Test

pubblicato il 21 febbraio 2012

Opel Insignia BiTurbo, doppia turbina corposa

Il 2 litri da 195 CV aggiunge prestazioni e conferma il carattere della media tedesca

Opel Insignia BiTurbo, doppia turbina corposa

La Insignia continua a essere una fonte inesauribile di soddisfazioni per Opel e di novità per chi la sceglie. Infatti a meno di 4 anni dal lancio sul mercato la media tedesca ha trovato quasi 500mila clienti e, non contenta del restyling di qualche mese fa, rilancia arricchendosi delle versioni 2.0 CDTI BiTurbo dotate del 2 litri Diesel con sovralimentazione sequenziale da 195 CV insieme ad altre interessanti novità.

È DOPPIO ANCHE PER L’INTERCOOLER
Il noto 4 cilindri di 1.956 cc è tedesco di passaporto, ma è italianissimo di nascita. Deriva infatti da un progetto originario marchiato Fiat, quando era alleata di General Motors, ed è stato infatti messo a punto a Torino, dove il gruppo di Detroit ha il suo centro di eccellenza mondiale per lo sviluppo di motori Diesel con oltre 600 ingegneri al lavoro in stretta collaborazione con il Politecnico di Torino. La caratteristica unica e di spicco è il doppio intercooler: uno da 2 litri aria-acqua per il turbo più piccolo che funziona in solitario fino a 1.500 giri/min e continua poi in compagnia di quello più grande, servito da un intercooler aria-aria da 9 litri, fino a 3.000 giri/min prima di lanciargli l’assolo definitivo. Si tratta del primo motore al mondo con tale caratteristica. La pressione totale di sovralimentazione dell’aria è di 2 bar, ma tutti molto densi di ossigeno fin dai regimi più bassi in modo da avere subito tutta la coppia disponibile e poter bruciare al meglio il gasolio iniettato in camera fino a 8 volte per ciclo da un sofisticato impianto con iniettori piezoelettrici a 2.000 bar e candelette capaci di scaldarsi da -20 a 1.200 °C in 2,4 secondi e che fungono anche da sensori di pressione per adattare in ogni momento istante e quantità del carburante iniettato. Entrambe le turbine sono a geometria fissa della Borg Warner e rispetto al 2 litri con una sola girante e geometria variabile ha il 22% di potenza in più e 400 Nm di coppia tra 1.750 e 2.500 giri/min, pari all’11% in più con una curva più favorevole ai regimi più bassi e a quelli più alti anche se il biturbo non ha l’overboost che aggiunge momentaneamente altri 20 Nm nei sorpassi. I dati di omologazione parlano per la berlina a trazione anteriore con cambio manuale di 4,9 litri/100 km e 129 g/km di CO2 con una velocità massima di 230 km/h e un’accelerazione da 0 a 100 km/h in 8,7 secondi.

UN PIZZICO DI OPC SULLA 4X4
L’Opel Insignia beneficia inoltre di una novità dal sapore molto sportivo. Le versioni 4x4 – con sistema Haldex che trasferisce non solo la coppia tra avantreno e retrotreno, ma anche tra le ruote posteriori in modo attivo interagendo con sterzo ed ESP per migliorare direzionalità e stabilità – saranno infatti ordinabili con il pacchetto SuperSportChassis che comprende tutte le soluzione tecnico-telaistiche riprese dalla OPC a partire dall’assetto. Dunque cerchi da 20 pollici con pneumatici 245/35 ZR20, sospensioni a controllo elettronico ribassate e irrigidite con l’avantreno HiPerStrut, ovvero con braccio inferiore per disaccoppiare le forze che si generano per la trazione da quelle della sterzata. Ultimo particolare: il sistema frenante Brembo con pinze e dischi di maggiore diametro oltre che forati e in materiale composito, ovvero con il mozzo disaccoppiato dal rotore di attrito per resistere a sollecitazioni superiori termiche e meccaniche superiori.

