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Retrospettive

pubblicato il 22 aprile 2012

Alfa Romeo Disco Volante, l’Ufo con lo Scudo

E’ il prototipo del Biscione carrozzato da Touring negli anni ‘50. Rimane un’icona del design automobilistico

Alfa Romeo Disco Volante, l’Ufo con lo Scudo
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Negli anni '50 l'Alfa Romeo è probabilmente il marchio più in auge. Nelle corse domina incontrastata in tutte le categorie e rimarca la supremazia conquistando i primi due allori mondiali delle neonato campionato di Formula 1, con Nino Farina nel 1950 e Juan Manuel Fangio l'anno successivo. Un primato tecnologico che riversa nella produzione di modelli di lusso ancora costruiti a mano ed equipaggiati con raffinati motori a 6 e 8 cilindri. E al quale non rinuncia quando decide di allargare la gamma nel 1950 con un modello più economico e in grado di usufruire della minore impostazione fiscale prevista per i motori più piccoli. Nasce così la 1900, una berlina mossa da un quattro cilindri da 2 litri con testata in lega leggera, due alberi a camme in testa e camere di scoppio emisferiche. La vettura riscuote un successo immediato e passa alla storia per essere la prima Alfa assemblata in catena di montaggio, per diventare la prima "Pantera" della Polizia e per un prototipo sviluppato sulla sua meccanica.

PER LE CORSE NASCE LA C52
A due anni di distanza dal debutto sul mercato della 1900 i responsabili Alfa Romeo pensano che è venuto il momento di sfruttare il nuovo modello per le competizioni. Per le gare di Turismo Internazionale viene messa a punto la TI, versione alleggerita e con motore potenziato a 100 CV, mentre per le competizioni nella categoria Sport si prepara una barchetta basata sulla 1900 C e contraddistinta dalla sigla C52. A crearla è il reparto corse guidato da Gioachino Colombo che riesce a "spremere" il 2 litri della TI fino a elevare la potenza a 158 CV. Per il telaio l'Alfa si affida alla Touring, carrozzeria milanese con una lunga tradizione di collaborazione con il marchio del Portello e rinomata per le sue strutture tubolari leggerissime note con il nome di Superleggere.

UN UFO CON IL TRIFOGLIO
A suscitare clamore è l'avveniristica linea concepita nell'atelier di Carlo Felice Bianchi Anderloni dal quale emerge una spider bassa, tondeggiate, con fianchi larghi e con un'insolita forma convessa lenticolare. Un "oggetto non identificato", se non per il classico "trifoglio" formato dalle prese d'aria anteriori, che viene ribattezzato subito Disco Volante per la sua assonanza con l'immagine che in quegli anni si ha degli Ufo. Un tema molto in voga a causa dei primi avvistamenti e dell'ampia produzione cinematografica di fantascienza dell'epoca, da "Ultimatum alla Terra" a "Gli invasori spaziali". E in realtà la C52 qualcosa di spaziale lo ha: un'aerodinamica con un coefficiente di penetrazione impressionante (si parla di un CX di 0,25) e con elevata efficienza anche in presenza di vento laterale. Un risultato eccelso frutto pure della passata esperienza aeronautica dell'Alfa Romeo. Caratteristica che, insieme alla massa limitata a poco più di 700 kg, consentono alla vettura di superare i 220 km/h.

UN MODELLO ORNAMENTALE
La Disco Volante piace a tal punto che, pur in assenza dell'annuncio della produzione in serie, negli uffici del Portello si susseguono le prenotazioni. A fare pressione che si passi dal prototipo alla catena di montaggio sono pure personaggi famosi, come l'attore Tyrone Power, immortalato in una celebre foto accanto all'auto dei suoi sogni, e l'astronauta Charles "Pete" Conrad, quello che 17 anni dopo sarebbe stato il terzo uomo a mettere piede sulla Luna come comandante dell'Apollo 12. Nonostante le pressioni la dirigenza del "Biscione" non cede e la Disco Volante rimane a livello sperimentale con il solo onore di venire brevettata come "Modello ornamentale".

QUATTRO ESEMPLARI DIVERSI
Senza sbocchi di commerciali, la C52 viene utilizzata poco pure nelle competizioni ed è sfruttata più che altro per la sperimentazione. Delle tre Disco Volante realizzate nel 1952, soltanto una mantiene le forme originali. Il destino di una è di perdere le caratteristiche fiancate bombate per un'impostazione tradizionale che viene denominata "fianchi stretti". L'altra è tramutata in un'affascinante coupé che ricorda da vicino la Jaguar E-Type che debutterà nel 1961. Al terzetto si aggiungono altri due esemplari, del quale uno smantellato in breve tempo, con carrozzeria modificata, passo allungato ed equipaggiati con un 6 cilindri da 3 litri capace di erogare 246 CV e di raggiungere i 225 km/h. Una versione che, in qualche modo, avrà un futuro agonistico.

