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Interviste

pubblicato il 1 febbraio 2012

Porsche, quando la crisi non è un problema

Un 2011 da record, contro tutte le previsioni. Ecco i motivi del successo

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Il 2011 come è noto è stato un altro anno di declino per l'industria dell'auto e il 2012 secondo le previsioni non sarà migliore. Eppure fra i gruppi tedeschi che lo scorso anno hanno avuto un trend in controtendenza in termini di vendite, spicca il record di Porsche, che ha fatto segnare un risultato che ha dell'eclatante: oltre 118.000 unità vendute in tutto il mondo, contro le 97.000 del 2010, quasi un quarto di più. Per decifrare questo fenomeno, abbiamo chiesto lumi a Loris Casadei, numero uno di Porsche Italia.

OmniAuto.it: Casadei, per Porsche la crisi non esiste?
Loris Casadei: "No no, anche per Porsche la crisi esiste, ma il nostro marchio ha un vantaggio 'storico' che origina dalle competizioni: dagli anni '70 ad oggi abbiamo curato tutti i mercati alla stessa maniera, dal più grande al più piccolo, e siamo riusciti a fornire vetture vincenti a qualunque cliente, dalla Tanzania alla Svizzera, diversamente dalle altre Case che hanno voluto concentrarsi sui grandi mercati. Noi non abbiamo avuto altra strategia se non quella di seguire i desideri del cliente. E' quindi stato abbastanza agevole per noi, essendo storicamente presenti in ogni angolo del mondo, cogliere quei benefici che derivano dalla conoscenza del brand sui mercati che solo adesso sono in forte espansione, come l'Asia e l'America Latina. In questi ultimi anni i Paesi ad alto ritmo di sviluppo hanno sottratto ricchezza agli altri che ne avevano già tanta e questo ci ha permesso di compensare le perdite che abbiamo subito sui mercati occidentali".

OmniAuto.it:Tutto qua?
Loris Casadei: "Beh, no. Un altro vantaggio è la dimensione dell'azienda. Essendo Porsche un marchio tutto sommato 'piccolo', sbagliare un prodotto per noi potrebbe essere fatale. Quindi facciamo molta attenzione ad analizzare il mercato prima di concepire una nuova auto. Posso citare ad esempio i motivi che hanno portato alla nascita della Cayenne: negli anni '90 facemmo un'analisi molto attenta dei segmenti sportivi e concludemmo che c'era spazio per una vettura che associava il fattore divertimento tipico della fascia di mercato in cui siamo sempre stati presenti a un tipo di utilizzo per noi nuovo, come i lunghi viaggi, magari conditi da un po' di fuoristrada. I risultati ci hanno dato ragione, tanto che la Cayenne alla prova dei fatti si è dimostrato un modello trainante. Dalla stessa attenzione alle richieste del mercato è nata la Panamera".

OmniAuto.it: La nuova 911, a cui seguirà la Boxster, saranno le carte vincenti per ripetere a magari migliorare il gradimento del marchio Porsche?
Loris Casadei: "In passato siamo stati il terzo paese, dopo Stati Uniti e Germania, in termini di vendita di 911, e nel segmento abbiamo sempre avuto una ottima penetrazione di questo modello, intorno al 40%. Certo, qualcosa sta cambiando, perché il segmento delle sportive sta diminuendo a vista d'occhio, e poi abbiamo introdotto prodotti come la Panamera, che ha contribuito a questa contrazione. Vi fornisco alcuni dati: agli inizi degli anni '90 la 911 rappresentava il 90% delle vendite Porsche, poi con l'arrivo della Boxster questa quota è scesa all'80%, con la Cayenne è scesa al 60% e con l'introduzione della Panamera scenderà intorno al 25%, ma è un fatto naturale legato all'espansione della gamma".

OmniAuto.it: Stringendo il campo all'Italia, come il superbollo influenza il vostro mercato?
Loris Casadei: "Credo che sia mancata una riflessione sulle conseguenze nefaste: non tanto sulle vetture nuove, ma sulle vetture che hanno qualche anno di vita. Anche se decrescente, rimane una misura estremamente importante. Punto uno: si è preso dalla tasche delle concessionarie un importo pari alla diminuzione del valore di tutte le vetture usate, indipendentemente dall'età, giacenti nei saloni. Un prelievo forzoso, per quanto la cosa non faccia notizia, che ha conseguenze drammatiche per il bilancio delle concessionarie, che hanno subito improvvisamente una svalutazione del parco intorno al 20%. La conseguenza, valida anche per altri marchi analoghi al nostro come Ferrari, Maserati, Mercedes o BMW, è che è aumentata fortemente l'esportazione. Fino ad un anno il nostro paese importava auto, adesso Porsche ne esporta circa 40 a settimana, ma è un numero destinato certamente a crescere nel 2012. Sul mercato del nuovo il superbollo si ripercuote indirettamente, perché viene meno la convenienza della permuta, che è un danno ancora più grosso".

OmniAuto.it: L'ingresso definitivo nel gruppo Volkswagen di cui si parla ancora proprio in questi giorni, che impatto avrà sul vostro brand?
Loris Casadei: "Così come abbiamo condotto lo sviluppo parallelo di Cayenne e Touareg, che come è noto è un progetto affidato a Porsche, questa nuove 'concatenazioni' societarie apriranno vantaggi reciproci. E' noto che andremo ad introdurre una vettura sotto il segmento della Cayenne e stiamo procedendo in maniera molto rapida, ma questa rapidità è permessa da una condivisione di tecnologie che del resto è ormai in atto da qualche anno. Ma non ci sarà nessuna ripercussione sull'indipendenza di Porsche".

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Tag: Interviste , Porsche , auto europee , interviste


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