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Retrospettive

pubblicato il 8 gennaio 2012

Plymouth Prowler, la "hot rod" di serie

A 10 anni dall'uscita di scena, la biposto americana trova ancora estimatori

Plymouth Prowler, la "hot rod" di serie
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Una delle automobili di serie più curiose, stravaganti e misconosciute degli ultimi anni è di certo la Plymouth Prowler, originalissima biposto in stile "hot rod" prodotta per il mercato americano dal 1997 al 2002 dal Gruppo Chrysler. La Prowler, figlia di quegli anni Novanta che in Chrysler erano sinonimo di sperimentazione e nuovi orizzonti, ci parla di un periodo in cui le auto di nicchia erano appannaggio anche dei grandi costruttori, di quando Bob Lutz dava il suo ok anche alla produzione della sbalorditiva Dodge Viper e della "nostalgica" Chrysler PT Cruiser. La Plymouth Prowler (traducibile come "predatore") è stata venduta negli Stati Uniti, in Canada e in Messico in più di 11.000 esemplari ed ha riunito attorno a sé un folto gruppo di seguaci riuniti soprattutto nella "Prowler Owners Association". Alcune centinaia di vetture sono sbarcate anche in Europa tramite una rete di importatori non ufficiali. Causa problemi di omologazione la Prowler è un'autentica rarità sulle strade italiane, ma qualche nostalgico di "American Graffiti" è riuscito a targarla anche da noi e a sfoggiarla come insolito trofeo. La storia della Prowler, pur non rappresentando un successo commerciale, merita comunque di essere approfondita dal punto di vista tecnico e come fenomeno di costume appartenente ad un'era automobilistica che pare ormai lontanissima.

HOT ROD STILE CALIFORNIA
Le origini della Plymouth Prowler sono da ricercare nelle "hot rod" americane, le vetture elaborate sulla base di vecchi modelli che imperversavano lungo le strade californiane negli Anni '50 e '60. Carrozzerie essenziali, possibilmente aperte, grandi ruote fuori misura, paraurti minimi o inesistenti e potenti motori da esibire a cofani aperti. Da questi canoni la Plymouth Prowler riprende le linee basse, l'assenza di orpelli e la generosa gommatura, senza dimenticare la piccola calandra in puro stile "streamliner" degli Anni '30. L'idea di pescare da questa tradizione per proporre una vettura di nicchia dall'innovativo sistema costruttivo è attribuibile al lungimirante Bob Lutz, allora responsabile sviluppo veicoli Chrysler, mentre la paternità dello stile classicheggiante è della squadra di disegnatori gestita da Tom Gale che comprendeva il giovane Bryan Nesbitt. Meno noto è invece il padre "ufficioso" della Prowler, il designer/tuner Chip Foose che nel 1990 disegna presso l'Art Center College of Design di Pasadena la sua "Hemisfear". Si tratta di una rilettura in chiave moderna delle hot rod aperte, un progetto che finisce sui tavoli del centro stile Chrysler e anticipa (senza riconoscimenti ufficiali) la Plymouth Prowler Concept del 1993.

PRODOTTA A FUROR DI POPOLO
L'edizione 1993 del NAIAS di Detroit vede il debutto del primo prototipo denominato appunto Plymouth Prowler Concept, che differisce dalla successiva versione di serie per la fanaleria sottile, la fitta alettatura della calandra, i paraurti sdoppiati di disegno diverso e l'assenza di maniglie alle portiere. Tutto il resto è già definitivo e pronto alla produzione, per una vettura che sfoggia parafanghi anteriori motociclistici, lungo cofano motore, abitacolo arretrato sul retrotreno per due persone, roll bar singoli e una capote minimale da utilizzare solo in caso d'emergenza. La risposta del pubblico al Salone di Detroit è entusiastica e già durante un incontro dell'aprile 1993 i concessionari americani ne chiedono l'avvio produttivo. Uno studio di fattibilità promosso dallo stesso Bob Lutz sonda la possibilità di utilizzare parti meccaniche provenienti dal catalogo Chrysler. Nell'aprile del 1994 un piccolo gruppo di progettisti e meccanici sotto la direzione di Tom Stallkamp si mette al lavoro per approntare la prima vera Prowler, la numero 1 realizzata quasi interamente in alluminio. Ad agosto il presidente Bob Eaton effettua la prima prova su strada e nel settembre del 1994 viene data via libera alla produzione, con annuncio ufficiale al NAIAS 1996.

ROSSO PORPORA, PER COMINCIARE
La Plymouth Prowler nasce nello speciale stabilimento di Conner Avenue, dove viene sviluppata e assembata a fianco della Dodge Viper. Il 1995 è l'anno della messa a punto e dell'allestimento della linea di montaggio. Nel luglio 1996 escono da Conner Avenue i primi 18 esemplari di preserie destinati alle prove stampa, ma occorre attendere fino al marzo 1997 perché i primi 17 esemplari definitivi varchino i cancelli della fabbrica di Detroit. La produzione prevista a pieno regime è di 20 Prowler al giorno, fase che inizia a giugno 1997. Entro dicembre dello stesso anno le vetture prodotte del MY '97 sono 457, destinate ai mercati di Stati Uniti e Canada. Questa prima serie è disponibile solo in colore rosso porpora metallizzato (Prowler Purple Metallic), con cerchi argento a cinque razze.

