Mercato

pubblicato il 1 febbraio 2012

La Cina ferma le agevolazioni per le auto straniere

Protezionismo in vista del futuro scenario dei mercati internazionali?

La Cina ferma le agevolazioni per le auto straniere

Il mercato automobilistico cinese ormai non può essere più considerato come "emergente", ma è una vera realtà trainante dell'economia internazionale. E, come questa, comincia a risentire del clima generale, rallentando, nonostante tutto, la sua crescita. Il governo cinese corre dunque ai ripari, interrompendo le misure di sostegno per i costruttori stranieri, favorendo di fatto i costruttori nazionali.

CRESCITA IN CALO
La notizia era già nota dalla fine di dicembre 2011, quando il mercato cinese ha riportato un rallentamento della sua crescita, pari solo al 2,5% contro il 32% del 2010 e il 46% del 2009. Da qui, la decisione del governo di eliminare il sostegno alle importazioni, che consisteva nella riduzione dei diritti doganali, ai danni delle case automobilistiche straniere (europee, americane e giapponesi in primis). L'iniziativa può essere letta da un lato come un tentativo per favorire le case nazionali nel mercato interno, dall'altro come un preludio alla prossima "invasione" di vetture cinesi a basso costo nei mercati internazionali, con marchi "popolari" come Geely, che debutterà in Europa nel 2012, cominciando proprio dall'Italia.

UN MERCATO COMPLESSO...
In realtà, la situazione del mercato cinese è particolarmente ricca di aspetti, che potrebbero avere sviluppi importanti nel futuro. Il mercato ha conosciuto negli ultimi anni una crescita esponenziale: non più poche vetture di lusso e l'uso quotidiano e generalizzato della bicicletta, ma l'avvio di una motorizzazione di massa di grandissima portata numerica. Questo è stato possibile con l'acquisizione di tecnologie dai mercati "maturi", e con la realizzazione di joint ventures con le case internazionali, in qualche modo "localizzate" in Cina; un percorso simile a quanto accaduto in passato, ad esempio, con le case giapponesi negli Stati Uniti e in Europa. Sono nate così tantissimi marchi automobilistici cinesi, opera di gruppi imprenditoriali che non avevano ben chiara la logica di mercato della nascita di un nuovo “brand” (sono nate, ad esempio, tante divisioni di uno stesso marchio, quando ancora questo non era ben conosciuto e consolidato), o del concetto di identità di marca, e ricorrendo spesso ad operazioni di "copia" più o meno trasparenti.

... E IN EVOLUZIONE
Dopo il boom, in tempi rapidissimi il mondo automobilistico cinese si è evoluto. La prima auto di un cliente cinese è stata quasi sicuramente "made in China", ma la seconda auto è, nei desideri comuni, un'auto straniera: i cinesi non vogliono più vetture "di seconda scelta", ma cercano le stesse automobili vendute nel resto del mondo, e conosciute attraverso i media. Sognano, ad esempio, l'automobile tedesca, Audi in primis tra i marchi di lusso, o giapponese per le vetture più popolari. Nello stesso tempo, le aziende cinesi investono capitali nel resto del mondo: dopo la vicenda un po' infelice dei marchi inglesi, l'operazione Volvo/Geely (che ha mantenuto una certa autonomia in termini di progettazione e design, con un forte sostegno più che altro di natura economica) potrebbe essere la via futuro per l'ingresso di capitale cinese fuori dai confini nazionali e in prodotti di qualità; vedremo se la stessa cosa potrà ripetersi anche con Saab. In Italia c'è poi anche il caso DR, vetture cinesi "riqualificate" con parti originali per adattarle ad un mercato e ad una concorrenza di livello superiore in termini di qualità complessiva, cercando di mantenere un prezzo ridotto.