IN NOME DI GUIDABILITA' E SICUREZZA
Abbiamo provato la Insignia BiTurbo sia con trazione anteriore e assetto normale sia con la trazione integrale accoppiato al pacchetto SuperSportChassis ottenendo in entrambi i casi buone impressioni riguardo al motore. Il 2 litri è brillante e il guadagno si avverte soprattutto in pienezza e prontezza ai bassi regimi dando modo alla vettura di guadagnare velocità più rapidamente nel misto in uscita dalle curve e nei sorpassi. Dunque più brio, più piacere di guida e più sicurezza in linea con il carattere della vettura. Anche con la sola trazione anteriore, la Insignia non ha alcun problema a scaricare a terra cavalli e coppia, ma lo fa ovviamente meglio con la trazione integrale che, grazie al differenziale posteriore attivo, fa guadagnare anche in prontezza ai comandi impartiti con il volante e in velocità di percorrenza delle curve aggiungendo ulteriore sicurezza sui fondi a bassa aderenza. Ci saremmo aspettati invece un cambio con rapporti più lunghi: in sesta a 130 km/h il motore marcia infatti a 2.400 giri/min. Ci sono concorrenti meno potenti della Insignia BiTurbo che girano meno e questo 4 cilindri, con tutta questa coppia, potrebbe permetterselo migliorando ulteriormente il proprio comfort acustico.

SPORTIVA, MA SENZA ESAGERARE
Alla luce delle doti e delle sensazioni che la Insignia di suo possiede e offre a qualsiasi andatura, il pacchetto SuperSportChassis, pur aggiungendo grinta al look e un feeling di guida più corsaiolo, appare persino ridondante. Questo 4 cilindri infatti è biturbo di nome e di fatto, ma non è particolarmente sportivo puntando di più sulla guidabilità e sui consumi che non sulle prestazioni pure che tuttavia sono al vertice del segmento D, paragonabili persino a qualche concorrente premium. Insomma, è un motore che promuove e rafforza il posizionamento e i contenuti tecnologici della fortunata media di Russelsheim tra i quali ricordiamo l’Opel Eye di seconda generazione e il sensore radar che servono i vari dispositivi di sicurezza come il Following Distance Indication, il Lane Departure Warning, il Forward Collision Alert, il Traffic Sign Recognition, l’Active Cruise Control e il Collision Imminent Braking. Tutti mirano a mantenere la giusta distanza di sicurezza con la vettura che segue e a dare una mano in caso di pericolo senza mai sostituirsi completamente al pilota.

A PARTIRE DA 34MILA EURO
L’Opel Insignia 2.0 CDTI BiTurbo parte da 34.000 euro, dunque 2.500 euro in più rispetto alle corrispondenti versioni monoturbo nell’allestimento Cosmo. Ci vogliono poi 1.000 euro in più per la variante SportsTourer, 2.300 euro per quelle 4x4 e 1.100 euro in più per il cambio automatico, ma facendo a meno dello stop&start. Per una SportsTourer 4x4 con cambio automatico è dunque necessario staccare un assegno da 38.400 euro. Non sono pochi, ma neppure troppi per un’automobile che, oltre a una dotazione sontuosa, a soluzione all’avanguardia e a livelli di qualità elevati, può vantare anche un tenuta del valore dell’usato tra le migliori nel suo segmento.

Opel Insignia Sports Tourer

Nome
Insignia Sports Tourer
Anno
2009
Tipo
Segmento
medie
Carrozzeria
wagon
Porte
5 porte
Motore
normale
Prezzo
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Autore: Nicola Desiderio

Tag: Test , Opel , auto europee

Nuovo commento 17 Commenti

1

mi raccomando

chuck

Pubblicato il 21/02/2012 alle 14:54

mi raccomando non sfruttiamo queste tecnologie sulle fiat ma cediamole all'estero...che amarezza..

2

Intanto in italia...

