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Interviste

pubblicato il 3 aprile 2012

Sticchi Damiani: 'Il governo deve cambiare politica sull'auto'

Il presidende dell'Aci non esclude una manifestazione degli automobilisti

Sticchi Damiani: 'Il governo deve cambiare politica sull'auto'

È il nuovo presidente dell'ACI. È stato nominato dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a metà del mese di marzo, ratificando l'elezione del dicembre scorso. Angelo Sticchi Damiani, ingegnere pugliese di 66 anni, è il manager che dal 1990 dirige l'Ac di Lecce. Domenica è andato a Monza per il primo appuntamento del campionato Superstars, la serie di Maurizio Flammini che fa correre le supercar da 500 Cv con otto marchi coinvolti. Alla massima carica dell'Automobil Club accomuna il ruolo di presidente della CSAI, la commissione sportiva. Lo incontriamo nella hospitality dell'FG Group per scoprire come intende sviluppare il suo mandato .

Gli automobilisti sono tassati come mai nella storia con il superbollo e l'aumento delle accise sui carburanti, eppure le entrate erariali sono inferiori alle previsioni. Cosa pensa di fare?
"Questo è un tema importantissimo che condivido al 100%. Possiamo dire che l'azione del Governo ha prodotto degli ottimi risultati nella credibilità internazionale. Probabilemente l'Italia è diventata attrattiva verso alcune nazioni che potrebbero essere nuovamente interessate ad investire da noi, come la Cina e quell'area asiatica che sappiamo importante e in crescita, però nei prossimi mesi, e spero che siano solo i prossimi mesi, avremmo delle forti ripercussioni sociali".

Il Governo Monti sta deprimendo il mercato dell'auto: a superbollo e accise sui carbutanti si sono aggiunti anche i blitz della Guardia di Finanza che fermano le auto di grossa cilindrata...
"I controlli vanno fatti, ma non condivido la criminalizzazione mediatica. Per verificare la congruità degli acquisti con le dichiarazioni dei redditi ci sono altri strumenti: basta incrociare i dati con il PRA. Non servono i blitz: ora i controlli sono insistiti e ripetuti. Dopo la terza o quarta volta che un automobilista viene fermato, è normale che voglia lasciare la sua vettura in garage. Se non decide di venderla, anzi di svenderla. Così si deprime il mercato premium che è quello che permette più margini di guadagno, non è solo con la Panda che si fanno i profitti".

Ferrari, Maserati e Lamborghini si stanno aprendo a nuovi mercati nei paesi emergenti, come l'Estremo Oriente o il Sudest asiatico...
"Le Case risentiranno della crisi italiana in modo più marginale, ma per la loro rete di vendita italiana sarà un disastro. Parlo dei concessionari e delle officine che sono entrare in una crisi che può avere effetti irreversibili. Si tratta di atelier dove gli operai vengono pagati per quello che valgono: in questa fascia il mercato si è fermato. La rete commerciale e tutto l'indotto automobilistico pagheranno pesantemente le scelte politiche sbagliate".

I rischi non ci sono solo a breve termine...
"Non c'è dubbio, questa politica dei tecnici ci sta portando a deprimere il valore del mercato dell'auto circolante. Stiamo assistendo ad un fenomeno inquietante: le vetture di grossa cilindrata sono svendute all'estero, in particolare nei Paesi dell'Est, ma non solo. Pur di privarsene vengono cedute a metà prezzo. Se avevamo un circolante del valore di un miliardo di euro, lo stiamo dimezzando in pochi mesi. È un danno pazzesco che può portare alcuni costruttori che investono in Italia a riconsiderare gli investimenti nel nostro Paese. L'Italia sta perdendo valore...".

Non è il momento di una manifestazione degli automobilisti? Avrebbe sicuramente un successo enorme, perché sarebbe trasversale rispetto alle diverse idee politiche e potrebbe trovare un consenso senza precedenti fra i cittadini...
"Andiamo per gradi. Stiamo scrivendo lettere garbate e documenti alla Presidenza del Consiglio per metterla a conoscenza della grave situazione che si è venuta a creare. È nostro dovere agire per via istituzionale. Sono tutti tecnici per cui non dovremmo "tradurre" questi discorsi perché li dovrebbero capire al volo, semplicemente analizzando i numeri. Insomma cerchiamo la moral suasion".

Certo, ma le cifre sono inquietanti...
"Il crollo del mercato dell'auto è preoccupante: gli ultimi dati parlano di una contrazione di circa il 30%, senza contare il calo dei consumi di carburante che supera il 15%. Non solo lo Stato ha una minore entrata di IVA, ma si deprime anche la rete dei distributori di benzina. Stiamo mettendo in crisi il sistema Italia. L'aumento della benzina oltre ad avere un effetto inflattivo sui prezzi anche di prima necessità, sta determinando una limitazione della mobilità".

