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pubblicato il 25 gennaio 2012

Obama elogia l'auto americana e Marchionne

Inizia così la campagna elettorale, mentre l'ad sgrida i concessionari

Obama elogia l'auto americana e Marchionne

La campagna elettorale per il nuovo Presidente degli Stati Uniti è iniziata nel segno dell'automobile. Ieri Barack Obama ha elogiato la ripresa dell'industria delle quattro ruote di fronte ai membri del Congresso e qualche lode, attraverso le parole di Steven Rattner (l'ex numero uno della task force presidenziale per il salvataggio di Chrysler) è andata anche a Sergio Marchionne. In questi anni infatti Obama ha seguito con molto interesse il settore. Già da candidato aveva promesso che, in caso di vittoria, avrebbe assicurato l'auto del futuro a Detroit, poi da Presidente ha lanciato l'Auto Warranty Program per sostenere le vendite di GM e Chrysler con sgravi fiscali e più garanzie agli acquirenti; ha tagliato i fondi per l'idrogeno incrementando quelli per biocarburanti ed elettricità; ha promesso che entro il 2015 le "auto blu" sarebbero state tutte ecologiche e che per il 2016 sarebbe arrivata la rivoluzione "verde" americana. Anche Michelle Obama, a dimostrazione dell'importanza di questo settore per gli Stati Uniti, ci aveva messo del suo. Nella finale della Nascar Sprint Cup ha ricoperto il ruolo di "Grand Marshal" d'eccezione pronunciando il tradizionale "Start your engines!".

L'ELOGIO DI OBAMA A GM, CHRYSLER E FORD
"Oggi General Motors è tornata al vertice dell'industria automobilistica mondiale - ha detto Obama al Congresso -. Chrysler è cresciuta più velocemente di qualsiasi altra grande compagnia americana del settore. Ford sta investendo milioni di dollari in fabbriche statunitensi". "Abbiamo scommesso e scommettiamo ancora sui lavoratori americani. Scommettiamo sulla genuinità degli americani. E stasera, l'industria dell'auto americana è tornata", ha concluso dopo 70 minuti di diretta TV.

LE LODI A MARCHIONNE
E' dalle colonne del Financial Times che è arrivato l'elogio a Marchionne. "L'annuncio della Fiat nella sua alleanza con Chrysler mette in evidenza una volta in più il notevole successo del salvataggio dell'industria automobilistica americana", un salvataggio "sorprendente grazie alle straordinarie doti manageriali dell'amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne". L'ex numero uno della task force ideata da Obama per risollevare Chrysler, Steven Rattner, non ha risparmiato complimenti all'ad italo-canadese anche per rimarcare anche il buon operato di Obama che ora spera di essere rieletto. "A nessun capitalista piace l'idea di un intervento del governo nel settore privato. Ma dobbiamo riconoscere che i rari momenti in cui ci allontaniamo da questo principio non sono tollerati ma benvenuti - ha aggiunto Rattner - . E come gli eventi degli ultimi tre anni dimostrano, General Motors e Chrysler sono delle innegabili eccezioni. Alla fine del 2008 il settore dell'auto era sull'orlo del collasso, ma grazie alle coraggiose decisioni dell'ex presidente americano George W. Bush e del presidente Barack Obama, l'industria è rinata".

SERGIO MARCHIONNE RIMPROVERA I CONCESSIONARI USA
E mentre i vertici della Casa Bianca aprono la campagna elettorale mettendo in luce i successi ottenuti negli anni scorsi (anche tramite il settore auto), Sergio Marchionne si lamenta che "molti concessionari non fanno il loro dovere". Quegli stessi elettori ai quali l'entourage di Obama si sta rivolgendo con toni entusiastici su Marchionne, non sono in grado, secondo il manager di trattare "il cliente con la dignità che meritano". "Non fanno nemmeno la telefonata di follow up al cliente che ha appena comprato l'auto", ha detto l'ad del Gruppo Chrysler al Corriere della Sera. A metterli in cattiva luce sarebbe stata un'indagine della JD Power's sulla soddisfazione dei clienti. I marchi Jeep, Dodge e Ram sono in coda alla classifica e per questo è stato sospeso il programma di incentivo "Dealer Standards". Bisogna rinegoziarlo, dice Marchionne, "non può bastare riempire un modulo per ottenere i contributi: mi devono far vedere i risultati".

LA SCALATA DI FIAT IN CHRYSLER
In questo contesto merita di essere riassunta la scalata di Fiat in Chrysler. Tutto è iniziato il 29 aprile 2009, quando - in concomitanza con la richiesta di fallimento della Chrysler LLC per proteggersi dai creditori (come aveva fatto anche la General Motors) - il Presidente Obama ne aveva annunciato "il salvataggio" da parte del Gruppo italiano Fiat. Senza pagare un dollaro, ma mettendo sul piatto le sue tecnologie a basso impatto ambientale, l'azienda di Torino ne aveva ottenuto il 20%. A gennaio 2011 la Fiat aveva poi comunicato a Detroit l'aumento della quota in Chrysler dal 20 al 25% ed era successivamente arrivata al 35% del Gruppo americano aprendogli le porte del mercato brasiliano, dove Fiat è leader da molti anni. A maggio 2011, ripagato il debito di Chrysler, Fiat saliva al 46% e, appena un mese dopo, Marchionne acquistava per 500 milioni di dollari un altro 6% prendendo la maggioranza di Auburn Hills. Il controllo ufficiale arrivava a luglio, altri 30 giorni dopo. Acquisito un altro 1,5% di capitale dal Canada, il Gruppo Fiat entrava in possesso del 53,5% del capitale di Chrysler Group LLC. Di gennaio 2012 la comunicazione del passaggio al 58,5%.

[Foto: detroitnews.com]

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Tag: Attualità , auto americane , auto europee , detroit , VIP , auto italiane , dall'estero , torino


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