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pubblicato il 27 gennaio 2012

24 Ore di Daytona: 50esima edizione

Da tempo non si vedevano tanti italiani, come ai tempi delle vittorie Ferrari

24 Ore di Daytona: 50esima edizione

Mezzo secolo dopo c'è ancora, ad aprire l'annata delle competizioni in pista. La 24 Ore di Daytona compie 50 anni e lo fa con una edizione in cui la novità principale è un regolamento tecnico che ha aperto ai costruttori. Per prima è arrivata la Corvette, che ha allestito nuovi Daytona Prototype di gran lunga più aggraziati dei DP finora utilizzati e, secondo quanto visto nei "Roar Before", i test che precedono il via della 24 Ore "d'America", che sembrano già competitivi nonostante si dicesse fossero meno aerodinamicamente efficenti rispetto ai "vecchi" prototipi di Riley e Dallara. Ma a rendere particolarmente interessante questa edizione del mezzo secolo sono i tanti intrecci con la tradizione motoristica nostrana.

ITALIANI D'AMERICA
Nella categoria maggiore hanno buone possibilità di vittoria i due "Max" italiani e veterani della Grand-Am, quest'anno entrambi su un DP Corvette: Max Angelelli, che è stato il più veloce nei tre giorni di test di due settimane fa, proverà a ripetersi insieme ai compagni Briscoe e Taylor, così come Max Papis ci proverà insieme a Barbosa, Borcheller e France. La concorrenza comunque è fortissima, a partire dal dream team di Ganassi, vincitore nel 2011, composto da Pruett-Rojas-Rahal-Hand. Nomi importanti anche nella classe GT, con i debutti di di lusso alla classica della Florida di Andrea Bertolini (con Beretta e Vilander), Giancarlo Fisichella e Gianmaria Bruni (insieme a Raphael Matos), tutti con la nuova 458 Italia Grand-Am del Risi Competizione. Rientrante di lusso è invece Emanuele Pirro, che dopo 31 anni ritorna a Daytona con una Audi R8 condivisa con Baas, Canache, Norman e von Moltke.

LA DAYTONA TRICOLORE
Rientra Ferrari, dunque, marchio che da parecchi anni a Daytona non trionfa. Dal 1998, per la precisione, con la Ferrari 333SP di Mauro Baldi e Gianpiero Moretti, scomparso a 71 anni poche settimane fa, che furono in quella impresa affiancati da Luyendyk e Theys. Eppure il Cavallino ha trascorsi molto positivi a Daytona: vinse già alla seconda edizione disputata sulla distanza di 3 ore, nel 1963, con Pedro Rodriguez su 250 GTO e il messicano si ripetè l'anno successivo in coppia con Phil Hill. Memorabile però è l'edizione del 1967, nella quale vinsero Lorenzo Bandini e Chris Amon su 330 P3/4 e il Cavallino fece tripletta con la 330 P4 affidata a Mike Parkes e Lodovico Scarfiotti e la 412 P di Rodriguez-Guichet. Gli altri successi firmati da driver italiani sono quelli di Giovanni Lavaggi nel 1995 (su Kremer K8 con Werner, Bouchut e Lassig), dei citati Papis e Baldi nel 2002 (su Dallara SP1-Judd insieme a Lienhard e Theys) e Angelelli nel 2005 (con Taylor e Collard su Pontiac-Riley MKXI).

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Tag: Motorsport , piloti


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