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pubblicato il 28 giugno 2012

Incidenti, c’è poco da stare allegri

I sinistri con feriti calano, ma restano numerosi gravi problemi

Incidenti, c’è poco da stare allegri

Partiamo dal dato freddo fornito dall'Istat: secondo l'Istituto nazionale di statistica, nel 2011, sulla base di una stima preliminare, si sono verificati in Italia 205.000 incidenti con feriti (-3%), ossia verbalizzati dalle Forze dell'ordine. Il numero delle vittime è stato di 3.800 (-7,1%), e quello dei feriti 292.000 (-3,5%). Inoltre, l'indice di mortalità (il rapporto tra numero dei morti e numero degli incidenti con lesioni moltiplicato 100) è pari, nel 2011, a 1,85, in lieve diminuzione rispetto al valore registrato nel 2010 (1,93). E l'indice di mortalità (valori per 100 sinistri) risulta pari a 3,2 per le autostrade (era 3,1 nel 2010), 1 per le strade urbane (1,1 nel 2010) e 4,8 per quelle extraurbane (5,0).

ECCO I GUAI
Per cominciare, non tutti i numeri sono migliori rispetto al 2010: l'indice di mortalità (valori per 100 sinistri) in autostrada è salito a 3,2, contro il 3,1 del 2010. E già questo suscita diverse perplessità: cosa non ha funzionato? Del Tutor, che copre gran parte delle tratte controllate da Autostrade per l’Italia (il 40%, per 2.500 chilometri), si sa che nel 2006 aveva dimezzato la mortalità: negli successivi, come stanno le cose? È vero che le autostrade includono tutta la rete, anche quella gestita da altre concessionarie, però quel dato era inatteso. Seconda questione: il calo del numero di morti, rispetto al 2001, è stato pari al 46,4% (era -42,4% nel 2010). L'obiettivo fissato dall'Unione europea nel Libro Bianco del 2001, che prevede la riduzione della mortalità del 50% entro il 2010, non è ancora stato raggiunto dall'Italia. Né due anni fa né nel 2011. Ce la faremo almeno nel 2012? A livello di sicurezza delle strade, gli Enti locali stanno impegnando mezzi e risorse per far calare i sinistri? Le telecamere spuntano ovunque: possibile che l’Italia abbia fatto ancora flop? Nel 2010 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha proclamato un nuovo Decennio di iniziative per la sicurezza stradale 2011-2020 con lo scopo di ridurre ulteriormente il numero di decessi da incidenti stradali nel mondo: il nostro Paese andrà incontro di nuovo a un mezzo fallimento? Forse si sta scherzando col fuoco, anche nel continuare a rimandare nel tempo l’introduzione del reato di Omicidio stradale, visto che il fenomeno della pirateria stradale (in un terzo dei casi dovuta all’alcol) non accenna a calare.

STATISTICHE DIVERSE
Al di là delle polemiche sul rilevamento dei sinistri (ricorderete il polverone alzato dall’Associazione Guarnieri, che scovò errori clamorosi nelle statistiche Istat), a pensarla diversamente sono le Comopagnie. A fine 2011, commentanto i dati del 2010, la Fondazione Ania (onlus dell’Associazione delle Assicurazioni) fu chiara: "La diminuzione delle morti sulle strade è un risultato positivo, ma l'Italia non ha raggiunto l'obiettivo europeo del dimezzamento delle vittime entro il 2010. Serve una legge per l'omicidio stradale. L'incidentalità stradale registrata dal settore assicurativo mostra che il ‘rischio circolazione’ continua a essere preoccupante e produce costi elevatissimi per la collettività. I sinistri denunciati in un anno sono oltre 3,5 milioni. I feriti risarciti dalle assicurazioni hanno superato il milione”. Capito? Altro che 205.000 incidenti con 292.000 feriti. Il motivo della differenza è semplice: le Compagnie includono nel computo i sinistri che non hanno richiesto l’intervento delle Forze dell’ordine. Come dire che la situazione è drammatica. E che i ribassi delle tariffe Rca ce li possiamo scordare.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , incidenti , sicurezza stradale


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