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pubblicato il 16 aprile 2012

Fiat-Fiom: il nodo dell'articolo 19

La controversa questione della rappresentanza in fabbrica dei sindacati

Fiat-Fiom: il nodo dell'articolo 19

Mentre in queste ultime settimane si discuteva sulla bontà o meno di modificare l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, nelle aule dei tribunali è andata avanti una battaglia che oppone Fiat e Fiom sull'articolo immediatamente successivo: l'articolo 19. Si tratta di quella norma che regola il diritto di rappresentanza in fabbrica dei sindacati, dalla quale la Fiom è esclusa in molti stabilimenti nei quali non ha firmato il contratto "modello Pomigliano". Per questo motivo i metalmeccanici della Cgil hanno presentato 61 ricorsi in tutta Italia. I verdetti, però, sono stati sinora contrastanti: i giudici di Napoli e Bologna hanno dato ragione alla Fiom, mentre Lecce e Torino a Fiat.

DIVERSI ORIENTAMENTI
L'attuale articolo 19 stabilisce che siano rappresentate in fabbrica le associazioni sindacali che siano firmatarie di contratti collettivi nazionali o provinciali di lavoro applicati nell'unità produttiva. Fino al 1995 erano comprese le "associazioni aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale", ma questa parte fu abrogata attraverso un referendum perché troppo generica nello stabilire quali sindacati fossero davvero "rappresentativi". Da allora però le controversie sull'articolo 19 non sono affatto diminuite, anzi, più volte la Corte di Cassazione e la Corte Costituzionale sono state chiamate a fare chiarezza su aspetti poco controversi. Nel caso Fiat-Fiom, in particolare, oggetto del contendere è la partecipazione alle negoziazioni. Per alcuni giudici, come quello di Bologna, non è necessario firmare ma aver partecipato attivamente alle trattative per avere un rappresentanza in fabbrica. Per altri, come è il caso di Torino, solo chi ha firmato il contratto può avere il diritto di nominare i propri rappresentanti. Gli orientamenti finora emersi nelle vertenze Fiat-Fiom sono dunque due: applicazione alla lettera vs interpretazione.

VERSO LA CORTE COSTITUZIONALE?
Sentenze dunque diametralmente opposte, che per una volta mettono d'accordo le due parti su un fatto: manca la chiarezza. Per il Lingotto "sono un'ulteriore conferma che la Fiat sta operando in un contesto che non assicura certezze giuridiche indispensabili per lo svolgimento delle proprie attività", ma anche per i metalmeccanici "Ci sono giudici che dicono che ciò che sta facendo Fiat è antisindacale e giudici che con motivazione diversa dicono altre cose: siamo di fronte a un problema aperto", è stato il commento del segretario Maurizio Landini. Chi ha ragione potrebbe deciderlo la Corte Costituzionale, chiamata a chiarire se l'articolo 19 va interpretato alla lettera oppure no. Oppure la questione arriverà in Parlamento, che dovrà modificare questa norma negli anni ampiamente dibattuta dalla giurisprudenza.

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Tag: Attualità , Fiat , auto italiane , produzione , lavoro


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