INDUSTRIA CINESE LEADER DEL "LOW COST"?
Al momento attuale, può darsi che le cose non cambieranno molto: la case internazionali potranno superare le difficoltà in merito ad eventuali operazioni di protezionismo collaborando in modo più o meno forte con le imprese locali; nel contempo, forse l'automobilista al di fuori della Cina è ancora in cerca vetture di tipo diverso rispetto a quelle attualmente prodotte per quel mercato. Se però si assisterà ad una maturazione del prodotto cinese, e a un rafforzamento in termini di qualità, riconoscibilità e immagine di alcuni suoi marchi, non è detto che in futuro certe case non possano diventare leader in alcuni settori, in particolare nel "low-cost", sempre più in crescita nel generale clima di recessione economica. La collaborazione con studi di design italiani, la creazione in Italia di centri stile, la collaborazione con designer europei (ad esempio, Gert Hildebrand, passato da Mini al neonato brand cinese Qoros), oltre agli accordi con imprese leader nella progettazione e costruzione industriale come Magna, sottomarchio di Chery, fa pensare che la strada da percorrere potrebbe essere questa. E non è detto che, se dovesse accadere, non vengano stabilite nuove misure di protezionismo anche contro i potenziali "invasori" cinesi...

Autore: Sergio Chierici

Tag: Mercato , car design , cina

Nuovo commento 7 Commenti

1

Interessante analisi

Marco Daz

Pubblicato il 01/02/2012 alle 10:25

E per il futuro: AIUTOOOOOOO!

2

anche in Italia dobbiamo avere protezionismo

caesar

Pubblicato il 01/02/2012 alle 11:07

dobbiamo imporre il protezionismo anche in ITALIA senò si muore!!!! sul latte, sul grano, sulle auto, sui beni importati da stati che non rispettano le principali leggi di inquinamento e sicurezza lavorativa e se possibile già a livello europeo!!!

3

hehehehe vedete che gli F35 servono...

Fabiko

Pubblicato il 01/02/2012 alle 12:28

tutti bloccano i propri mercati nazionali, nessuno più vende, quindi nessuno più produce, quindi tutti si incazzano e per risolvere il problema si va di terza guerra mondiale! e li non vince chi ha la tripa A o la tripla B, vince il più armato e chi colpisce prima. si agli F35!

4

EUROPA FALLITA

FRANCESCOD

Pubblicato il 01/02/2012 alle 12:44

ECCO LORO PROTEGGONO TUTTO NOI INVECE CI APRIAMO COME TANTI IDIOTI A TUTO E TUTTI FACENDO FALLIRE UN PAESE INTERO CHE IDIOTI I NOSTRI POLITICI NON SOLO QUELLI ITALIANI MA TUTTI QUELLI EUROPEI

5

Ue gente

David

Pubblicato il 01/02/2012 alle 15:29

...il protezionismo va bene se applicato nel contesto di un'economia in piena crescita, non certo in quello di un sistema ecoomico in piena regressione, come quello italiano. E questo lo dicono i libri di testo dei corsi base di economia.

6

mica scemi i cinesi ....

estiquaatsi

Pubblicato il 01/02/2012 alle 17:13

Ormai sono una potenza mondiale, la tecnologia l'hanno acquisita, adesso tolgono gli incentivi agli stranieri, ...poi metteranno veri e propri dazi, che in parte ci sono già, mica come noi europei, e italiani in particolare ,... che consideriamo il mercato libero ....senza regole e protezioni,.... ma ormai è tardi per rimediare ....

7

non ci vuole un genio

Economista

Pubblicato il 02/02/2012 alle 09:38

Toltaci la sovranità monetaria è inevitabile l' indebitamento infinito! Alla faccia della globalizzazione.Dobbiamo uscire dall' euro e ritornare alla lira, è possibile.Una Nazione forte deve essere in grado di battere moneta è la base!Io applicherei il protezionismo nche contro gli extracomunitaria cinesi in primis, frontiere chiuse per tutti.Basta!Abolirei città Stato,regioni a statuto speciale e ogni sorta di finanziamento pubblico a politica e giornali vari.La moneta ormai è solo cartastraccia, tanto vale gestirci da soli,fregandosene del contesto mondiale,e rifacendoci sui costi di importazione.Stringerei accordi strettissimi con il nord Africa e la Russia.

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