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pubblicato il 12 marzo 2012

Benzina: sette incubi

Vicina al record negativo del 1977. Torna l'allarme manifestazioni

Benzina: sette incubi

Era il 1977 quando, attualizzato, in Italia il prezzo di un litro di benzina arrivò a 1,856 euro. Eppure quello che pareva essere un record inarrivabile sta per essere frantumato. I motivi? Secondo l'Unione petrolifera, sono i nuovi primati delle quotazioni internazionali del petrolio a condizionare i prezzi dei carburanti: il brent arriva quasi a 97 euro/barile: per la benzina, si tratta di un aumento di oltre il 17% rispetto a un anno fa, pari a 10 centesimi euro/litro, a fronte di un prezzo industriale italiano (al netto delle tasse) cresciuto nello stesso periodo di poco meno del 10%, ossia 7 centesimi. A questo, aggiungete una tassazione che non ha eguali in Europa (due terzi di un pieno entrano nelle casse dello Stato), e perdipiù in costante crescita, ed ecco che la parola "benzina" viene facilmente associata a quella di "incubo".

TENSIONI INTERNAZIONALI
Ma c'è un secondo incubo legato alla benzina, e ovviamente anche al gasolio: rispetto a un anno fa, un barile di brent oggi costa 14 euro in più. E il solo effetto della svalutazione dell'euro nei confronti del dollaro registrata nell'ultimo anno pesa per 5 euro/barile: a influire sulle attuali quotazioni, le tensioni geopolitiche legate alla vicenda iraniana, qualche rigidità dal lato dei fondamentali e l'enorme liquidità a disposizione del sistema bancario, prevalentemente impiegata sui mercati delle commodities e del petrolio.

ACCISE REGIONALI
Ci sono poi gli italiani ancora più sfortunati di altri sotto il profilo del pieno di carburante: e questo è un terzo incubo legato alla benzina. Ci riferiamo a chi vive nelle Regioni con accise storia (tasse sul carburante, più Iva del 21%) locali più elevate. Parliamo di Calabria, Campania, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Piemonte, Puglia e Toscana. Proprio nelle Marche si paga la benzina più cara del Paese. Qualche ora fa, in un distributore lungo l'Autostrada A14 Bologna-Taranto, in provincia di Ancona, la verde veniva servita a 1,988 euro il litro. Il muro di 2 euro è lì a 22 "millimetri" di distanza, e quando verrà abbattuto (forse al Sud, vedasi Campania) il botto sarà fragoroso. A tale proposito, si veda cosa pronosticavamo a inizio 2012...

ALTRE LEGNATE
Quarto incubo da benzina: gli aumenti degli ultimi giorni potrebbero addirittura proseguire. Secondo Luca Squeri, presidente del sindacato dei gestori Figisc, le quotazioni internazionali non si sono ancora scaricate integralmente sul prezzo interno: si stima che nei prossimi giorni siano arrivi a ulteriori batoste di 1,5 centesimi il litro.

I "FORCONI" SI SCALDANO
Come se non bastasse, un quinto incubo per i prezzi della benzina che continuano a salire, c'è il movimento dei Forconi che decide di occupare le raffinerie di Priolo e Gela, in Sicilia, bloccando i Tir che trasportano il petrolio raffinato in tutto il Paese. Con possibili ripercussioni anche sui prezzi dei beni di prima necessità. "Abbiamo deciso di occupare le raffinerie di Priolo e Gela - ha spiegato Mariano Ferro, leader del movimento - e già lo abbiamo comunicato a tutte le Questure. Prima fermeremo i Tir che vanno nel resto d'Italia, poi valuteremo la possibilità di bloccare anche quelli che vanno in Sicilia. Abbiamo bisogno di risposte immediate". Fra i motivi della protesta, il fatto che "i siciliani paghino prezzi della benzina così alti pur avendo qui le raffinerie".

PREZZI ALLE STELLE
Incubo numero sei: uno studio della Confederazione italiana agricoltori ha rilevato l'effetto del caro-carburante sulle famiglie italiane: per cibi e bevande, spenderemo 200 euro in più l'anno. Allargando il paniere medio ad articoli non alimentari, l'aggravio annuale sulla spesa delle famiglie dovuto al rialzo dei prezzi del carburante schizza a 450 euro l'anno.

IVA AL 23%?
Ultimo ma non ultimo, il timore che l'Iva salga di due punti percentuali, dal 21 al 23%, con ripercussioni su qualsiasi bene e servizio, benzina inclusa. Il viceministro dell'Economia Vittorio Grilli ha dichiarato che, dal prossimo primo ottobre, l'Iva salirà al 23%, misura prevista dal decreto Salva Italia. Anche se, a dire il vero, a metà febbraio il premier Mario Monti aveva definito possibile evitare il rincaro dell'Iva. L'aumento di due punti percentuali è prevista dalla manovra finanziaria di fine 2011 come clausola di salvaguardia: scatterebbe nel caso in cui non intervengano prima altre misure fiscali che consentano di reperire analoghe risorse. Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef, ritengono che, con gli aumenti Iva, saliranno pure i costi aggiuntivi, dai carburanti ai prezzi di tutti i beni trasportati su gomma: le conseguenze per le famiglie vengono definite "disastrose". L'impatto economico sarebbe intorno ai 235 euro l'anno.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , carburanti


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