Sergio "The Beast" Marchionne

Pubblicato il 21/02/2012 alle 14:55

Punizioni e minacce di morte agli iscritti Fiom. Operai malati spostati in reparti pericolosi «La vostra sola colpa è aderire a quel sindacato». Lo stesso gestore che contesta il sabotaggio ai tre licenziati attacca un altro iscritto: «Mi hai tradito, stai con loro». Gli operai subiscono, registrano e denunciano ESCLUSIVA - Sata, precipitati all’inferno. E' questa la fabbrica modello? 21/02/2012 MELFI - Dalla fabbrica modello, all'inferno. Il passaggio alla Fiat di Melfi è stato breve. Tanto breve che per qualcuno non è rimasta neanche una briciola dell'orgoglio iniziale di appartenere al più grande gruppo italiano di auto. La dignità di un lavoro ha lasciato il posto all'esasperazione che scandisce la giornata di molti operai. «Alla Sata tutto è cambiato», dicono. E raccontano di uno scontro quotidiano che sarebbe alimentato dall'azienda contro degli operai. O meglio, contro alcuni di loro: quelli con la tessera della Fiom Cgil in tasca. La sensazione è che per l'azienda siano loro i nemici da combattere. La colpa sarebbe quella di far parte del sindacato più radicale. Quello che non ha firmato l'accordo a Pomigliano e il nuovo contratto che sostituisce quello collettivo nazionale. Tutto esplode con il caso dei tre operai della Sata licenziati a luglio del 2010. Un provvedimento che a qualcuno da subito è sembrato come una lezione per far comprendere che le cose in fabbrica dovevano andare in un certo modo. Erano i giorni della fusione con Chrysler e del progetto Fabbrica Italia. Era il momento di dare un segnale. Quello che Marchionne avrebbe ufficializzato da lì a poco davanti a milioni di italiani: «In Fiat non c’è spazio per chi tenta di mettere i bastoni tra le ruote». Da allora il clima sarebbe peggiorato di giorno in giorno. Per chi ha testimoniato al processo a favore dei tre operai, per chi ha dato loro sostegno e ha partecipato a quegli scioperi, le cose all'interno dello stabilimento sarebbero cambiate dal giorno alla notte. Operai malati spostati in postazioni dove non potrebbero stare, mettendo ulteriormente a repentaglio la propria salute. Colleghi isolati, costretti a umiliazioni. Vietato chiedere spiegazioni, vietato contestare. Per mantenere «l’ordine», il gestore operativo sarebbe arrivato anche alle minacce di morte. «Ti taglio la testa e la metto in piazza», dice Francesco Tartaglia a un operaio che chiede i motivi per i quali è stato messo in un angolo dello stabilimento, a far nulla. E’ lo stesso Tartaglia che quella sera di luglio di un anno e mezzo fa contestava il sabotaggio a Giovanni Barozzino, Marco Pignatelli e Antonio Lamorte. Quaranta giorni prima di quel provvedimento, che poi portò al licenziamento dei tre, Barozzino aveva ricevuto un sms inviato da un collega: «Stai attento a quel Tartaglia. E’ pericoloso. Non rimanere mai solo con lui». Il blocco del carrello sarebbe stato quindi un pretesto per liberarsi del delegato sindacale più votato della Fiom, insieme ad altri due colleghi dello stesso sindacato. Il giudice di Melfi, Amerigo Palma, che ha emesso la sentenza di primo grado non ha creduto a questa ricostruzione. Ora sarà la Corte d’Appello di Potenza (la prossima udienza è fissata per giovedì 23 febbraio) a esprimersi sul ricorso presentato dalla Fiom. Ma nel frattempo, a Melfi, gli operai, quelli vicini al sindacato di Landini, hanno deciso di non subire più. Alcuni hanno già denunciato. E per dare sostegno alle denunce si sono muniti di un registratore. Serve a catturare e memorizzare per sempre le prepotenze che sarebbero costretti a subire quotidianamente. Nelle registrazioni che abbiamo potuto ascoltare ce n’è abbastanza per comprendere che la situazione non è affatto normale. Alcuni contenuti sono già stati diffusi dalla trasmissione di Santoro “Servizio pubblico” e dall’Espresso on line. Mentre il Quotidiano è venuto in possesso di nuova una registrazione esclusiva. A parlare al telefono un capo Ute e un operaio. Il primo accusa il secondo. Lo avvisa che dovrà prendere un provvedimento nei suoi confronti. Cosa ha combinato l’operaio? Si è macchiato della grave colpa di aver avuto un infortunio sul lavoro. «Hai sbagliato - gli dice il primo - Hai combinato un bel casino. In questa fabbrica infortuni non ce ne devono essere». *«Qui infortuni non ce ne devono essere» L'operaio che effettua la registrazione è un iscritto Fiom, con 17 anni di esperienza lavorativa in Sata. E’ stato vittima di un infortunio sul lavoro. Mentre stava lavorando nel suo reparto è scivolato all'indietro, battendo la testa a terra. Molto probabilmente a causa del decerente, una protezione che viene messa sulle auto. A causa del colpo l'uomo perde i sensi. Viene trasportato dal personale del 118 all'ospedale più vicino, quello di Melfi. Necessari gli accertamenti del caso. Nel frattempo viene aperta la pratica per l'infortunio sul lavoro. Qualche giorno dopo il suo capo Ute lo chiama sul cellulare. In pugliese stretto gli dice che ha fatto un errore. E che ci saranno delle conseguenze. «Quando torni succede un casino - gli dice - Lo sai com'è qui: se fai un infortunio scattano le molle. Queste cose non devono succedere». All'altro capo del telefono l'operaio prova a spiegare, con toni pacati, che non è colpa sua se è scivolato. «Tu hai sbagliato - gli risponde l'altro - Dovevi dire che avevi avuto un malore. Avevi la pressione alta. Dovevi andare in ospedale e dire che sei svenuto. Tu mi dovevi chiamare e ci pensavo io a risolvere le cose». L'operaio prova inutilmente a spiegare che è rimasto in stato di incoscienza a lungo, senza riuscire ad avvisare neanche mogli e figlia. «E allora - fa l'altro - chiudi l'infortunio e mettiti in malattia. D'ora in poi le cose