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Retrospettive

pubblicato il 8 aprile 2012

Le Sport derivate Jaguar

Piccoli, grandi costruttori nel segno del Giaguaro

Le Sport derivate Jaguar
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Fra i costruttori artigianali inglesi che si cimentarono nella costruzione di vetture sport motorizzate Jaguar, i più famosi e vincenti sono senza dubbio la HWM e la Lister. A questi aggiungiamo, da italiani appassionati, la particolare avventura tecnica del famoso stradista italiano Biondetti. Ripercorriamo la storia di questi piccoli, grandi costruttori "stregati" dal fascino del Giaguaro.

HWM (Hersham & Walton Motors Ltd.)
George Abecassis e John Heat iniziarono la loro avventura nel 1946, costruendo una Sport su telaio Alta con la quale parteciparono a numerose competizioni. Nel 1948 si strutturarono in maniera meno goliardica ed aprirono un piccolo stabilimento a Walton-on-Thames dove l'anno successivo costruirono la HW-Alta. I buoni risultati ottenuti, convinsero i soci a gettarsi nell'avventura della Formula 2 con vetture totalmente auto-costruite: era nata la HWM. Questa piccola factory fu la prima fra le inglesi a partecipare ai campionati di F.2 e F.1 precedendo Case come l'Aston Martin e la BRM. Qualche buon successo derivò solamente dalla F2 mentre dalla massima formula si ricavarono, a fronte di 24 partecipazioni ai campionati mondiali 1952, '53 e '54, solamente due successi nel 1952 (Paul Frere, si piazzò 5° al GP del Belgio mentre Lance Macklin vinse il BRDC international Trophy, non valevole per il mondiale); fra gli altri piloti ricordiamo Stirling Moss e Peter Collins.

DALLE MONOPOSTO ALLE SPORT
Heat e Abecassis costruirono per il pilota Phil Scragg una prima Sport biposto motorizzata Jaguar utilizzando tuttavia un telaio Alta. La realizzazione della prima HWM Sport venne in realtà propiziata dall'iniziativa di un pilota privato, Oscar Moore, che trasformò la sua single seater HWM in Sport biposto sostituendo inoltre il motore originale con un Jaguar. Verso la fine del 1953 la Casa ne seguì l'esempio convertendo una monoposto in biposto e dotandola di un 3,8 litri Jaguar alimentato con carburatori DCO Weber da 40; il cambio era ravvicinato, mentre il ponte posteriore era un de Dion: questo fu il primo esemplare "marcato" HWM 1 che, pilotato da Abecassis, raccolse diversi successi. Le prime biposto HWM erano estremamente basse (la sommità del volante, alta come il piccolo parabrezza, era il punto più alto della vettura) con ruote esterne al corpo vettura (il che favoriva il raffreddamento dei quattro grossi freni a tamburo) coperte solamente da piccoli parafanghi motociclistici. La meccanica standard era Jaguar ma su una delle vetture, ora forse in Nuova Zelanda, venne montato un V8 Cadillac. Successivamente alcune vetture ricevettero carrozzerie aerodinamiche (a ruote interne) sia spyder che berlinette; con motore Jaguar da 300 CV ed un peso di 950 kg. l'auto accelerava da 0 a 100 km/h. in 4,5 secondi e, a seconda dei rapporti, la velocità massima andava dalle 113 alle 160 mph. Due anni e diversi successi dopo, Heat - nel corso della bagnata Mille Miglia (LINK ALL'ARTICOLO) del 1955 - perse il controllo dell'auto e con esso la vita; Abecassis smise allora di correre proseguendo viceversa per altri due anni nella costruzione di altre Sport affidate a piloti inglesi per gare nazionali. Da Costruttore a Venditore: nel 1957 la HWM cessò di costruire auto e divenne importatore della Facel Vega (link all'articolo) per l'Inghilterra mentre oggi è un'affermata concessionaria Aston Martin ed Alfa Romeo operante nel Surrey. Nella sua sede principale sono tuttora esposte, con giustificato orgoglio, alcune HWM perfettamente restaurate.

