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pubblicato il 12 giugno 2012

Auto ad aria compressa: sogno o realtà?

Primi dubbi e considerazioni sul progetto AirPod

Auto ad aria compressa: sogno o realtà?
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L'annuncio dell'entrata in produzione entro il 2013 dell'AirPod, l'automobile ad aria compressa di Motor Development International (MDI) in collaborazione con Tata Motors, riporta alla ribalta il tema dell'auto ad aria compressa, il cui primo annuncio risale a più di 10 anni fa. Prima di poterla vedere e, soprattutto, testare dal vivo, proviamo ad analizzare un po' di storia e di possibili criticità insite nell'annuncio del progetto.

DA EOLO AD AIRPOD (CON TATA)
Era il 2001: al Motor Show di Bologna, Cyril Guy Nègre, progettista di motori di Formula 1, presentava la Eolo, una vettura compatta con telaio tubolare in alluminio e carrozzeria in fibra di canapa e resina. La sua portata rivoluzionaria non era data però dall'architettura, dalla leggerezza della carrozzeria, o dal design, un po' anonimo e convenzionale, ma dalla tecnologia applicata: si trattava della prima automobile ad aria compressa capace in teoria di viaggiare a 110 km/h con un'autonomia di circa 300 km, e con una spesa irrisoria dovuta alla sola ricarica elettrica del compressore interno. L'annuncio fece scalpore, le prenotazioni e le richieste di informazioni furono tantissime, la MDI di Guy Nègre strinse molteplici accordi per la produzione della vettura, anche in Italia. Il resto è cronaca: difficoltà tecniche, liquidazione di società, licenziamenti, e chiusura del progetto dal 2005. Quindi, nel 2007, l'accordo con Tata Motors per la produzione in India di un nuovo modello, l'attuale AirPod, che avrebbe dovuto essere già commercializzato localmente nel 2008, e che ora sembra possa essere pronto per la metà del 2013 anche per l'Europa.

UN DESIGN A BOLLA D'ARIA
Tralasciando gli aspetti puramente economici, politici e commerciali insiti in un progetto innovativo come l'auto ad aria compressa, ci sono alcuni dubbi che possono provenire dal recente annuncio di MDI. Il primo riguarda il design: abbandonato l'understatement della precedente Eolo, il nuovo veicolo sembra interpretare con la sua forma l'idea della "bolla d'aria", sia per la carrozzeria ovoidale (con le ruote anteriori nascoste), sia per la continua ricorrenza di elementi circolari, compresi i vari "oblò" nella fiancata. L'idea è quella di creare un design fortemente identificativo -anche il nome "AirPod" fa venire in mente una strategia simile a quella dei prodotti Apple- e che dovrebbe mettere subito in risalto le caratteristiche tecniche innovative del veicolo. Le forme, tuttavia, mostrano qualche ingenuità di troppo: il funzionamento ad aria non è qui solo suggerito, ma "gridato" con forza, e l'AirPod non sembra avere quelle caratteristiche estetiche e funzionali in grado da trasformarlo in un'"icona" di design.

LEGGERA E CON RUOTE ANTERIORI "STRETTE"
La forma a "bolla", con l'adozione di materiali leggeri (ma economici) per la carrozzeria, impone anche una riflessione sulla sicurezza, pensando anche all'ampia vetratura che scivola" sul frontale privo di sbalzi, come pure alla particolare disposizione delle ruote anteriori, che fanno ipotizzare una tendenza al ribaltamento simile a quella di un veicolo a tre ruote. La vettura, peraltro, sarà immatricolata come quadriciclo leggero, per sedicenni (10 CV, 80 km/h) e poi anche per quattordicenni, mentre solo in seguito arriveranno le più potenti AirOne (20 CV, 100 km/h) e AirCity (34 CV, 130 km/h). Solo le verifiche di omologazione e le successive prove stradali sapranno fornire le risposte ad ogni dubbio.

IL MOTORE NON "GELA" PIÙ?
C'è però un aspetto fondamentale, rispetto al quale tutto il resto passa in secondo piano: il funzionamento del motore ad aria compressa. Come abbiamo ricordato, le difficoltà tecniche della prima "Eolo" non sono state poche: la formazione di ghiaccio nel motore, innanzi tutto, ma anche la necessità di una quantità non trascurabile di energia per comprimere l'aria, e quindi per spostare una massa importante come quella di un'automobile. Le rare prove svolte pubblicamente con la versione precedente mostravano che l'auto, in effetti, riusciva veramente a muoversi grazie all'aria compressa, ma anche che il movimento non poteva essere continuo e costante, per il sopraggiungere dei citati problemi. L'arrivo di un colosso industriale come Tata Motors, con l'ipotesi di motori ad aria compressa anche per altri usi industriali, potrebbe aver favorito lo sviluppo della tecnologia, e il superamento delle criticità. Una delle soluzioni previste a breve è anche l'impiego di una tecnologia ibrida aria + diesel, che semplificherebbe non poco il problema del necessario apporto di potenza e anche del "riscaldamento" del motore, anche se costringerebbe all'uso di un combustibile tradizionale "alla pompa". L'efficacia della tecnologia è di fondamentale importanza per lo sviluppo degli accordi futuri, che prevedono la produzione e la vendita direttamente nelle fabbriche, 20 delle quali già ipotizzate per l'Italia, e un prezzo al pubblico da maxi-scooter, pari a 7.000 euro. L'auto ad aria, riuscirà finalmente a passare dal sogno alla realtà? Avremo presto modo di verificarlo direttamente.

Autore: Sergio Chierici

Tag: Curiosità , mobilità sostenibile , car design , inquinamento


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