qua dentro cambiano per te. Io ti ho dato fiducia e tu mi fai questo? Tu lo sai come sono questi. Sono tutti in fibrillazione. Mo, quando torni, come minimo ti devo fare una contestazione. E non pensare che potrai continuare a fare i turni che vuoi. Qui infortuni non ce ne devono essere. Perché questo deve essere uno stabilimento sicuro». Lo stabilimento sicuro di cui parla il capo Ute è lo stesso dove - come ammesso dallo stesso medico aziendale della Sata - il 50 per cento dei lavoratori riporta limitazioni fisiche a causa del lavoro. In più di venti minuti di conversazione, il capo Ute nemmeno una volta chiede all’operaio come stia dopo aver subito l’infortunio subito. *«Ti stacco la testa e la metto in piazza» Ivan Calò ha riportato una limitazione fisica a causa di un infortunio sul lavoro. Al suo rientro in fabbrica, non viene più messo nella postazione iniziale, ma chiuso per quasi due mesi, nel box del capo Ute a fare poco o nulla. Insieme ai rappresentanti sindacali si reca dal Repo, ovvero il responsabile del personale, titolato a gestire i rapporti tra lavoratori e azienda. Gli chiede spiegazioni del perché sia stato confinato in quel piccolo box, senza nessuna mansione. Ma il gesto non viene gradito dal gestore operativo Tartaglia, lo stesso che a luglio dello scorso anno contestò il blocco del carrello ai tre licenziati dalla Fiat. Il suo tono, nei confronti, del lavoratore è arrogante e presuntuoso. Gli contesta di essersi rivolto al sindacato e al Repo. «Forse non hai capito che qui comando io. Devi stare fermo in quella posizione, non ti devi muovere neanche per le pause, fin quando non te lo dico io. Sono io che decido cosa fare e in quale angolo di mondo spedirti». Parole che Tartaglia, pronuncia anche davanti al responsabile del personale. Quest'ultimo non replica e va via. Il che mette in discussione la stessa testimonianza di Tartaglia che nel processo di primo grado contro i tre licenziati ha dichiarato di non essere lui a interagire con i lavoratori. Con Calò afferma esattamente il contrario: «Sono io che decido che fine farti fare - dice Tartaglia - e tu non ti muovi da qui fino a quando non lo dico io». Anche in questo caso la colpa del lavoratore è aver partecipato allo sciopero della Fiom. Tartaglia non ne fa mistero. «Tu mi hai tradito. Io ti ho fatto una favore e tu hai fatto sciopero». Ma l'aggressione verbale non si limita a questo. Tartaglia passa alle minacce: «Tu forse non hai capito con chi hai a che fare. Se mi crei problemi sono guai. E mica qua dentro. No. Ti aspetto fuori. Informati su chi sono io. Ti stacco la testa e l'appendo in piazza. T'incendio». «Siete stati puniti perché iscritti a quel sindacato» Marco Forgiane ha avuto un tumore ai polmoni ed è stato anche operato. Per lui, divieto di lavorare a contatto con polveri sottili o sostanze in qualche modo pericolose. E alla Sata era stato assunto come categoria protetta e lavorava in catena di montaggio da sette anni. Fino a quando, Marco, come altri collegi Fiom, va a testimoniare a favore dei tre operai licenziati a luglio del 2010. L'azienda, insieme ad altri operai della Fiat, lo sposta al reparto “Lastratura”, a contatto con vernici e solventi. Quando prova a chiedere al suo caporeparto, spiegandogli che così peggiorerà irrimediabilmente il proprio stato di salute, questi gli risponde: «Mi dispiace ma voi avete sbagliato. Appartenente a quella sigla sindacale (il riferimento è alla Fiom Cgil ndr). Siete stati puniti, non è per altri motivi che vi trovate qui». Il gestore operativo fa esplicitamente riferimento al rapporto dell’operaio in questione con il collega Barozzino. I licenziamenti Torniamo alla vicenda del licenziamento dei tre operai per i fatti accaduti a luglio del 2010. Per giovedì prossimo è fissata la nuova udienza in appello. Tra i documenti prodotti dai legali dei tre operai c'è anche un sms che venne inviato a Giovanni Barozzino, qualche settimana prima che accadesse il tutto, in cui gli si diceva di stare attento a Tartaglia. «Stai attento a quello, è pericoloso. E non rimanere mai solo con lui», c'è scritto nell'sms. Ma soprattutto, tra i documenti, ci sono dei tabulati telefonici che dimostrano che Barozzino, alle 2 e 24 di quella notte, quando viene contattato da Pignatelli, si trovava ancora nell'altro reparto e non in quello in cui si è verificato il blocco del carrello. Eppure, nella lettera di contestazione inviata dall'azienda, si dice che Barozzino, insieme agli altri due colleghi, Pignatelli e Lamorte, si trovava lì già alle 2 e 20. Nella stessa contestazione si scrive che “la condotta illecita continuava sino alle 2,30”. I legali della Fiom calcolano in almeno due minuti il tempo necessario a Barozzino, dopo la telefonata ricevuta alle 2 ,24, per spostarsi dal suo reparto a quello dove si trovavono gli altri. Quindi, sarebbe rimasto pochissimo tempo per rendersi responsabile di quanto contestato dall'azienda. Quella di Tartaglia, quindi, sarebbe stata una provocazione voluta. Del resto, già quella notte, nove delegati di diverse sigle sindacali presenti, misero nero su bianco: “nel corso di uno sciopero proclamato contro i carichi di lavoro, gli operai venivano raggiunti dal gestore operativo dell’officina, il quale si rivolgeva con atteggiamenti provocatori”. Versione che poi fu ribaltata da alcuni delegati sindacali presenti quella notte e firmatari del documento. In maniera anonima rilasciarono interviste al periodico “Panorama” che titolava: “Gli eroi bugiardi”. Eppure, quella notte tutti avevano condiviso la versione di Barozzino, Lamorte e Pignatelli. Ora sarà il giudice della Corte d’Appello, che potrebbe già pronunciarsi il prossimo giovedì, a stabilire come andarono i fatti. Fonte: il Quotidiano della Basilicata.

