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pubblicato il 26 marzo 2012

Caro benzina: la Guardia di Finanza indaga

Le Fiamme Gialle nelle sedi delle compagnie. Speculazione il reato ipotizzato

Caro benzina: la Guardia di Finanza indaga

Appurare perché dal gennaio 2011 al marzo 2012 i prezzi dei carburanti sono saliti così tanto. E' questo l'obiettivo dell'operazione della Guardia di Finanza di Varese avviata nel weekend con le visite alle sedi di Milano, Roma e Genova delle dieci principali compagnie petrolifere che operano in Italia: Esso, Api, Eni, Erg Petroli, IP, Q8, Shell, Tamoil, Total e Total-Erg. L'indagine della procura lombarda è partita sulla base di un esposto che il Codacons ha presentato in 104 Procure e servirà ad accertare se ci sono state "eventuali manovre speculative", il reato ipotizzato, da parte dei petrolieri, considerati per la prima volta soggetti incaricati di un pubblico servizio in quanto l'attività esercitata, rivolta ad un pubblico indeterminato e caratterizzata da un prodotto di essenziale utilità per i cittadini e le imprese è soggetta a norme di diritto pubblico. Tradotto in soldoni, per capire perché il prezzo alla pompa sale anche quando il barile di petrolio costa meno. Il fascicolo è stato aperto a carico di ignoti.

BARILE GIU', PREZZO SU
Le Fiamme Gialle vogliono vagliare "tutta la documentazione attinente l'origine e l'andamento dei prezzi dei carburanti e dei motivi delle variazioni in aumento ed in diminuzione, per il periodo dal gennaio 2011 al marzo 2012" si legge in una nota della GdF, al fine di accertare se "le recenti dinamiche che comportano l'aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi siano da porre in relazione al mero e fisiologico andamento del mercato, ovvero se tali dinamiche siano falsate da comportamenti penalmente illeciti tali da configurare il reato di 'manovra speculativa su merci'". Le compagnie hanno dieci giorni per mettere a disposizione dei militari di Varese i documenti sull'acquisto del greggio, sulla sua lavorazione e le dichiarazioni sui margini di guadagno su 1 litro di benzina e gasolio. Per il Codacons "il prezzo in rialzo continuo dei carburanti nel nostro paese non è legato al prezzo della materia prima ma ad elementi puramente speculativi. L'associazione dei consumatori ha inoltre invitato gli automobilisti a farsi rilasciare dai benzinai sempre la ricevuta del pieno "poiché solo così possono sperare di essere risarciti e di poter costituirsi parte civile nel procedimento penale in corso". 

ERARIO "COMPLICE"?
Contestualmente il Codacons ha richiesto al Procuratore della Repubblica di Roma il sequestro cautelativo di almeno 1 miliardo di euro presso le casse dello Stato. Per l'associazione, infatti, per ogni centesimo di aumento alla pompa lo Stato guadagna 20 milioni di euro al mese e considerato che oggi la benzina costa mediamente 32 centesimi in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, si può calcolare in circa 640 milioni di euro al mese il maggior introito statale solo per la verde. "Di fronte a tali dati, si può ben comprendere perché il Governo non abbia ancora mosso un solo dito per affrontare il problema del caro-carburanti - afferma il Presidente Carlo Rienzi -. Per tale motivo presentiamo una denuncia contro lo Stato Italiano alla Procura della Repubblica di Roma, chiedendo di indagare alla luce di possibili reati quali appropriazione indebita, truffa e concorso in aggiotaggio, in relazione ai maggiori introiti percepiti grazie alle tassazioni su benzina e gasolio rispetto alle entrate preventivate in bilancio per tali voci

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Tag: Attualità , tasse , carburanti


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