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pubblicato il 18 aprile 2012

Benzina: “Condannati a soffrire a lungo”

Lo dice l'amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni: prezzi sempre alti

Benzina: “Condannati a soffrire a lungo”

"Siamo condannati a soffrire a lungo il caro-benzina, perché la situazione internazionale non ci fa prevedere che i prezzi possano scendere in modo importante in tempi brevi". Lo ha affermato in un'intervista al Tg2 l'amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni. "Purtroppo - ha aggiunto - dobbiamo abituarci a vivere almeno per questi mesi con prezzi della benzina alti". Riguardo al greggio, col Brent appena sotto la soglia dei 120 dollari al barile, Scaroni è chiaro: "Finché India e Cina continuano a crescere e a consumare sempre più petrolio, a 120 dollari magari no; ma mi attendo che il petrolio resti intorno ai 100 per tutto quest'anno".

I 2 EURO SONO LÌ...
Stando al monitoraggio di Quotidiano Energia in un campione di stazioni di servizio che rappresenta la situazione nazionale, la leggera flessione delle quotazioni internazionali di benzina e diesel ha favorito il ritorno alla quiete dei prezzi raccomandati dei due prodotti dopo i ritocchi innescati da Eni nei giorni scorsi ed estesi alle altre Compagnie. Le medie nazionali sono rispettivamente a 1,905, 1,785 e 0,888 euro/litro pert benzina, diesel e Gpl. Con punte attorno 1,992 euro/litro (Centro) per la verde, a 1,821 per il gasolio e 0,907 per il gas (Sud). Insomma, il muro dei 2 euro è già stato infranto in passato, e lo sarà di nuovo a breve.

PAURA DI ALTRE TASSE
Il fatto è che il Consiglio dei ministri ha approvato un Disegno di legge per aumentare le accise fino a cinque centesimi/litro: obiettivo, reintegrare il fondo nazionale di Protezione civile nel caso di stato di emergenza; il Governo, inoltre, ha allo studio la carbon tax, per la quale si prevede una rimodulazione delle accise su carburanti e combustibili fossili. Da un anno in qui, il prezzo dei carburanti è salito di 31 centesimi/litro; di questi, 10 sono dovuti all'aumento del greggio e dei prodotti finiti (che hanno le quotazioni più alte di tutti i tempi), e 21 alle imposte più gravose. Le tasse sono quindi la causa del 70% dell'intero aumento: un record, come denuncia la Figisc (sindacato dei gestori), roba che nemmeno in Grecia. Adesso, in Italia ci sono le imposte sui carburanti più alte dell'Europa comunitaria, e il prezzo più alto: un'escalation preoccupante, visto che a gennaio 2011 la classifica dei prezzi della benzina vedeva l'Italia al decimo posto su 27 Paesi di Eurolandia.

FRA INFLAZIONE E IVA
Per di più, la maggiore voce (ben il 25%) che contribuisce all'inflazione è il prezzo dei carburanti, con i consumi al tracollo: nei primi tre mesi del 2012, si sono persi quasi 900 milioni di litri rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso (-8%). Per non parlare della possibilità di elevare l'Iva dal 21 al 23% a ottobre 2012, che farebbe impennare ulteriormente il prezzo dei carburanti.

LA TORTA OGGI
Adesso, facendo 100 il prezzo del carburante, il ricavo industriale è sceso a meno del 10%, contro il 55% medio delle imposte e il 35% del costo del prodotto vero e proprio. E i margini, al netto dei costi, sono scesi nell'insieme del circuito (aziende più gestori) a meno di 2 centesimi/litro. Una "torta" indigesta per gli italiani, che rischia di diventare ancora più "pesante".

Autore: Redazione

Tag: Attualità , carburanti


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