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OPEL

FRANCESCOD

Pubblicato il 21/02/2012 alle 16:06

SI SI PERCHE' NON DITE CHE LA OPEL STA SULL'ORLO DEL BARATRO? PERCHE NON DITE CHE LA GM NEI PROSSIMI 2 ANNI DOVRà LICENZIARE 40000 PERSONE? PERCHE NON DITE CHE LA OPEL CHIUDERA' UNO STABBILIMENTO IN GERMANIA?,PERCHE' NON DITE CHE FORSE SE LA OPEL ERA IN MANO ALLA FIAT FORSE A QUEST'ORA I CONTI ERANO MIGLIORI SALUTI

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realta

mac

Pubblicato il 21/02/2012 alle 16:15

Perche' non dite che pagare il bollo su un'auto del genere e' proibitivo? Ma la vogliamo smettere di sognare, oggi un'auto di queste proporzioni cilindrata consumi e potenza e' insostenibile!

5

fiat

chuck

Pubblicato il 21/02/2012 alle 16:24

è dal 2009 che dicono che la opel fallirà e la società continua a campare... cosa ci faceva ad oggi la fiat con opel? la opel delta ? oppure rimarchiava qualche altro modello chrysler ? già fanno fatica a inventarsi qualche modello nuovo distinto tra chrysler e fiat figurati cosa avrebbero fatto con un altro marchio da tenere a galla..

6

Bellissima

GQ

Pubblicato il 21/02/2012 alle 17:17

L'auto è davvero bella per una famiglia o per chi non ha particolari esigenze di apparenza (per quello ci sono BMW Audi e MB), a me piace davvero tanto esteticamente e internamente, nok vedo l'ora di provare il BiTurbo Diesel. Se si vuole trovare un difetto è che rusulta un pelo lunghetta, come la nuova Sr5 BMW, per il resto il prezzo e dotazioni sono validissime. (che Opel debba fallire lo si legge da 3/4 anni e più lo si legge e più migliora i bilanci e aumenta la sua quota di mercato...per cui...)

