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pubblicato il 12 aprile 2012

Concessionari in rivolta contro il Governo

Sulla riforma fiscale delle auto aziendali: "Rivolgetevi ad altri, noi abbiamo già dato"

Concessionari in rivolta contro il Governo

Benzina e diesel ogni giorno più cari per via di accise che si moltiplicano. IPT, autostrade e assicurazioni sempre più salate. IVA che si alzerà anche fino al 23%. Superbollo che fa crollare le vendite di auto di lusso e spinge i proprietari a liberarsene. Crisi economica. E' in questo contesto, drammaticamente appesantito dal crollo delle immatricolazioni, che rientra l'ipotesi del Governo Monti di inasprire la fiscalità legata all'auto aziendale per finanziare la riforma del lavoro. Una manovra che è esattamente l'opposto di quanto da anni chiede il settore auto per rilanciarsi, visto che proprio l'auto aziendale è stata finora la sola a galleggiare nello sprofondo delle vendite. Per questo Federauto, la federazione che rappresenta le concessionarie in Italia, "entra a gamba tesa contro l'ipotesi di finanziare la riforma del mercato del lavoro attraverso l'inasprimento fiscale sulle auto aziendali - come spiega in un comunicato -. E' incomprensibile che si vogliano ancora attaccare gli autoveicoli, gli automobilisti e ora anche i parchi auto aziendali". Federauto lancia quindi un appello al Governo: "Se non volete equipararci all'Europa, almeno lasciate tutto come sta".

ITALIA ED EUROPA A CONFRONTO
Premettendo che circa un mese fa, per la seconda volta in due anni, Federauto ha presentato ad esponenti del Governo un piano organico e triennale per il sostegno della domanda (in quanto l'automotive nel nostro Paese rappresenta l'11,4% del PIL, contribuendo al gettito fiscale nazionale per il 16,6% e impiegando, con l'indotto allargato, 1.200.000 addetti) ed ha richiesto di parificarne la fiscalità ai principali mercati europei. L'attuale situazione italiana, come spiega Federauto, prevede una quota ammortizzabile e detraibile del 40%, contro il 100% dei maggiori Paesi Ue. Oltre a ciò Federauto proponeva un ammortamento anticipato da 4 a 2 anni, per le vetture, e da 5 a 3 anni, per i veicoli commerciali. "E' assurdo, inconcepibile, che in un mercato auto in una recessione eccezionale si pensi di inasprire la fiscalità delle auto aziendali per finanziare la riforma del lavoro. Il Governo deve reperire fondi per finanziarla? Suonate a un altro indirizzo, noi abbiamo già dato", dice Filippo Pavan Bernacchi, presidente di Federauto.

I DANNI SARANNO "INCALCOLABILI"
Se Pavan Bernacchi parla di una situazione ai limiti della sopravvivenza, Enzo Zarattini, presidente dell'Associazione Concessionari Italiani BMW, è meno ottimista: "Se anche le auto acquistate dalle aziende, già svantaggiate rispetto all'Europa, pagheranno un ulteriore dazio, il mercato si contrarrà ulteriormente provocando danni incalcolabili". Adolfo De Stefani Cosentino, presidente dei concessionari Mercedes, sostiene poi che "la minore deducibilità allontanerà ancora di più l'Italia dal panorama europeo cui spesso ci si riferisce per indicare comportamenti o legislazioni virtuose. Rammento che in Germania la quota ammortizzabile è pari al 100%, a fronte del 40% fino ad ora previsto in Italia - ha detto -. La detraibilità dell'IVA è pari al 100%, con una riduzione al 50% per i professionisti. Sono dati di riferimento indicativi di un approccio totalmente diverso dal nostro e che porta le immatricolazioni annuali di auto intestate a società a pesare per quasi il 40% su un mercato di circa 3,8 milioni".

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Tag: Attualità , flotte aziendali


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