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pubblicato il 28 marzo 2012

Magneti Marelli: la Fiom deve rientrare in fabbrica

"Comportamento antisindacale" per il tribunale. Fiat "sorpresa e stupefatta"

Magneti Marelli: la Fiom deve rientrare in fabbrica

La Fiom-Cgil non può essere esclusa dalle rappresentanze sindacali alla Magneti Marelli di Bologna e Crevalcore. Lo ha stabilito il tribunale del lavoro di Bologna, condannando la società del Gruppo Fiat per comportamento antisindacale in seguito al ricorso presentato dal sindacato dei metalmeccanici. Secondo il giudice, la mancata firma del contratto aziendale non rappresenta una condizione necessaria alla rappresentanza in fabbrica come prevista dall'articolo 19 dello Statuto dei lavoratori: per averne diritto è invece necessario "partecipare attivamente alla fase di formazione della contrattazione", in quanto firmare un contratto con cui non si è d'accordo è "atteggiamento sicuramente molto più limitativo della libertà sindacale". Si tratta della prima sentenza in Italia di questo tipo nei confronti del Lingotto. 

LE REAZIONI
"È la quinta volta, in cinque diversi Tribunali, che nell'ultimo anno la Fiat viene condannata per comportamento antisindacale per atti e azioni contro la Fiom, i suoi iscritti e i suoi delegati", ha dichiarato il segretario Maurizio Landini, per il quale "il nuovo contratto imposto dalla Fiat - più che per ragioni produttive, economiche e organizzative - ha l'obiettivo di escludere il sindacato più rappresentativo del settore e di limitare le libertà sindacali delle singole persone". La risposta della Fiat è arrivata tramite una nota ufficiale nella quale l'azienda torinese si dice "sorpresa e stupefatta della decisione del Tribunale del lavoro di Bologna" in quanto "Il decreto del Giudice è infatti contraddittorio nelle motivazioni perché da un lato accoglie il ricorso e, dall'altro, manifesta dubbi di costituzionalità sull'art. 19 dello Statuto dei lavoratori". I legali del Lingotto presentaranno opposizione.

FIAT-FIOM, UN RAPPORTO DIFFICILE
La vertenza Fiom-Magneti Marelli su cui si è espressa il tribunale di Bologna è solo l'ultimo capitolo di uno scontro sul diritto di rappresentanza in fabbrica che ha avuto inizio con il varo del "modello Pomigliano", accordi cioè specifici per ogni impianto e non soggetti a quanto previsto dai contratti nazionali e dagli accordi con Confindustria, da cui Fiat è uscita per avere più libertà nelle relazioni industriali. Pochi giorni fa la Corte d'Appello di Potenza ha depositato le motivazioni della sentenza con cui si stabilisce che i tre operai Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli, i primi due delegati Fiom, vanno reintegrati dopo essere stati licenziati illegittimamente con l'accusa di avere sabotato la produzione alla Fiat di Melfi. Per il giudice il licenziamento è stato "nulla più che misure adottate per liberarsi di sindacalisti che avevano assunto posizione di forte antagonismo, con conseguente immediato pregiudizio per l'azione e la libertà sindacale".

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Tag: Attualità , produzione , bologna


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