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pubblicato il 25 marzo 2012

BMW, le origini dell’EfficientDynamics

La ricerca della maggiore efficienza ha una storia lunga più di 80 anni

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Se oggi il pacchetto EfficientDynamics è parte integrante del DNA di BMW, la rincorsa a combinare piacere di guida con consumi ed emissioni ridotte ha una lunga storia che, in pratica, comincia il 9 luglio 1929, giorno del debutto del marchio bavarese nel settore dell'automobile. A mostrarsi al pubblico per la prima volta è la 3/15 PS DA 2, variante teutonica dell'inglese Austin Seven come ricordano le ultime due lettere della sigla: "Deutsche Ausführung", ossia "versione tedesca". Passata alla storia con il nome di Dixi, la piccola vettura si impose subito per l'aspetto simpatico, per l'innovativa proposta commerciale che introduceva il pagamento rateale (costava 2.200 marchi, un prezzo basso per l'epoca) e per alcune soluzioni tecniche. Forte dell'esperienza nella produzione di motori per aerei, prima attività di BMW dal quale deriva il logo bianco e blu che rappresenta un'elica, e di motociclette, i tecnici di Monaco apportano all'esemplare britannico sostanziali modifiche che rendono la Dixi particolarmente efficiente per l'epoca. A stupire è soprattutto la nuova carrozzeria completamente in acciaio che rende la 3/15 leggera e agile. Caratteristiche che consentono consumi ridotti (appena 6,0 l/100 km) e prestazioni di riguardo per un piccolo 4 cilindri di 748 cc da 15 CV. Tanto da imporsi in alcune competizioni di rilievo, come il Rally Internazionale delle Alpi del 1929, impegnativa gara di cinque giorni sui passi montani, e alla cronoscalata del Mont del Mules, dove la DA2 ottiene un'imprevista doppietta.

NEL 1938 ARRIVA LA FASATURA VARIABILE
Alla ricerca di soluzioni tecniche sempre più raffinate, gli ingegneri tedeschi anticipano i tempi mettendo a punto sistemi avveniristici come la fasatura variabile delle valvole di aspirazione e scarico. Una tecnologia brevettata nel 1938 e applicata per la prima volta sull'802, un motore sperimentale per l'aeronautica, che debutterà sui motori benzina delle auto del marchio di Monaco nel 1995 con la variante "doppio Vanos". Due anni più tardi i progettisti BMW introducono altri due elementi di rilievo della futura filosofia EfficientDynamics: l'impiego di leghe leggere e l'efficacia aerodinamica. Soluzioni che sono applicate alla 328 Kamm Racing Coupé, modello destinato a cogliere innumerevoli successi nelle gare grazie a una peso a vuoto di appena 760 kg nonostante l'ingombrante motore 6 cilindri. Il segreto è della carrozzeria in alluminio e, soprattutto, del telaio tubolare di electron, una lega superleggera a base si magnesio, che pesa solo 32 kg. Eccelsa pure la capacità di penetrazione dell'aria conferita dal CX di circa 0,27, un dato ragguardevole ancora oggi che consente al modello spinto dal motore di 2 litri da 136 CV di raggiungere i 230 km/h. Concetti che vengono ripresi nel dopoguerra con la 700 RS del 1961, una "barchetta" da corsa con struttura superleggera conferita da un sofisticato telaio tubolare e dalla carrozzeria in alluminio che contengono la massa a soli 630 kg. A renderla vincente sono le mani esperte di Hans Stuck, che dopo un passato nella massima serie chiude la carriera con la 700 diventando campione tedesco di gare in salita all'età di 60 anni, e il piccolo bicilindrico da 0,7 litri in grado di sviluppare 70 CV e spingere la vettura fino a 160 km/h.

UN SEI CILINDRI CHE HA FATTO STORIA
Dopo i gloriosi anni Trenta, BMW nel 1968 torna a progettare un motore 6 cilindri destinato a diventare un punto di riferimento e segnare la storia del marchio fino agli anni Novanta, quando fa la sua ultima comparsa sulla 730i. Si tratta dell'M30, più noto come "Big Six", che debutta sulle 2500 e 2800, modelli che riportano "l'elica" nel comparto della grandi berline e delle coupé di prestigio. Un sei cilindri in linea con testata in lega di alluminio, albero a camme in testa e una camera di combustione tri-emisferica che, in combinazione con i pistoni appositamente progettati, conferiscono una combustione ottimale. A tutto vantaggio di consumi contenuti e di potenze ragguardevoli. Le due varianti da 2,5 e 2,8 litri erogano 150 e 170 CV consentendo di viaggiare fino a 190 e 200 km/h. Il tutto con un'ottima fluidità di erogazione, ridotte vibrazioni e un'eccellente affidabilità. Un'efficienza dinamica che ha la sua massima espressione nella versione corsaiola 3.0 CSL del 1971. Caratterizzata da un'aerodinamica esasperata, grazie anche allo spoiler disegnato per accentuare l'effetto suolo e il fondo piatto, domina il Campionato Europeo Turismo, precursore dell'attuale WTCC, conquistando i titoli continentali dal 1973 al 1979 con unica eccezione dell'annata 1974.