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intanto la fiat macina utili

vigggi

Pubblicato il 21/02/2012 alle 17:44

volete capire che il mandato dato a marchionne è macinare utili.... e marchionne macina utili.... a marchionne non frega niente degli operai, dei modelli e della storia... lui ha un mandato da raggiungere e da ottimo manager lo raggiunge di anno in anno.... se i proprietari di fiat gli avessero dato come mandato fare modelli stupendi in perdita marchionne avrebbe prodotto modelli stupendi in perdita.... la colpa non è di marchionne ma di chi dice a marchionne quali sono i risultati da raggiungere

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La Opel è in perdita.

BiTurbo 2 litri 195 CV

Pubblicato il 21/02/2012 alle 20:03

Opel Insignia BiTurbo 2 litri 195 CV . La specie umana è veramente stupida.

9

veramente utile....

vwdeluso

Pubblicato il 21/02/2012 alle 20:53

continuare a fare supermotori imposwsibili da sfruttare che fanno pagare bolli stratosferici,quando crescerà culturalmente il mondo dell'auto?Quando si alleggeriranno questi rinoceronti(per non parlare dei suv da oltre 2 tonnellate)per consumare meno,ha ragione il governo ad aumentare i carburanti,il mercato chiede sempre più potenza dimensioni e prestazioni,alla fine poi non ci lamentiamo se il c<arburante rincara,e poi molti di questi automobilisti si definiscono ecologisti,ma si rendono conto di cosa vuol dire ogni volta muovere questi pachidermi?E poi abbiamo sempre criticato i veicoli americani con le loro mega cilindrate e dimensioni,il tipico caso della volpe e dell'uva!!

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OPEL

FRANCESCOD

Pubblicato il 21/02/2012 alle 21:30

CARO SCHUK GUARDA CHE LA OPEL ERA FALLITA,DEVE RINGRAZIARE IL GOVERNO TEDESCO E INFINE LA GM CHE NON L'HANNO FATTA FALLIRE,RIPETO PER LA OPEL SONO TEMPI DURI

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FRANCESCOD

Hirsch

Pubblicato il 21/02/2012 alle 22:35

Chi te l'ha detto che l' Opel dovra' licenziare o chiudere ,per ora va a gonfie vele e' la Fiat che deve preoccuparsi perche' la situazione attuale non e' delle migliori

12

ma...

fred

Pubblicato il 21/02/2012 alle 23:03

che discorsi idioti fate??? l'opel nn può montare questo motore sull'insigna?? un signor motore, quello della delta, FORSE il migliore che ovviamente la fiat monta solo su 1 auto. che male c'è a mettere 200 cavalli su un'auto come questa??? mi pare normale considerando prezzo, dimensioni, prezzo e rango della vettura. quando per esempio si sentono i numeri di certi motori audi voi dove siete???

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x francescod

chuck

Pubblicato il 21/02/2012 alle 23:05

la fiat è stata salvata più volte dal governo italiano quindi evitiamo di fare noi la morale su come si gestiscono le aziende...la opel come la fiat è stata salvata dal proprio governo e si sta rilanciando non vedo il motivo dello scandalo...

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Opel-Saab

Hirsch

Pubblicato il 21/02/2012 alle 23:19

Chiamarla Opel Insignia o Saab 9.5 e' la stessa cosa o quasi nel senso che se la Saab continuasse a produrre avrebbe piu' valore

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delta s4 ecv

Mingo74

Pubblicato il 22/02/2012 alle 09:18

Se già la VW-Audi aveva copiato in maniera spudorata l'accoppiata volumetrico-compressore (Delta S4) ora la Opel tira fuori il concetto della doppia-turbina con il primo turbo in azione ai bassi regimi ed il secondo che entra in accoppiata a regime superiore, soluzione ingegnosa creata per la Delta S4 ECV che avrebbe dovuto partecipare al campionato Gruppo B (o gruppo S).

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Mingo74

Hans

Pubblicato il 22/02/2012 alle 22:41

Purtroppo il mondo e' dei piu' furbi .

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chi è che diceva che la fiat di marchionne macina utili???

gg

Pubblicato il 25/02/2012 alle 18:12

peccato che la fiat stia valutando la chiusura di 2 fabbriche in italia, se ciò dovesse accadere potete dire addio all auto italiana e sinceramente non avrebbe più senso nemmeno prendere una fiat visto che fanno caccare dalla prima all ultima!

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