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pubblicato il 5 aprile 2012

L’auto americana torna a piacersi

Al Salone di New York si rivedono grandi berline, suv e crossover di taglia XL

L’auto americana torna a piacersi
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L'America torna a guardare se stessa allo specchio e anche a piacersi com'è al NYIAS, il New York International Auto Show, dove la precedenza è data all'automobile USA e al mercato interno che continua la sua risalita facendo tornare il sorriso a tutti. Un entusiasmo che si sentiva anche a Detroit, ma che nella Grande Mela si trasforma in un morso soddisfatto. Quando chiudi il primo trimestre con +13,3% è ovvio che qualcuno già parla di un mercato pronto a toccare e superare di nuovo i 14 milioni alla fine del 2012, più di una boccata d'ossigeno per i concessionari e per le case che di ossigeno invece ne hanno più che abbastanza sui mercati emergenti, per correre.

IL LUPO PERDE IL PELO...
Ecco allora che tornano le vecchie abitudini e torna la voglia di auto americana, quella grande. Certo non sono grandi come un appartamento, hanno abbandonato l'aerodinamica di un grattacielo, i motori sono a iniezione diretta e il 4 cilindri con la cilindrata sotto i 200 cubic inches - più o meno 3 dei nostri litri, per noi che ci ostiniamo a usare il sistema metrico-decimale... - ma in giro per i padiglioni del Javit Center, a pochi passi dalla 12° strada che costeggia i pier sul fiume Hudson i concept di auto elettrica o ibrida e di city car lillipuziane - cioè le nostre - sono praticamente scomparsi. Sarà che, in qualche caso, qualcosa delle abitudini europee è arrivato anche qui, dunque si nota di meno, ma la sensazione di aver passato la crisi ha riportato a galla buona parte di certe consuetudini. E le case sono naturalmente pronte a intercettarle cavalcando l'onda e lasciando da parte le auto finte, quelle improbabili, quelle che fanno fare meno soldi o quelle che si venderanno tra qualche anno. Forse. Se il prezzo della benzina dovesse superare gli attuali 4 dollari al gallone.

I SPEAK ENGLISH
Dunque berlinone, SUV, crossover e praticamente tutti i modelli presentati dalle Big Three parlano solo e soltanto inglese con rigoroso accento americano. Lo stesso dicasi per le novità proposte dai giapponesi, tutte orientate al mercato nordamericano cui nei decenni scorsi hanno dedicato attenzione e soldi, ma dato anche tanto lavoro con le loro fabbriche. Gli europei non hanno forse fatto altrettanto, ma si stanno dando da fare. Gli americani in questi casi sanno essere molto accoglienti e hanno la dote di accogliere senza pregiudizi e integrare tutto quello che è straniero rendendolo proprio. Auto come la Volkswagen Passat - non la nostra, ma quella costruita in Tennessee - o la Nissan Altima, la Mercedes GL o la BMW X6, la Lexus ES o la Toyota Avalon fanno parte di un panorama di auto propriamente americane posando senza soluzioni di continuità con la Chevrolet Impala, la Ford Fusion o la Dodge Dart. Persino la Porsche Cayenne Diesel - una Porsche! - posa senza imbarazzi accanto alla SRT Viper.

SI RIPARTE!
Un mondo diverso, meno a parte di qualche anno fa. Per accorgersene, basta alzare lo sguardo su Houston Street e vedere gli enormi cartelloni pubblicitari messi da Nissan tra i grattacieli per l'NV200 - prodotto in Giappone, Cina e anche in Spagna - pronto a sostituire la Ford Escape come taxi per le strade di New York. Ce n'è persino uno con la porta scorrevole mentre anche la prossima Escape sarà uguale alla nostra Kuga. Ma tutto questo gli americani forse non lo sanno. E non gli importa. Il pericolo giallo si è trasformato in taxi, la 112^ edizione del NYIAS è pronta a celebrare l'auto americana, anche se viene da lontano, e ha di nuovo il coraggio di vedersi allo specchio. In fondo si piace ancora.

Autore: Nicola Desiderio

Tag: Mercato , auto americane , new york


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