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pubblicato il 24 febbraio 2012

Gruppo Fiat: 2 fabbriche italiane a rischio

Il successo negli USA è determinante. L'ad spiega l'evoluzione di Fiat-Chrysler

Gruppo Fiat: 2 fabbriche italiane a rischio

Fabbriche che chiudono. Euro che perde rispetto al dollaro. Articolo 18 e Governo Monti. C'è questo e molto altro nell'intervista che Sergio Marchionne ha rilasciato al Corriere della Sera. L'ad del Gruppo Fiat ha detto che molto della futura produzione di auto nel nostro Paese dipende dal successo dei modelli torinesi negli Stati Uniti. "Il Gruppo Fiat ha tutte le carte in regola per essere competitivo anche per il mercato USA, ma in caso contrario sarà costretto a chiudere 2 impianti italiani su 5 - ha detto -. Questo penso di fare per l'Italia ed è per questo che trovo insopportabilmente razzista dipingermi come un uomo senza patria". Ed Alfa Romeo la vende? No, "ci serve in America".

L'ARTICOLO 18 E LA PRODUZIONE DI AUTO IN ITALIA
L'articolo 18 "ce l'ha solo l'Italia. Meglio assicurare le stesse tutele ai lavoratori in uscita in modi diversi, analoghi a quelli in uso negli altri Paesi", sostiene il manager. La Fiat, comunque, sta investendo in Italia e con i nuovi contratti "ora possiamo lavorare". La fabbrica di Pomigliano, dove si produce la nuova Panda, è ripartita ed è "una fabbrica modello. Abbiamo deciso di non parlare più di Fabbrica Italia - spiega -. Siamo l'unica azienda al mondo da cui si pretendono informazioni così di dettaglio. Gli investimenti li comunichiamo man mano li facciamo. E li facciamo in base al mercato. A Mirafiori, non si lavora per riempire i piazzali di veicoli invenduti. Ma Mirafiori tornerà a regime entro la fine del 2014 con un modello Fiat e uno Chrysler". Sulla Fiom, che non ha mai accettato le nuove regole del Lingotto, Marchionne è ben disposto: "Se si assume le sue responsabilità può rientrare già adesso". Tuttavia rimane scettico ritenendo che Maurizio Landini (leader della Fiom) stia facendo "una battaglia politica". Susanna Camusso invece "forse parla troppo della Fiat e di Marchionne sui media, e troppo poco con noi".

IL "SUCCESSO" DI MONTI
L'Italia, come dice Marchionne, che non è "in condizioni floride. E però il nuovo governo, in pochissimo tempo, ha dato al mondo l'idea di un Paese che sta svoltando, un successo incredibile". Poi spiega di non aver "mai parlato male" della sua Nazione e di aver solo "riconosciuto quello che non va perché era serio farlo nell'interesse della Fiat, che è un gruppo multinazionale". Adesso addirittura "conviene investire in Italia, man mano che le riforme del governo Monti vanno avanti".

IL RAPPORTO CON CONFINDUSTRIA
Nonostante il Gruppo Fiat non sia più in Confindustria ieri Marchionne ha detto esplicitamente di vedere in Bombassei, numero uno di Brembo, un ottimo successore alla Marcegaglia. "Ho voluto semplicemente dire che stimo Bombassei come persona e come imprenditore e che credo sia in grado di cambiare radicalmente Confindustria che, come tutto il Paese, deve essere profondamente modernizzata", ha aggiunto oggi nell'intervista.

IL FUTURO DI FIAT- CHRYSLER
Su Fiat-Chrysler le ipotesi secondo Marchionne sono tre: "a) un'offerta pubblica delle azioni Chrysler; b) Fiat compra e sale al 100%; c) si fa la fusione Fiat-Chrysler che comporterebbe l'automatica quotazione di Chrysler e diluirebbe sia Veba che Exor". La prima dice "è la meno probabile", ma in ogni caso Veba non rimarrà a lungo azionista del Gruppo americano. "O compreremo noi quelle azioni (abbiamo un'opzione) o troveremo assieme il modo di ricollocarle".

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Tag: Attualità , VIP , auto italiane , produzione , lavoro , torino


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