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pubblicato il 14 gennaio 2012

Volkswagen up! 1.0 75 CV white up!

La semplicità dell'abitacolo incide sulla praticità. Ma su strada va come una "grande"

Volkswagen up! 1.0 75 CV white up!
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"Buona la terza!". Sono queste le parole che dal 2007, anno in cui nacque il prototipo della Volkswagen up!, devono aver calamitato i pensieri degli uomini di Wolfsburg . Ha tre caratteri nel nome, come la Fox che va a sostituire, ed è terza di una generazione di citycar inaugurata dalla Lupo per presidiare la fascia alta del segmento A, ben rappresentata dalla Fiat 500, tanto per citare un'importante concorrente. Ma la prova su strada della up!, che abbiamo effettuato a bordo della speciale versione di lancio "white up!", cade in concomitanza con l'elezione dell'Auto dell'Anno 2012: la citycar tedesca è fra le sette finaliste e a farle compagnia c'è una sua rivale diretta, la Fiat Panda. Che la up! vinca il premio o no, con un listino che parte da 10.600 euro l'obiettivo di Volkswagen è rafforzare la sua presenza nel segmento A, mercato che in Italia pesa per il 20% del venduto (fra le auto nuove, una su cinque è una citycar). Contando, a livello di Gruppo, anche sulle "gemelle diverse" Seat Mii e Skoda Citigo.

MUSO "IN DENTRO" E SPALLE LARGHE
Approfondendo il giudizio estetico con la Volkswagen up! dopo il primo appuntamento dello scorso Salone di Francoforte e le video-impressioni di guida sulle strade di Roma, emerge come la versione di produzione del prototipo disegnato da Walter de Silva sia un'auto dalle "spalle larghe". Ci riferiamo alla larghezza del corpo vettura (164 cm), che domina le proporzioni della carrozzeria (su cui spicca, per il segmento di appartenenza della vettura, la saldatura laser fra tetto e fiancate) a scapito però dell'armonia d'insieme: sono andati persi alcuni tratti stilistici che conferivano profondità al frontale della concept car. D'altro canto, la up! dà il meglio di sé nella vista laterale, grazie soprattutto al passo lungo (242 cm) e al muso compatto, che enfatizza la presenza dei cerchi da 16 pollici, gommati 185/50. La linearità è l'elemento di continuità fra la carrozzeria e l'abitacolo, dove i centimetri la fanno da padrone ancora una volta in larghezza. Lo spazio per gli occupanti è ricavato anche grazie ad alcuni accorgimenti: i pannelli laterali, realizzati in plastica rigida e senza l'utilizzo di rivestimenti in tessuto (come accadeva invece sulla Lupo), sono conformati per non interferire con i gomiti, mentre la plancia non chiede ai passeggeri anteriori di "stringersi", essendo piatta e priva di protuberanze. Uno strappo alle regole dettate dalla razionalità è dato dal rivestimento lucido della fascia centrale (in stile Fiat 500), che percorre tutta la plancia da porta a porta ed è sormontata dallo schermo del navigatore-computer di bordo. Il rivestimento in pelle del nostro esemplare, infine, è un surplus caratterizzato da cuciture e cadenini bianchi e dalla scritta "up!" ricamata sugli schienali.

