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Mercato

pubblicato il 16 maggio 2012

Mercato dell'auto a picco: come se ne esce?

All’Automotive Dealer Day 2012 le risposte di UNRAE, Automotive News e Nissan Italia

Mercato dell'auto a picco: come se ne esce?

"Affrontare il mercato che cambia", primo workshop pomeridiano di Automotive Dealer Day, cerca di dare delle risposte attraverso l'opinione di tre autorevoli rappresentanti del settore automotive. Il primo a intervenire è stato Jacques Bousquet, Direttore Generale e Presidente di Renault Italia e Presidente dell'UNRAE (Unione Nazionale Rappresentanti Veicoli Esteri). Dopo di lui Luca Ciferri - chief corrispondent per l'Europa di Automotive News - e Andrea Alessi, amministratore delegato della filiale italiana di Nissan.

BOUSQUET
Per rilanciare il settore dell'auto, lo sforzo deve essere compiuto da tutti. Dalle Case costruttrici, che non possono che continuare a investire nella ricerca e nel prodotto. Dallo Stato, che non può perseverare sulla strada perversa della "mungitura" del settore auto: l'inasprimento delle accise ha portato a un aumento del prezzo del carburante del 21% su base annua e l'istituzione del superbollo (introito di 63 milioni di euro contro i 168 previsti a causa del calo del 40% delle vendite) stanno penalizzando oltre modo un mercato già sofferente. L'UNRAE propone un piano di incentivi legato alle emissioni, l'uniformazione della fiscalità sull'auto aziendale ai maggiori Paesi europei (deducibilità dell'IVA al 100%, ammortamento in 2 anni, ecc.). Ultimo ma non meno importante il ruolo delle banche: non è accettabile che i flussi di denaro messi a disposizione dalla BCE non siano andati a favore delle aziende. Gli imprenditori si trovano di fronte a una situazione di credit crunch (contrazione del credito da parte degli istituti finanziari) senza precedenti. Una situazione che colpisce sia gli acquisti di nuovi veicoli da parte dei potenziali clienti, sia la possibilità di operare con una certa tranquillità da parte dei concessionari. Infine, l'UNRAE suggerisce l'abolizione del superbollo e il ripristino dell'IPT in misura fissa.

CIFERRI
Non sono assolutamente convinto che gli incentivi statali migliorerebbero la situazione. Già adesso si vendono auto di segmento A a meno di 9.000 euro, con l'aria condizionata, i vetri elettrici e le 5 porte. Si tratta di offerte commerciali a dir poco low cost e, in teoria, sufficienti a sostenere la domanda. Quello che manca sono le famiglie, i loro soldi, o quanto meno la propensione a spenderli. I dealers non possono più sperare, dunque, di fare margini vendendo auto nuove. In USA, per esempio, la rete guadagna in media 32 dollari su ogni auto nuova venduta, 269 su ogni veicolo usato. In Italia, solo il 7% del profitto dei concessionari deriva dall'usato, contro il 22% della rete inglese, il 14 di quella tedesca e il 10 di quella spagnola. Con un'offerta più equilibrata, forse, si andrebbe incontro meglio alle esigenze degli automobilisti in tempo di crisi. Dal lato delle Case automobilistiche, invece, non vedo perché ci debbano continuare a essere filiali dirette: si tratta di realtà costantemente in perdita da anni, che però restringono ulteriormente i margini dei concessionari.

ALESSI
Io sono tendenzialmente contrario agli incentivi: spostano solo in là il problema. "Drogano" le vendite per un determinato periodo e, una volta esauriti, si torna ai livelli precedenti. Credo tuttavia che non siano sbagliati in assoluto. In un periodo di profonda crisi come questo potrebbero essere strategici. La domanda è così bassa che sostenerla con degli stimoli economici potrebbe aiutare tutti (o quasi) a sopravvivere alla crisi. Gli incentivi vanno dunque intesi come soluzione ponte in attesa di una situazione di normalità. Normalità che in Italia, secondo me, significa 1,8 - 1,9 milioni di veicoli all'anno.

Autore: Adriano Tosi

Tag: Mercato , immatricolazioni , automotive dealer day


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