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pubblicato il 4 gennaio 2012

Nigeria, il caro benzina scatena la rivolta

Il Governo cancella il sussidio statale sui carburanti e i prezzi raddoppiano

Nigeria, il caro benzina scatena la rivolta

Un morto, decine di feriti e di arresti a causa del caro benzina. Succede in Nigeria, dopo la decisione del governo guidato dal presidente Goodluck Jonathan di cancellare a partire dal primo gennaio il sussidio statale che da 20 anni calmiera il prezzo dei carburanti nel più popoloso paese africano. Il provvedimento è stato annunciato il primo gennaio dalla Petroleum Products Pricing Regulatory Agency nigeriana e subito sono scoppiate le proteste a Lagos, Abuja e in molte altre città dell'ex colonia inglese, dopo che il prezzo della benzina nei distributori è più che raddoppiato da un giorno all'altro.

PREZZI RADDOPPIATI
Da lunedì, infatti, alla riapertura dei distributori, in Nigeria il prezzo della benzina è passato da 65 naira, circa 0,31 centesimi di euro, a oltre 140 naira, circa 0,72 centesimi, e sul mercato nero, pratica molto diffusa nel paese africano, da 100 a oltre 200 naira. Un rincaro insostenibile in un paese in cui vivono circa 160 milioni di persone, di cui la metà con meno di 2 dollari al giorno. La decisione ha avuto ripercussioni anche sul costo del trasporto pubblico, le cui tariffe sono anch'esse raddoppiate, e sulle attività commerciali che sfruttano i generatori di elettricità, dal momento che la rete elettrica è carente. Dal canto suo, il Governo nigeriano sostiene che eliminando il sussidio sui carburanti si risparmieranno più di 6 miliardi di euro, che verranno investiti nel potenziamento delle infrastrutture del paese.

IL COSTO DELLA CORRUZIONE
La Nigeria, che dal 1971 fa parte dell'OPEC, è il primo produttore africano di greggio, di cui è ricca soprattutto la regione del delta del Niger. Il mercato del petrolio rappresenta l'80% delle entrate per il paese, ma la maggior parte viene esportato e le sole quattro raffinerie esistenti riescono a soddisfare appena il 10% della domanda interna. Nel paese africano operano in regime di joint venture con lo stato federale molte multinazionali del petrolio, fra cui l'italiana Eni che è presente da oltre 50 anni. I proventi del mercato del greggio tuttavia non hanno mai assicurato ricchezza al paese: uno studio della Banca Mondiale indica che solo l'1% della popolazione beneficia del benessere derivante dall'industria petrolifera e che il costo della corruzione in questo settore, dall'indipendenza nel 1960 a oggi, ammonta a più di 400 miliardi di dollari sottratti alle casse pubbliche.

[Foto: Sunday Alamba]

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Tag: Attualità , carburanti


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