SCOMODA NEI GESTI, MA COCCOLA NEI VIAGGI
Il lato pratico del carattere della Volkswagen up! continua nel vano portabagagli, di volumetria variabile da 251 a 951 litri grazie anche al doppiofondo ricavato tramite una mensola amovibile. Il divanetto non è scorrevole e lo schienale è frazionato 50/50. Dal punto di vista della versatilità d'uso, la up! pecca in alcuni dettagli che possono però infastidire nell'utilizzo quotidiano dell'auto. In un posto guida ergonomico e molto spazioso, ad esempio, stona l'assenza della regolazione in profondità del volante e della scelta di risparmiare prevedendo un singolo alzavetri elettrico per ogni porta, che costringe a sporgersi per aprire il cristallo di destra. Anche il ribaltamento dello schienale senza "memoria meccanica" complica la vita, perché ogni volta che qualcuno accede ai posti posteriori si è costretti a regolare nuovamente il sedile. Detto che molte concorrenti della up! condividono queste "pecche" (fra cui il trio franco-nipponico C1/107/Aygo), la progettazione recente della tedesca meritava forse di trovare soluzioni che non penalizzassero la funzionalità pur mantenendo bassi i costi. Niente da obiettare al comparto NVH (Noise Vibration Harshness): il tre cilindri 999 cc da 75 CV e 95 Nm a 3.000 giri/min è equilibrato, perché pur in assenza di contralbero non manifesta sussulti e la sua voce si fa evidente solo agli alti regimi. Nei lunghi trasferimenti autostradali che abbiamo percorso, inoltre, la rumorosità meccanica e aerodinamica a velocità costante è contenuta, come si conferma positivo anche il giudizio sul comfort di marcia. La risposta delle sospensioni digerisce le asperità di cui sono disseminati i centri urbani, grazie al "filtro" realizzato dalla taratura di molle e ammortizzatori. Trattandosi di una citycar, la up! affronta le curve con un rollio evidente, ma l'appoggio è rassicurante e la stabilità del retrotreno soddisfa anche per il corretto intervento dell'ESP (offerto di serie e disinseribile).

HA IL MILLE PIU' POTENTE SENZA TURBO
Alla guida della Volkswagen up! si dimentica in fretta di essere a bordo di una vettura piccola, pensata per districarsi negli spazi stretti. La conformazione dei sedili, l'assetto e l'insonorizzazione permettono a chi guida di non affaticarsi nei viaggi fuori città. Nel traffico urbano l'auto si districa in primis grazie a un cambio ben manovrabile (leva corta, innesti morbidi e definiti, frizione modulabile) e a uno sterzo leggero ma comunicativo. A dispetto del ridotto diametro di sterzata dichiarato (9,86 metri), il volante richiede tuttavia molti giri per effettuare le curve più strette, indizio della presenza di un motore elettrico piccolo (minori ingombro e assorbimento energetico) per la servoassistenza. "Agile", d'altro canto, si rivela il software del sistema di infotainment integrato nel display al centro della plancia e sviluppato insieme a Navigon. Il menu principale è diviso in 4 sezioni (Veicolo, Navigazione, Multimedia, Telefono), in cui ci si addentra tramite touchscreen. L'utilizzo è intuitivo - fatta eccezione per una certa "durezza" del sistema a percepire il comando quando si preme con il dito - e il programma che suggerisce come guidare risparmiando carburante ha una grafica accattivante che richiama quella dei videogiochi (sullo schermo sono visualizzabili più quadranti: contagiri, temperatura esterna o del liquido di raffreddamento). Guidando seguendo "l'allenatore" su tratti urbani e su percorsi autostradali, abbiamo rilevato un consumo medio di 6,3 litri/100 km, mentre il risultato peggiore di 8,1 litri/100 km è emerso adottando uno stile di guida dinamico nei tragitti casa-lavoro. Se non avete il piede particolarmente pesante, in ogni caso, non è così difficile attestarsi su medie vicine ai 5,5 litri/100 km, frutto dell'abbinamento dei 75 CV del mille con i 929 kg di peso dichiarati. Insoddisfacente è invece la connettività fra la vettura e il telefonino: il riconoscimento dei dispositivi non è immediato. Fatta eccezione per una ripresa poco brillante, che richiede spesso di scalare marcia, le prestazioni del 1.0 aspirato più potente presente nel listino permettono insomma alla up! un utilizzo a 360°, in attesa che la space up! (la variante a 5 porte che si confronterà con la Fiat Panda) ne ampli la versatilità e che la motorizzazione a metano rivendichi il diritto di definire la up! come la citycar con le minori emissioni di CO2. Andando ad aggiungersi, visti i prezzi attuali di carburanti e autostrade, alla cerchia delle auto dai più bassi costi d'esercizio.

[Fotografo: Federico Oddone]

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Tag: Test , Volkswagen , auto europee


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