JAGUAR BIONDETTI
La storia di questa particolarissima Jaguar è strettamente intrecciata a quella del suo pilota-costruttore, il sanguigno Clemente Biondetti, considerato il più grande stradista dei suoi tempi con un palmares nel quale spiccano quattro vittorie assolute in altrettante edizioni della Mille Miglia. Ma Biondetti era anche un grande appassionato di tecnica che, assieme al fedele meccanico Gino Bronzoni, si dilettava in realizzazioni complesse alla ricerca del motore o dell'auto ideale; e così progettò esperimenti quali la "Biondetti-Maserati" o l'ancor più fantasiosa "Maserati-Bugatti", per non parlare del tentativo di realizzare un 8 cilindri, accoppiando fra loro 8 motori monocilindrici Norton. Arrivò però il momento nel quale la collaborazione con le Case italiane venne intervallata da quella con la Jaguar che nel 1950 lo avvicinò allo scopo di collaudare in gare su strada la nuova XK120. Subito iscritta alla Targa Florio l'auto inglese scontò però una palese inferiorità rispetto alla Ferrari 195 S di Ascari, più potente e leggera: a lungo secondo assoluto con una vettura palesemente inferiore alla Ferrari, Biondetti sollecitò oltremodo il motore che non resse alle pretese del pilota. In vista della Mille Miglia la Jaguar gli spedì un nuovo motore, facendogli omaggio del vecchio ed autorizzò Biondetti ad alleggerirore la XK120. Venne così sostituito il parabrezza di serie con un sottile frangivento in plexiglass ed i sedili di serie con due piccoli buckets da competizione. In corsa il piolta toscano, dopo la laboriosa sostituzione di una balestra che aveva ceduto, risalì faticosamente all'ottavo posto assoluto, preceduto solamente dalla vettura gemella di Lea-Johnson (indenne al 5° posto assoluto) e da sei vetture Sport . Deluso, ma al tempo stesso incoraggiato dalle potenzialità del mezzo, eliminò la pesante carrozzeria originale sostituendola con una, abbastanza simile, in alluminio (meno 200 kg!) ed abbassò le sospensioni conquistando il terzo posto assoluto alla Parma-Poggio di Berceto. Comunque Biondetti insistette nell'idea di una vettura modificata anche nel telaio e nella ciclistica e così nacque una vettura di Formula 1 che, dopo le cocenti delusioni derivate dalla partecipazione ai Gran Premi di Berna (ultimo) e Monza (ritirato) verrà riconvertita in una Sport in vista della stagione 1951. Occorre dire che sia l'esperimento nella massima formula che quello della meno ambiziosa Sport, non furono accolti con entusiasmo dagli uomini Jaguar ai quali i fatti sembrarono dar ragione: male alla Targa Florio (8° assoluto ad un'ora dal vincitore Marzotto sulla famosa barchetta Ferrari 212 "carretto siciliano"), Biondetti si rifece nella gara di casa, la Firenze Fiesole dove, con un mezzo finalmente a punto, arrivò primo assoluto ottenendo il record della gara (che resterà imbattuto) ma sopravanzando, cosa che desiderava con tutte le sue forze, una Ferrari. Nuovamente male alla Mille Miglia dove però si registrò il ritiro dell'intera squadra ufficiale Jaguar. La stima della Casa di Coventry per l'italiano venne comunque confermata dall'ingaggio per pilotare una Sport C Type nella 24 Ore di Le Mans dove però l'intera squadra fu costretta al ritiro. Biondetti, che dall'Inghilterra non ottenne ulteriori ingaggi, tornò allora ad elaborare il suo mezzo in modo ancor più radicale innestando il motore Jaguar su un telaio italiano le cui origini sono decisamente nebulose. C'è chi afferma si trattasse di un telaio Gilco, altri addirittura di un telaio Ferrari e chi, al contrario, scommetteva su una realizzazione dello stesso Biondetti; la storia, complicata dall'esistenza di tracce di più di una punzonatura sul telaio, non è stata sinora chiarita. Da questo punto in poi tutte le gare di questa Sport furono caratterizzate da costante sfortuna: ritirata alla Mille Miglia del 1952, che Biondetti corse con una Ferrari, affidando viceversa la sua "Jaguar" a Primo Pezzoli; stessa sorte al Gran Premio di Berna con conseguente, definitivo ritiro dalle competizioni. Questa pur bella Sport si fa ora vedere in concorsi e raduni per vetture d'epoca.

LISTER, IL PIU' GRANDE FRA I PICCOLI COSTRUTTORI
La prima Sport Lister, costituita nel 1954 a Cambridge da Brian Lister, era basata su un telaio tubolare dotato di un motore MG elaborato, cambio di serie e ruote in acciao della MG; i freni erano entrobordo. Debuttò lo stesso anno al British Empire Trophy a Oulton Park ma, benché pilotata dal valido Archie Scott Brawn, ottenne scarsi risultati. Immediatamente il motore MG venne sostituito da un Bristol elaborato Moore mentre i pesanti cerchi in acciaio vennero sostituiti con più leggere ruote a raggi; così rivista l'auto, sempre con Scott Brawn e sempre nel '54, partecipò a Silverstone al GP d'Inghilterra vincendo la classe Sport sino a due litri, piazzandosi quinta assoluta ma sopratutto davanti ad una muta di Jaguar C e dietro solamente a quattro Aston Martin. Il resto della stagione dimostrò che Silverstone non era stato un fuoco di paglia e l'auto batté regolarmente Maserati, Bristol-Maserati ed a volte anche le Lotus-Bristol.

