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Curiosità

pubblicato il 11 luglio 2012

Namyang, la centrale del futuro

A mezz’ora da Seoul 10mila persone curano lo sviluppo dei prodotti del gruppo Hyundai

Namyang, la centrale del futuro
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"L’orgoglio del migliore R&D globale". C’è scritto così sulla borsa di carta che i signori della Hyundai, durante il nostro viaggio in Corea, ci consegnano alla fine di un pomeriggio trascorso a Namyang, a mezz’ora da Seoul, dove c’è il più grande e importante dei propri 6 centri di ricerca e sviluppo che servono Hyundai e Kia nel mondo. Operativa dal 1995, Namyang è una cittadella immersa nel verde dove lavorano 10mila persone. Si tratta di numeri importanti che sono destinati a crescere visto che ogni anno vengono reclutati circa 400 giovani neolaureati e altri 200 vengono assorbiti dalle consociate. Oltre la quantità, ci sono però due dati salienti. Il primo è il grado di istruzione: secondo le statistiche si tratta per la quasi totalità di laureati, il 29,6% ha un master e il 5,7% ha addirittura un PhD. Il secondo riguarda i livelli salariali: si parte dall’equivalente di 30mila euro, davvero niente male per un paese dove il prodotto interno lordo è pari a quello italiano, ma per una legge del Duemila le grandi aziende coreane sono obbligate a spendere almeno il 5% del loro fatturato, una quota paragonabile solo a quella che spendono fornitori che fanno della tecnologia il loro core business.

IL "MOTORE" DELLA RICERCA
A Namyang si lavora su tutto, ma soprattutto sul powertrain, considerato il cuore di tutto. E non si fatica a crederci vista la mole di motori e cambi sfornata in questi anni, con cilindrate da mille a 4,6 litri e frazionamenti da 3 a 8 cilindri. E pensare che il primo motore sviluppato internamente risale al 1991 – prima erano di origine Mitsubishi – e il primo Diesel è arrivato solo 10 anni dopo. Le trasmissioni vengono progettate e prodotte tutte in casa: dall’automatico a convertitore di coppia a 6 rapporti per le vetture a motore trasversale, al doppia frizione fino ad arrivare all’automatico 8 rapporti a convertitore di coppia a 8 rapporti per auto con motore longitudinale. Pronti ci sono anche un nuovo 4 cilindri dotato di distribuzione con alzata variabile delle valvole e un 3 cilindri mille che abbiamo visto girare al banco collegato ad un altrettanto nuovo cambio CVT. Su questi nuovi progetti le bocche sono cucite, ma qualcuno si lascia scappare che lo vedremo presto non solo su auto piccole. In generale, si capisce che nel settore motori Hyundai vuole dare il meglio di sé puntando sul downsizing, l’iniezione diretta e la sovralimentazione con il turbo. Ricette tutte europee che riflettono le convinzioni dello stratega di prodotto, W.I. Kim: "L’Europa è senza dubbio il mercato più impegnativo – ci dice – dove il cliente è il più esigente, conosce e apprezza le automobili. Per questo progettarne una per voi vuol dire farlo per ogni mercato". E per far intendere qual è il suo punto di riferimento pronuncia due parole: "Das Auto".

IL FUTURO A BASSO IMPATTO AMBIENTALE
E l’ibrido e l’elettrico? Per il primo occorre crederci, ma parlando degli attuali modelli a disposizione i tecnici coreani hanno quasi un moto di scherno: "Il nostro ibrido – dicono – è molto 'morbido', ma ne stiamo preparando uno come si deve per il prossimo anno e sarà ricaricabile. Quello sì che sarà un ibrido! Gli obiettivi da colpire? Toyota Prius e Chevrolet Volt. Il primo ibrido normale sarà un SUV". Si comincia dagli USA e dal mercato interno e poi si arriverà in Europa. Molto più scetticismo c’è sull’elettrico sul quale la precedenza è stata data a Kia, ma da un paio d’anni la sperimentazione è partita sulla i10. Il succo del discorso è che l’auto elettrica soffre di un limite strutturale che è l’autonomia e per questo non è competitiva con quella dotata di motore a combustione interna. Per questo l’auto elettrica sarà – nella visione di Hyundai – qualcosa di diverso, che seguirà solo utilizzi particolari come quello cittadino all’interno di flotte per aziende o enti statali. Grande fiducia c’è invece nell’idrogeno: "Nel quale, a differenza di altri, abbiamo continuato ad investire senza sosta".

ATMOSFERA DI LAVORO RILASSATA, MA ATTENTA
Attraversando i lunghi corridoi del centro di Namyang il silenzio è assoluto, le persone che vi passeggiano poche, ma il loro stile assolutamente informale e il loro ritmo tutt’altro che frenetico. La libertà e la disponibilità con la quale possiamo muoverci è apparentemente assoluta, ma intorno abbiamo una cortina di sorrisi che non ci lascia allontanare di un metro e una vettura della sorveglianza ci scorta in ogni trasferimento in bus tra i diversi edifici. All’esterno ci sono un grande centro sportivo e persino un recinto con cerbiatti. Intorno si intravvedono molteplici prototipi camuffati che vanno e vengono dall’adiacente campo prove del quale vi parleremo a parte. Qui si lavora anche sullo stile, le scocche e la sicurezza alla quale sono dedicate risorse importanti come un impianto per crash test e un parco manichini impressionante, soprattutto se ce li fanno trovare in gran parte tutti allineati come soldatini: circa 150 di ben 27 tipi diversi tanto che c’è anche quello che simula la donna incinta e hanno persino le scarpe. Ognuno costa 20mila dollari in media e vengono impegnati in circa 1.000 crash test e 8-900 simulazioni virtuali all’anno. Assistere ad un crash test è sempre impressionante, ma estremamente istruttivo, soprattutto se avviene in un ambiente illuminato a giorno e c’è la possibilità di analizzare le immagini con telecamere che riprendono tutto da diverse angolazioni a 3mila fotogrammi al secondo. È scoprendo con questi i metodi i piccoli segreti che si diventa grandi. E a Namyang c’è la sensazione che quelli di Hyundai siano a buon punto.

Dalla Corea:
1. Viaggio nella Corea di Hyundai
2. Il futuro secondo Hyundai
3. Namyang, la centrale del futuro
4. Il lavoro nobilita l’automobile, succede ad Asan
5. Acciaio incandescente, nell’inferno di Incheon

Autore: Nicola Desiderio

Tag: Curiosità , Hyundai , dall'estero


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