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pubblicato il 18 giugno 2012

L'IMU aggrava la situazione del mercato auto

Federauto invita il governo a ridurre la pressione fiscale per evitare ulteriori fallimenti

L'IMU aggrava la situazione del mercato auto

Come un pugile che soffre per gli attacchi ai fianchi il mercato dell'auto si duole della situazione economica che gli sta attorno. L'IMU, il cui termine ultimo per il pagamento è oggi, rischia di dargli il colpo di grazia. A farlo notare è Federauto, la Federazione che rappresenta i concessionari in Italia e quindi le migliaia di imprenditori che sono sparsi sul territorio e che da anni si stanno consumando per la crisi. "Qui si sta giocando con il fuoco - ha detto Filippo Pavan Bernacchi, presidente di Federauto -. Gli imprenditori che rappresento, e che da soli fatturano il 6% del PIL italiano sono stremati. Ma vale per tutti i settori merceologici, per i commercianti come per gli albergatori. Tornando a noi, da una parte l'attacco concentrico al mondo degli autoveicoli a suon di aumenti di accise, bolli, superbolli, Iva, IPT, RC, pedaggi autostradali, dall'altro un insostenibile aumento della pressione fiscale". Sono anni che Federauto sprona il governo a lanciare dei piani per la crescita e a limitare l'introduzione di nuove tasse, nazionali o locali, facendo presente che "distruggendo le imprese, si distruggono centinaia di migliaia di posti di lavoro, la vera ricchezza di ogni paese".

Adesso l'invito è ad "applicare un po' di sano buon senso, di cui sono convinto - dice Bernacchi - il governo sia dotato, e lancio due proposte: si decreti che non pagherà l'IMU chi chiuderà un bilancio in perdita. Altrimenti questa tassa potrebbe concorrere a decretare la messa in liquidazione dell'azienda stessa con ulteriori danni per la collettività tutta. E che una singola tassa, da un anno all'altro, non possa crescere oltre il 10%. In assoluto non è concepibile subire aumenti del 200%, ma ancor di più in questo contesto". Ricordiamo che il carico fiscale per gli immobili d'impresa, con il passaggio dalla vecchia Ici all'Imu, è aumentato fino al 243% per negozi e uffici e fino al 154% per capannoni e centri commerciali. "A determinare rialzi così netti - dice Federauto - non è la strategia dei singoli comuni, che applicano l'aliquota massima del 10,6 per mille, quanto la normativa nazionale che, con i nuovi moltiplicatori da applicare alla rendita catastale, espande del 20% la base imponibile di centri commerciali e capannoni, del 60% quella degli uffici e del 62% quella dei negozi".

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Tag: Attualità , tasse


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