DUE STAGIONI INTERLOCUTORIE
Il 1955 fu una stagione transitoria: spinta dai successi dell'anno precedente, la Lister ridisegnò completamente la carrozzeria, si dice ricorrendo anche alla galleria del vento, ma nonostante ciò l'auto non replicò i risultati del '54. Nel corso della stagione le cose migliorarono dopo aver abbandonato la motorizzazione Bristol (mantenuta per ragioni di costo sulle vetture destinate ai privati) a favore di quella Maserati (A6GCS). In quell'anno la Lister tentò anche l'avventura in monoposto, nella categoria F2, desistendo dopo poco tempo. Le cose non migliorarono nel 1956, quando Lister progettò una nuova vettura attorno al motore Maserati A6GCS, ma i negativi esiti dell'esperimento influenzarono in tal senso l'andamento della stagione. Sempre nel '56 si registrarono alcuni altri tentativi, da parte di un paio di facoltosi privati, di acquistare dei rolling chassis Lister senza motore per poi installare delle unità Jaguar. Nel primo caso la Jaguar negò un suo motore 2,5 litri e nell'altro fu lo steso Lister, che non credeva nell'operazione, a negare il telaio all'acquirente.

ARRIVA IL SUCCESSO
Nel 1957 Lister fu avvicinato dall'industria petrolifera BP, ansiosa di mettere in campo un proprio team, da contrattopporre alle squadre sponsorizzate Esso, l'Aston Martin e la Jaguar (con le Sport D affidate alla Ecurie Ecosse). La Jaguar non comparve mai direttamente nell'operazione in quanto i motori pervennero alla scuderia belga dalla stessa BP. Lister, pur non avendone la certezza, rimase sempre convinto dell'esistenza di un accordo fra la BP e la stessa Jaguar che proprio allora si era ritirata ed aveva ancora un grosso stock di materiale da competizione. In tutto questo, la Lister venne riprogettata in funzione del motore Jaguar D - capace di una accelerazione 0-160km/h in 11,2 secondi - e venne ancora una volta affidata al fedele Scott Brown che nel '58 perì a Spa. Dopo un 1958 furono ricco di successi, Lister affidò la progettazione della versione '59 a Frank Costin, uno dei maggiori esperti d'aerodinamica del tempo, ma ancora una volta i risultati non furono quelli attesi. Inoltre, mai - nella storia della Lister - arrivò quello maggiormente desiderato: la 24 Ore di Le Mans.

IL RITORNO
Nel 1986 il marchio Lister riaprì i battenti a Leatherhead, nel Surrey, dove elaborò una serie speciale di una novantina di Jaguar XJSs; il successo fu tale da indurre alla costruzione di una nuova Lister, la Storm, aggressiva berlinetta sportiva con monoscocca honeycomb in alluminio e pannelleria esterna in fibra di carbonio, equipaggiata con motore anteriore Jaguar V12 da 6.996 cc. e 546 CV (755 nella versione da corsa), 4 freni a disco Brembo e tradizionali sospensioni a doppi bracci trasversali con barre antirollio anteriori e posteriori. La versione stradale venne prodotta in soli quattro esemplari. Successivamente elaborata assunse la denominazione di Lister Storm LMP, e partecipò attivamente a svariati Campionati GT, mondiali e nazionali. Dopo il debutto del 1996 (2° e 3° posto al BPR Nurburgring ed alla 1.000 km di Suzuka) si aggiudicò nel 2000 il Campionato mondiale FIA GT (giungendo 2° in quelli del 2002 e 2003 e 3° nel 2001) e nel 2001 il Campionato inglese GT (nonché 2° e 3° assoluti rispettivamente in quelli del 1998, 2002 e 2000). Da ricordare l'ingaggio in squadra ufficiale del nostro Andrea Piccini, che diede un contributo determinante per la conquista della 2° posizione del campionato mondiale FIA GT del 2003 nonché la partecipazione della Lister Storm al Campionato italiano velocità GT 2004 nel corso del quale l'equipaggio Zonca-Lancelotti conquistò 7 volte il gradino più alto del podio. Oggi la Lister prosegue la sua attività gestendo il parco macchine clienti ed assicurando un'assistenza finalizzata alla partecipazione in manifestazioni d'interesse storico e rievocativo.

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Autore: Giovanni Notaro

Tag: Retrospettive , Jaguar , auto inglesi


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