In effetti le code in autostrada sono quasi scomparse...
"Quello è un aspetto visibile della crisi, ma i danni che si creano sono più profondi: per esempio svenderemo la rete di distribuzione dei carburanti. L'effetto sarà devastante. L'ENI perderà pezzi del mercato interno. Ma quando si fermerà questa deriva? E quale prezzo dovranno pagare i cittadini italiani? Si potranno rimettere insieme i cocci o avremo fatto un danno irreparabile? Queste sono le domande a cui bisogna trovare una risposta, perché la questione non è solo di tirare la cinghia o fare dei sacrifici nel breve periodo. Cosa accadrà alla ripresa dell'economia?".

Le previsioni indicano altri due anni di recessione...
"Mi auguro proprio di no. Il ministro dell'economia, Passera dice che una ripresa dovrebbe già esserci nel 2013. Mi auguro che abbia ragione, però oggi ci troviamo di fronte ad una realtà che sta scassando un sistema".

Quindi alla moral suasion potrebbe seguire un'azione di protesta più dura?
"Se non avremo risposte, dovremo passare a delle azioni dimostrative..."

Anche una manifestazione?
"E come no! Noi dobbiamo tutelare gli automobilisti".

L'ACI, a dire il vero, ha un profilo molto governativo e non sembra aver fatto molto a sostegno dell'automobilista...
"Non guardiamo il passato, sto parlando di come dobbiamo agire nel presente senza timidezza e in piena autonomia".

Il Paese paga anche la mancanza di un piano industriale credibile, altrimenti Marchionne non minaccerebbe di lasciare l'Italia un giorno dopo l'altro...
"Marchionne è un genio. Viene demonizzato, ma dobbiamo essere ben felici che ci sia lui alla guida della Fiat. Se non ci fosse stato, probabilmente, il Gruppo Fiat avrebbe già un altro nome e sarebbe altrove. È stato straordinario: non solo non si è fatto comprare, ma ha acquisito una grande Casa americana. Ce lo dobbiamo tenere caro".

Che strumenti abbiamo perché Marchionne non porti via la Fiat dal nostro Paese?
"Dobbiamo uscire dall'immobilismo. Non possiamo più perdere tempo. A me, per esempio, piacerebbe riportare un marchio italiano nel mondiale rally".

Ne ha già parlato con Marchionne?
"No, non a così alto livello, però spero di avere un incontro a breve. La Lancia potrebbe essere rilanciata investendo nella sua storia sportiva nei rally. Si può recuperare il valore che il marchio piemontese aveva quando dominava il mondiale. I trentenni ancora si ricordano l'epopea della Delta Integrale, ma i giovani non sanno di cosa stiamo parlando. Tutto quello che è stato l'investimento su questo brand che ha rappresentato la qualità e l'eccellenza nei rally rischia di essere perso. E siccome ha avuto un costo, ritengo sia giusto non disperderlo".

La politica del Gruppo Fiat non contempla i rally per la Lancia...
"La Federazione deve creare le condizioni utili ad un rientro. Non sono un esperto di marketing, ma c'è un'altra cosa che non capisco: come mai l'ENI ha rinunciato al marchio Agip dopo aver investito miliardi in pubblicità su quel brand? Ci sono logiche che mi sfuggono. Per tornare ai rally: ora esiste la Ypsilon quattro porte, perché non si lancia la versione World Rally Car e si avvia una campagna pubblicitaria che l'associ alla Delta e alla Fulvia HF? La Lancia potrebbe tornare ad essere un marchio che piace ai giovani e probabilmente si potrebbero vendere molte vetture sfruttando un patrimonio che non deve essere disperso. Mi piacerebbe sedermi intorno ad un tavolo per discutere la fattibilità di un progetto come questo...".

Presidente perché un automobilista dovrebbe diventare socio ACI?
"Il mio impegno è di voler tutelare gli automobilisti italiani facendo valere le loro ragioni. Una volta era un orgoglio possedere la tessera dell'ACI, bisogna tornare a restituirle quel valore che non è solo economico per le molte facilitazioni che assicura. In realtà offriamo un prodotto che è qualitativamente valido, ma non è sufficientemente conosciuto".

Mi faccia un esempio concreto...
"Quanti sanno che c'è la copertura medica sulle 24 ore? Pochi, ma è un servizio molto utile ed efficace. Dobbiamo cambiare la nostra comunicazione per arrivare alle nuove generazioni usando internet, Facebook e Twitter. Il nostro giornale, l'Automobile, deve essere un mensile disponibile on-line. Insomma dobbiamo girare pagina e ripartire da zero...".

Autore: Franco Nugnes

Tag: Interviste , VIP , roma , aci , interviste


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