LE CRITICHE DI BUSSO
In quei tempi in Alfa Romeo lavorano tanti tecnici con ottime abilità e tra loro non sempre corre buon sangue. Capita allora che le critiche più dure alla Disco Volante arrivino proprio dall'interno e, nello specifico da Giuseppe Busso, diviso da Gioacchino Colombo da una accesa rivalità. A confermarlo sono le critiche alla spider riportate nel suo libro "Nel Cuore dell'Alfa". "La linea molto filante", scrive, "era tale da poter tornare sicuramente gradevole a molti appassionati. Ma per Satta e per me i punti sui quali dissentivamo dalle vedute di Colombo erano parecchi e fondamentali. La larghezza della vettura a causa della sporgenza dei parafanghi anteriori, che carenavano le ruote fin quasi sul loro asse, era eccessiva, comprensibile solo se volta a guadagnare fin l'ultimo chilometro di velocità massima. Per un uso su strade normali la vettura era troppo ingombrante e, quanto a prestazioni in gara su percorsi tortuosi, i 30-40 centimetri di maggior larghezza rispetto a una soluzione convenzionale sarebbero stati più utili se spesi per la maggiore carreggiata. La cosa non tardò a essere evidente un po' per tutti, tanto che - nell'edizione che venne chiamata, con una punta di ipocrisia, "Disco Volante a fianchi stretti" - la maggior sporgenza dei parafanghi era del tutto cancellata. Ma per noi la maggior incongruenza era costituita dal fatto che posteriormente ci fosse ancora un ponte rigido, anche se si trattava del magico BMW. E anche il rifacimento completo del motore 4 cilindri per sostituire nel basamento l'alluminio con la ghisa era fuori luogo: il maggiore costo legato alla produzione fuori dalla serie non valeva i pochi chili di risparmio. La cosa più bella di quella vettura era forse l'appellativo Disco Volante che le era stato assegnato".

LE EREDI DELLA DISCO VOLANTE
Critico, ma furbo, Busso sfrutta la notorietà della Disco Volante per proporre di proseguire il progetto con le opportune modifiche. Le sue, naturalmente. Per lo sviluppo si sceglie il prototipo con il 6 cilindri di 3 litri, progettato da Busso e che "bontà sua, Colombo già aveva adottato per il suo Disco grande". La carrozzeria è modificata su istruzioni del tecnico dalla Colli, mentre la cilindrata del motore è portata a 3,5 litri e i "cavalli" a 275. Nella nuova configurazione vengono costruiti una decina di esemplari ribattezzati con il nome di 6C 3000 CM (Competizione Maggiorata) per prendere parte a diverse gare. La più importante è la Mille Miglia del 1953 dove sono schierate tre CM con al volante Senesi, Kling e Fangio. I tre vanno fortissimo, con Senesi che a Pescara ha accumulato un vantaggio di 5 minuti sul secondo, la Ferrari 4100 di Farina. Costretto al ritiro per la rottura del telaio, a Roma conduce Kling che, però, poco dopo abbandona per un problema analogo a quello di Senesi. A prendere la testa è Fangio che sulla via di ritorno a Brescia è costretto a rallentare per scongiurare un altro ritiro e si deve accontentare del secondo posto finale. Meno fortuna hanno le 6C nella gare successive, le 24 Ore di le Mans e di Spa, dove non giungono al traguardo. L'appuntamento per la vittoria è per il 6 settembre a Merano, dove Fangio conquista il Gran Premio di Salsomaggiore.

CUSTODITE NEI MUSEI
La vittoria dell'argentino a Merano segna, di fatto, l'ultimo atto della Disco Volante o, meglio, della sua discendente diretta. Da allora i quattro prototipi costruiti prendono strade diverse e oggi sono ospitate in strutture diverse. La spider originale e la coupé sono al Museo Alfa Romeo di Arese, purtroppo in ristrutturazione, la "fianchi stretti" fa parte della collezione Schlumpf alla Città dell'Automobile di Mulhouse in Francia e la 3 litri è al Museo dell'Automobile di Torino. Al quartetto si aggiunge un'insolita versione: l'opera in bronzo realizzata dal Centro Stile Alfa Romeo con la collaborazione dell'artista Agostino Bonalumi e posata davanti alla Fiera di Milano in occasione del centenario del "Biscione" del 2010.

Autore: Stefano Panzeri

Tag: Retrospettive , Alfa Romeo , auto storiche , auto italiane


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