e vistarla durante il nostro viaggio in Corea è un po’ come vedere il corpo del gigante in radiografia. Quattro sono gli impianti di produzione e noi abbiamo visitato quello di Incheon che è la seconda acciaieria più grande al mondo.

UN PONTE TRA LA COREA E IL MONDO
Incheon è il collettore che unisce la Corea al Mondo. Ci sono l’aeroporto internazionale cui fa riferimento Seoul e il porto più vicino alla capitale cui è unita con un sistema di trasporti che viaggia su lunghi ponti. Lo scalo marittimo è immenso, accerchiato in rada da una quantità incredibile di navi mercantili di grandi dimensioni che portano le materie prime alla più vivace delle Tigri. Tra queste ci sono le terre ricche di minerale che vengono depositate su una banchina scavata nel terreno lunga quasi 1,6 km, larga 60 e profonda 33 metri. Da qui il materiale viene trasportato da un sistema di nastri mobili lungo ben 35 km, facendo dapprima sosta in enormi edifici di stoccaggio. Alcuni sono a cupola e hanno una capacità di “appena” 1,3 milioni di metri cubi, altri sono a costruzione lineare e ospitano 1,9 milioni di metri cubi. Al loro interno sono divisi da paratie e le diverse tonalità di colore indicano le partite e le provenienze delle terre. Quelle più abbondanti – circa due terzi del totale – vengono dall’Australia e hanno l’aspetto di piccoli sassi rotondi mescolati a terriccio rosseggiante, quelle che vengono dal Sudamerica – Brasile in particolare, ma arrivano anche da Sud Africa, Usa e Canada – sono sassolini più grandi, leggeri ed omogenei nelle dimensioni. I coreani chiamano questo tipo di materiale pellett. E in effetti la fine che faranno è quella di entrare in un forno.

UN PASSO AVANTI AGLI ALTRI
Gli altoforni dove viene cotto l’acciaio sono due e sono ciclopici: 17 metri di diametro interno per 110 di altezza. Per alimentarli ci vogliono 400 miliardi di watt all’anno, all’80% ricavati da combustibili fossili, il resto da fonti rinnovabili tra cui le biomasse per l’8%. Le dimensioni influiscono anche sul costo dell’acciaio che dipende tuttavia per il 60-70% dal costo delle terre e – così ci dicono – contribuiscono alla qualità dell’acciaio, ma sono l’integrazione e il rapporto esclusivo con l’unico cliente a rivestire il maggior interesse. E non si parla solo di filiera di fornitura, ma di ricerca e di gestione della qualità. Il centro R&D della Hyundai Steel esiste dal 2007 e impiega 400 persone destinate a crescere nel numero fino 560 entro il 2015. Il motivo di tutto questo è che le specifiche dell’acciaio stanno assumendo un ruolo sempre maggiore nella progettazione. Il riferimento è agli acciai ad alta resistenza nei quali Hyundai crede fortemente perché al momento è l’unico tipo di materiale che può essere modellato alla perfezione e a costi competitivi per ottenere le forme e le caratteristiche strutturali desiderate. Se poi c’è un problema, i tecnici della Steel e della Motor si siedono allo stesso tavolo, ma l’aspetto fondamentale è che i progettisti di Seoul possono dire a quelli di Incheon con precisione l’acciaio del quale hanno bisogno mentre gli altri costruttori possono scegliere solo da un catalogo limitato a un listino pressoché fisso. Se poi si considera che il ciclo che coinvolge lo sviluppo di un nuovo tipo di acciaio necessita di 4 anni, si capisce che i coreani hanno un vantaggio in termini di tempo e denaro che si tramuta in costi inferiori e maggiore libertà.

UN'EMOZIONE SCOTTANTE
La visita agli altoforni è sicuramente la parte più emozionante e fitta di sensazioni. Il fracasso all’interno dell’edificio nel quale gli impianti di fusione sono sistemati è assordante. Dalle fessure si intravvede la materia incandescente scorrere e, per farcela vedere meglio, ci sollevano il boccaporto che si trova all’uscita inferiore dell’altoforno. Sembra l’ingresso dell’Inferno e invece l’Inferno sta sotto i nostri piedi perché il pavimento in realtà è composto da lastroni di metallo al di sotto dei quali l’acciaio fuso scorre come un fiume in piena tra i ciottoli. Il calore è fortissimo, ma la sensazione è raggelante. Poco più in là parte la lavorazione dell’acciaio in lamine, con spessori da 1,2 a 25,4 mm, oppure in lastre dello spessore variabile da 6 a 200 mm. Tutto il sistema gira con uno stock di 30 giorni e la produzione totale nel 2012 sarà di 8,5 milioni di tonnellate. Con l’entrata in funzione del terzo altoforno nel 2013 si passerà a 12 milioni di tonnellate. Un salto del 43% che non può nascondere le ambizioni dei coreani. Fatti i conti, se la quantità attuale deve bastare per 7 milioni di auto, quella futura sarà sufficiente per farne altre 3 milioni. Non a caso, se i vertici di Hyundai Motor si guardano bene dal pronunciare le parole “numero uno”, il presidente e CEO di Hyundai Steel, Yoo-Cheol Woo le pronuncia eccome mentre insieme sorseggiamo una tazza di the. Lo fa forse perché tutto comincerà da qui, da quell’Inferno che ci correva sotto i piedi. Che abbiano fatto un patto con il diavolo? Con questo interrogativo lasciamo la Corea con il nostro nuovo bagaglio di conoscenza.

Dalla Corea:
1. Viaggio nella Corea di Hyundai
2. Il futuro secondo Hyundai
3. Namyang, la centrale del futuro
4. Il lavoro nobilita l’automobile, succede ad Asan
5. Acciaio incandescente, nell’inferno di Incheon

Autore: Nicola Desiderio

Tag: Curiosità , Hyundai , dall'estero


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