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pubblicato il 22 febbraio 2012

Fiat vs Annozero: Formigli si difende

Nella prova MiTo-DS3-MINI "mi sono limitato ai fatti"

Fiat vs Annozero: Formigli si difende

La sentenza del tribunale civile di Torino sul caso Fiat/Annozero ha aperto numerosi interrogativi. Mentre la Rai si prepara ad un'azione legale di ricorso e Corrado Formigli polemizza sull'accaduto tramite Facebook e un articolo pubblicato su Il Fatto Quotidiano, diversi giornalisti hanno difeso oggi il collega parlando di "diritto di critica" leso e altri hanno giudicato troppo elevata la cifra da risarcire a Fiat: 7 milioni di euro. Il giudice, oltre a chiedere l'immediata rimozione del filmato dal sito di Annozero, ha stimato in 1 milione 750 mila euro il danno patrimoniale al Gruppo Fiat e in 5 milioni e 250 mila quello non patrimoniale. La prova MiTo-DS3-MINI, scrive Formigli, vale "molto più della vita di una persona: le tabelle in vigore presso il tribunale di Milano, fatte proprie dalla Suprema Corte, riconoscono al padre che ha perso un figlio un danno non patrimoniale massimo di 308.700 euro".

RISARCIMENTO TROPPO ELEVATO?
Secondo Formigli la cifra è del tutto insostenibile. "Non mi addentro nelle ragioni giuridiche di questa sentenza, mi limito a osservare l'immensa sproporzione tra fatto e ammenda, quindi il suo intento punitivo", ha scritto su Il Fatto Quotidiano nell'articolo che vi proponiamo integralmente di seguito al video. In base a quanto stabilito dal Tribunale 2 milioni di euro potranno essere riconosciuti alla Fiat attraverso la pubblicazione a spese dei condannati della sentenza, entro 15 giorni, sui quotidiani La Stampa, La Repubblica e Il Corriere della Sera e, entro 45 giorni, su Quattroruote.

DIRITTI LESI?
Il servizio andato in onda il 2 dicembre 2010 su Rai 2 durante la trasmissione "Annozero" dava una "informazione non veritiera e denigratoria", c'è scritto sulla sentenza, che secondo Formigli "investe non soltanto la vita di una persona, ma le ragioni stesse della nostra professione". A sua difesa è si è schierata la Federazione nazionale della stampa italiana che premette di considerare "come sempre con grande rispetto il lavoro della magistratura", ma ritiene che "questa sentenza rischia di essere un altro grave bavaglio all'informazione". "E' meglio che l'informazione non parli in modo critico di un'auto, soprattutto quando a produrla è una grande casa che è anche un grande inserzionista pubblicitario? E' questo l'interrogativo che suscita la sentenza - dice il sindacato dei giornalisti - . Sconcertante, tra l'altro, è il carico finanziario spropositato messo sulle spalle di un singolo giornalista. Il risultato non potrà che essere quello di disincentivare ulteriormente ogni tipo di critica a prodotti commerciali, in un settore informativo in cui già non mancano servizi di sperticato elogio ad ogni nuova vettura". La Fnsi si augura che "il giudizio d'appello possa riconoscere meglio le ragioni dell'attività giornalistica". Ricordiamo però che il giudice ha dato ragione a Fiat in quanto il servizio - si legge nella sentenza - dava una "informazione non veritiera e denigratoria". "Il Tribunale ha accertato che c'è stata una premeditazione, che sono stati manipolati pezzi del filmato e oscurate parti invece fondamentali ai fini di una corretta informazione", dice l'avvocato del Gruppo Fiat Michele Briamonte. E nel frattempo su Twitter è stato creato un gruppo per aiutare Formigli, #iostoconformigli.



LE PAROLE DI CORRADO FORMIGLI
Io, la Rai e la Fiat: tanti saluti al diritto di critica
Un giudice di Torino ha condannato me e la Rai a risarcire con 7 milioni di euro Fiat per aver realizzato un servizio, nel dicembre del 2010, per la trasmissione Annozero. Si tratta di una condanna senza precedenti, applicata sulla base del codice civile. Una cifra impressionante, del tutto insostenibile. Una sentenza che investe non soltanto la vita di una persona, ma le ragioni stesse della nostra professione.

Nel servizio incriminato, al fine di valutare la competitività di Alfa Romeo sul mercato delle auto sportive, avevo messo a confronto tre piccole "belve" su una pista per testare le loro prestazioni assieme a un pilota collaudatore. Un confronto già peraltro realizzato dalla più autorevole rivista di settore, Quattroruote, la quale aveva sancito con tanto di responso cronometrico che l'Alfa Romeo Mito Quadrifoglio Verde, una delle tre auto a confronto, era la più lenta su circuito, distanziata dalla Mini Cooper S di tre secondi e dalla Citroen DS3 di un secondo e mezzo. Insomma, il test di Annozero si era limitato a ribadire un confronto già realizzato e mai contestato.

In uscita dal servizio, dentro lo studio della Rai dove mi trovavo, mi sono limitato a constatare che la Mito "si è beccata tre secondi dalla Mini". Frase che, agli occhi di Fiat, è risultata un'insopportabile aggressione mediatica. Non mi addentro nelle ragioni giuridiche di questa sentenza, mi limito a osservare l'immensa sproporzione tra fatto e ammenda, quindi il suo intento punitivo. Del totale, "solo" un milione e settecentocinquanta mila euro quantificano il danno patrimoniale, mentre ben cinque milioni e duecentocinquantamila euro rappresentano il danno non patrimoniale. Insomma, cinquanta secondi di filmato nel quale il giornalista afferma non che l'Alfa Mito perde le ruote a 180 all'ora in autostrada e causa la morte di chi la guida, bensì che in pista è sì stabile e sicura, ma meno veloce di una Mini (fatto non contestato dalla Fiat) valgono molto più della vita di una persona: le tabelle in vigore presso il tribunale di Milano, fatte proprie dalla Suprema Corte, riconoscono al padre che ha perso un figlio un danno non patrimoniale massimo di 308.700 euro.

[Da: Il Fatto Quotidiano]

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