L'AUTO ELETTRICA DEBUTTA ALLE OLIMPIADI DI MONACO
Nel 1972 le Olimpiadi si svolgono a Monaco di Baviera. BMW gioca in casa e decide di stupire la platea di atleti e spettatori realizzando una piccola flotta di berline 1602 a propulsione elettrica. Più scalpore assume l'anno dopo la prima auto di serie prodotta in Europa equipaggiata con turbocompressore. E' la 2002 turbo, berlina con un quattro cilindri di 2 litri da 130 CV che sovralimentazione eleva fino 170. Quanto basta a raggiungere 211 km/h e scattare da 0 a 100 km/h in appena 7". Altre pietre miliari nell'evoluzione tecnologica BMW degli anni Settanta sono la M1 e 732i. La prima, disegnata da Giorgetto Giugiaro e presentata nel 1978, introduce la tecnologia a quattro valvole che ottimizza il processo di riempimento dei cilindri. La seconda, apparsa un anno più tardi, segna il debutto del sistema elettronico digitale di gestione del motore con controllo della mappatura che incrementa la potenza e riduce la "sete" di carburante. Un'attenzione per i consumi che diventa visibile al guidatore con l'arrivo sulla Serie 5 del 1981 dell'indicatore dei consumi. Un dispositivo che aiuta a mantenere una condotta di guida più economica e sostenibile per l'ambiente che BMW ha introdotto per prima al mondo.

ANNI OTTANTA, È IL MOMENTO DI "TD" ED "ETA"
Il percorso di BMW verso l'abbattimento delle emissioni di gas serra e dei consumi, senza rinunciare al piacere di guida, ha una svolta negli anni Ottanta. La "rivoluzione" è rappresentata dalla prima unità a gasolio sovralimentata del marchio apparsa nel 1983 con la 524td. Derivata dalla gamma sei cilindri in linea, sfrutta la tecnologia di turbocompressione e delle grandi valvole di aspirazione e scarico per portare gli 86 CV della versione aspirata fino ai 115 CV. Potenza che per la prima volta forniscono a un modello a gasolio prestazioni in linea con il blasone dellaCasa di Monaco: 180 km/h di velocità massima e accelerazione da 0 a 100 km/h in 12,9". Valori da record, soprattutto se rapportati a una richiesta di carburante di appena 7,1 l/100 km. Sui benzina la svolta è costituita dalla tecnologia "eta", il simbolo dell'efficienza sintetizzato nelle sigle dalla "e" che segue le classiche tre cifre che contraddistinguono modelli e versioni BMW. La prima auto a fregiarsi della nuova evoluzione ideata dagli ingegneri, che tra l'altro prevedeva il catalizzatore, è una variante destinata al mercato statunitense, la 528e del 1981. Nel Vecchio Continente la "eta" sbarca prima in Germania nel 1983 con la 525e equipaggiata con un 6 cilindri di 2,7 litri in grado di erogare 122 CV consumando appena 8,4 l/100 km, 3,2 in meno della 525i. Due anni più tardi l'efficienza è disponibile anche sugli altri mercati d'Europa, ma con la carrozzeria della Serie 3.

L'ERA DELL'IDROGENO E DELL'ELETTRICO
Sul finire del secolo scorso arriva il prototipo che abbina il motore a combustione interna con l'alimentazione a idrogeno. Un progetto ambizioso sfociato nel 1984 con la produzione di alcuni esemplari sperimentali della Hydrogen 7 che, malgrado il V12 da 260 CV, rilascia dai tubi di scarico solo vapore acqueo. A fare da ponte al millennio successivo è un altro modello ecologico, la E1, progenitrice dei futuri modelli della gamma "i", l'elettrica i3 e l'ibrida plug-in i8. Presentata nel 1991, ha una carrozzeria leggera in alluminio e plastica e prestazioni non troppo diverse dagli attuali modelli a batterie. Il motore da 32 kW collegato alla ruote posteriori consente di viaggiare a 120 km/h e di raggiungere i 50 km/h con partenza da fermo in 6". Eccellente l'autonomia garantita dagli accumulatori: 250 km, grazie anche al sistema di recupero di energia in frenata, oggi uno dei capisaldi dell'EfficientDynamics. Il resto è storia recente. Una storia che prosegue ad affinare le soluzioni per ridurre la resistenza all'aria e il peso delle vetture, a sviluppare tecnologie come la gestione delle valvole completamente variabile Valvetronic che consentono il costante "taglio" di emissioni e consumi senza alterare il piacere di guida tipico dei modelli con la "elica".

Autore: Stefano Panzeri

Tag: Retrospettive , Bmw , auto europee , auto elettrica , auto storiche , carburanti alternativi , auto ibride


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