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pubblicato il 30 marzo 2012

Marchionne: "Fiat/Chrysler è vicina alle 6 milioni di auto all'anno"

L'obiettivo sarà raggiunto entro tre anni

Marchionne: "Fiat/Chrysler è vicina alle 6 milioni di auto all'anno"

Per rimanere competitivi nell'industria dall'auto bisogna vendere almeno 6 milioni di unità all'anno. Da anni ne è convinto Sergio Marchionne ed oggi l'ad del Gruppo Fiat e di quello Chrysler ha annunciato di essere vicino alla meta. Entro tre anni i due gruppi, prossimi ad una fusione, riusciranno nell'intento, consolidando la propria posizione all'interno del panorama automobilistico mondiale. Nella stessa occasione il manager si è anche dilungato nella critica alla attuale tendenza a delocalizzare la produzione, argomento quanto mai "caldo" in Italia, dove la Panda è appena rientrata dalla Polonia, Termini Imerese è stata venduta e la 500L è stata affidata alla Serbia. "La tendenza, in atto da diverso tempo nell'industria dell'auto, a delocalizzare le attività industriali, che viene spesso usata come misura di difesa" contro la guerra dei prezzi, "credo sia una strategia molto pericolosa", ha detto Marchionne a MF Dow Jones. Chi segue questa tendenza deve essere consapevole "degli effetti che provoca sul territorio d'origine, in termini di perdita di posti di lavoro, di competenze e di stabilità economica", dice.

Sapere che "sta minando risorse molto preziose e molto difficili da ricreare, una volta scomparse". "Tutti quanti dovremmo, invece, ricordare l'obbligo morale che è collegato al fare impresa, e il dovere che abbiamo di contribuire al disegno di crescita dei nostri Paesi. Questo è l'impegno che abbiamo preso con la Fiat, in Italia, e con Chrysler negli Stati Uniti. Un impegno che vuol dire rispettare la storia delle nostre due aziende e delle comunità che le hanno viste nascere e ne hanno accompagnato lo sviluppo - ha aggiunto -. Il successo economico e finanziario può reggere la prova della coscienza e la sfida del futuro solo se è radicato in una sana etica di business. Il settore dell'auto è una delle più importanti fonti di reddito e di occupazione in tutti i Paesi avanzati, apporta un contributo fondamentale al PIL e al benessere sociale delle popolazioni. Tenere a mente questo aspetto significa, in primo luogo, sentire la responsabilità, anche morale, delle scelte che si fanno. Significa intendere l'espansione internazionale come una precisa strategia di business, andando anche a produrre localmente in alcuni grandi mercati, dove è indispensabile essere presenti per risultare efficaci".

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