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pubblicato il 10 aprile 2012

L’auto americana ha di nuovo la coda

A New York la terra del SUV torna alla tradizione con tanti modelli a 3 volumi

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Al Salone di New York (6-15 aprile 2012) le auto mettono la coda o - meglio - la rimettono dopo anni di SUV, pick-up e crossover, "peccati" che le case, soprattutto quelle americane, cercavano di espiare con abbondanti dosi di concept ibride, elettriche, improbabili citycar e quant'altro potesse essere messo sull'altro piatto della bilancia per avere la faccia pulita. Eppure, se anche gli USA appaiono come la terra delle ruote alte, dal punto di vista delle vendite la tipologia di vettura preminente è rimasta sempre quella della berlina 3 volumi e la lista delle novità della 112esima edizione dell'Auto Show segnala un netto ritorno all'auto con la coda, in tutte le salse.

NOMI GROSSI, GROSSI DOVE?
I loro nomi forse a noi europei non dicono niente, ma per gli americani rappresentano consuetudini pluridecennali. La Chevrolet Impala è di fatto l'ammiraglia della gamma ed è alla decima generazione la quale segna davvero un'evoluzione nello stile, un salto che, molto probabilmente, si ripercuoterà anche sugli altri modelli del marchio più globale di GM, anche quelli che arrivano da noi. Percorso analogo anche per la Toyota Avalon che, da auto di signore di mezza età, si trasforma quasi in berlina sportiva alla ricerca di una clientela più giovane, dinamica, diversa da quella tradizionale tanto che ci sono i pulsanti per scegliere tra tre modalità di guida. Una cosa abituale per noi europei, nuova per gli americani, sconvolgente per chi oggi guida una Avalon. Una volta queste auto avrebbero avuto come motore d'ingresso un V6, oggi hanno 4 cilindri e persino una versione ibrida - nel caso specifico dell'Impala si chiama eAssist - perché uno dei motori che sta spingendo di nuovo gli americani verso le code è la maggiore efficienza di queste auto, forse meno capienti, ma più leggere e aerodinamiche. Impossibile chiamarlo downsizing o downgrading, ma il senso è proprio quello.

CLIENTI NUOVI, CLIENTI SEMPRE PIÙ GLI STESSI
Un gradino più in basso anche la Nissan con la nuova Altima fa una mossa per cercare di conquistare nuovi clienti e di guadagnare posizioni nel segmento più importante del mercato americano, quello delle berline 3 volumi di lunghezza intorno a 4,8 metri, dominato da molto tempo ormai da Toyota Camry e Honda Accord. Negli ultimi anni anche qui si è fatta sentire l'offensiva coreana (vd. Hyundai Sonata e Kia Optima) e si è assistito al ritorno di Ford grazie alla Fusion, con la nuova già pronta per scendere in campo. E stavolta non si tratta di un modello specifico per il mercato americano, ma di quella che noi chiameremo presto Mondeo. Tuttavia, per capire come sono cambiati i tempi, i motori sono tutti a 4 cilindri e di 6 cilindri non se ne vede neppure traccia. Insomma l'Atlantico si sta asciugando - automobilisticamente parlando - ed è come se le automobili potessero viaggiare da un continente all'altro con le loro ruote trovando clienti dai gusti che, se non uguali, sono sempre più simili. La contiguità America-Asia è invece già acclarata da tempo: gli occhi a mandorla preferiscono le berline, snobbano il Diesel, ignorano le station wagon e gradiscono i SUV. Ecco un altro serio motivo industriale perché l'industria americana, dopo essersela tolta dalle gambe, agiti ancora la coda perché se oggi può esserci un'automobile che può aspirare ad essere world car, questa è sicuramente a tre volumi. La Chevrolet Cruze o la Volkswagen Jetta sono gli esempi più lampanti. La coda è consuetudine, la coda è status.

A CACCIA DEL PREMIUM
Ford e Toyota estendono inoltre la loro sfida ai rispettivi marchi premium Lincoln e Lexus. A New York la prima presenta la nuova MKZ e i giapponesi rispondono con la nuova ES. Per entrambe le vetture si tratta di una rivoluzione tecnica e stilistica, in particolare per l'americana che sfrutta la base della sopraccitata Fusion, ma con una personalità nettamente differente, sia fuori sia all'interno dell'abitacolo. La ES diventa più maschia, più simile alle sorelle più grandi e, per la prima volta nella sua storia, avrà anche quella versione ibrida che le era stranamente mancata, visto che la base è quella della Camry, la quale ha da anni una variante benzina-elettrica, che la Lexus è un marchio molto americano e che Lexus ha da tempo scelto l'ibrido come arma tecnologica e di immagine per il proprio marchio. Naturalmente da Dearborn sono pronti a rispondere anche su questo versante con un ulteriore prestito dalla Fusion, anche lei già ibridizzata da anni e con un buon successo di mercato tanto da far diventare la Ford il secondo marchio negli USA per le vendite di vetture con questa tecnologia.

GLI ESPERIMENTI? HANNO SEMPRE UNA CODA
Restando nel premium, la grande mela ci regala in coda altre code "sperimentali", pronte però a diventare realtà. La più vicina nel tempo e nella fedeltà al futuro modello di serie è sicuramente l'Acura RLX, erede dell'attuale RL, omologa della Honda Legend, nome con il quale vedremo quest'auto in Europa. A meno che Honda non decida di ritirare la propria ammiraglia dal Vecchio Continente. Lunga 5 metri, sarà già alla fine di quest'anno la prima auto a montare il sistema ibrido-integrale Sport Hybrid SH-AWD con motore V6 3.5, cambio doppia frizione a 7 rapporti e tre motori elettrici. E che finalmente i giapponesi vogliano uscire da un inspiegabile - per loro - anonimato tecnico lo dimostra la presenza dello sterzo attivo mentre per la versione a trazione anteriore e motore tradizionale ci saranno le 4 ruote sterzanti. Coda elettrica invece per Infiniti che ha scelto il Salone di New York per presentare la EL concept, prototipo della berlina compatta elettrica promessa per il 2013 derivata dalla Nissan Leaf. Berlina, ma non del tutto elettrica, è la Fisker Atlantic ibrida plug-in frutto di quel progetto Nina per il quale la casa di Irvine era riuscita ad avere 529 milioni di dollari dal governo americano acquistando l'ex stabilimento GM di Wilmington, nel Delaware. Il governo ora, dopo aver erogato parte della somma, ha chiuso in rubinetti in attesa di vederci chiaro. La Fisker dice di voler andare avanti lo stesso con finanziamenti privati, ma i tempi non sono facili e, se non dovesse farcela, per lei potrebbero esserci i titoli. Di coda, ovviamente.

Autore: Nicola Desiderio

Tag: Mercato , auto americane , new york


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