L'IMPERO DELL'ALLUMINIO
Uno degli obiettivi perseguiti dal Gruppo Chrysler (dal 1998 al 2007 DaimlerChrysler) con la Plymouth Prowler era quello di sperimentare nuovi sistemi produttivi per ridurre i costi industriali, pur con una produzione annua prevista di appena 3.000 vetture che non avrebbe verosimilmente portato al raggiungimento del punto di pareggio sui costi. Nella Prowler si concentrano infatti l'uso esteso dell'alluminio e di materiali compositi incollati. Su di una massa complessiva di 1.280 kg, circa 408 kg sono in alluminio di tipo aeronautico, utilizzato per pianale, carrozzeria e sospensioni. Oltre ad essere una sportiveggiante biposto dallo stile irriverente, la Prowler funge quindi da banco prova per i futuri utilizzi di materiali leggeri, per la riduzione dei consumi e delle emissioni. Nuovi processi costruttivi permettono di utilizzare elementi d'alluminio estrusi, rivettati e incollati per il telaio, parte dell'abitacolo, un telaietto ausiliario anteriore, i cofani e le portiere. Si tratta di un metallo quattro volte più costoso dell'acciaio che porta il prezzo finale a quota 38.300 dollari (1997). Ad aggiungere raffinatezza al tutto ci pensa poi il pannello strumenti in lega di magnesio, la struttura sedili in alluminio e i dischi freno di tipo composito.

3.5 V6 DA 218 CV
Inizialmente il motore della Plymouth Prowler è il 3.5 V6 da 218 CV (tipo EGE), un 24 valvole con singolo albero a camme in testa e 300 Nm di coppia massima che non soddisfa gli appassionati americani di guida sportiva. La critica più frequente è che una simile riedizione delle potenti hot rod del passato avrebbe meritato un V8, più in linea con lo spirito della vettura. Con questo propulsore la Prowler accelera da 0 a 100 km/h in 7,2 secondi, mentre la velocità massima è limitata elettronicamente a 180 km/h. Una particolarità meccanica è costituita dal sistema di trazione posteriore con soluzione "transaxle" del cambio al retrotreno, in blocco con il differenziale, utilizzato ancora oggi da Alfa Romeo, Aston Martin, Ferrari, Maserati e Mercedes. La trasmissione prevede un 4 marce automatico Autostick (tipo A606/42LE) che può essere utilizzato manualmente. Raffinato è il comparto sospensioni, che vede il multilink davanti e dietro, con doppi bracci oscillanti in fusione d'alluminio. Le ruote mostrano una grande differenza di misura fra l'anteriore e il posteriore, donando la caratteristica forma a cuneo alla Prowler: cerchi 7"x17" con gomme 225/45 HR17 davanti e cerchi 10"x20" con gomme 295/40 HR20 dietro.

NEL 1999 ARRIVA IL 258 CV
Il Salone di Los Angeles del gennaio 1998 è il palcoscenico per il debutto della Prowler MY '99, aggiornata nella motorizzazione 3.5 V6 da 258 CV (tipo EGG) e 339 Nm. La rinnovata biposto USA scatta così da 0 a 100 km/h in 5,9 secondi e tocca i 190 km/h autolimitati. A marzo dello stesso anno si rende disponibile il nuovo colore giallo "Hot Rod" e a settembre arrivano i cerchi cromati che diventano standard su tutta la successiva produzione e opzionali sullo speciale carrello appendice. Questo curioso carrello/bagagliaio della Prowler rappresenta un'autentica anomalia nella storia dell'automobile, innanzi tutto perché offerto dalla Casa come optional, poi perché disegnato in stile con il posteriore dell'auto ed infine perché quasi il 10% dei proprietari l'ha acquistato per allargare le ridottissime capacità di carico del vano di coda. Il secondo colore pastello è il nero che arriva a ottobre 1998, seguito dal rosso nel febbraio 1999. Ad agosto 1999 viene presentato il MY 2000 che fra le altre piccole modifiche vede il cambio di colore dei paraurti da grigio a nero, molle e ammortizzatori più soffici e pneumatici run flat con fianchi meno rigidi; in più c'è il nuovo colore argento metallizzato,

LE PRIME SERIE SPECIALI
La prima Plymouth Prowler speciale in serie limitata è la Woodward Edition, presentata al SEMA di Las Vegas del 1999 e dedicata ad una famosa strada di Detroit. La particolarità di questa special da 151 esemplari è la verniciatura bicolore rossa nella parte inferiore e nera in quella superiore, cofano compreso, con una finitura rossa fatta a mano dallo specialista "Doctor Ru" lungo tutta la linea di cintura. Per chi lo vuole è anche disponibile lo speciale carrello con lo stesso colore rosso/nero. Ad agosto 2000 è il turno della raffinata Black Tie Edition in argento e nero, con l'immancabile filettatura manuale di Dr Ru, di colore argento, La produzione è in questo caso limitata a 163 esemplari, con carrello dedicato opzionale. Nell'ottobre 2000 arriva anche l'ottavo colore in gamma, l'arancio perlato.

CHRYSLER PROWLER
A gennaio 2001 la Prowler si adegua alla scomparsa del marchio Plymouth cambiando la denominazione del brand in Chrysler Prowler e presentandosi nella versione Mulholland Edition in Midnight Blue perlato con capote blu chiaro. Su questa prima versione marchiata Chrysler scompaiono gli storici simboli Plymouth e la scritta sul paraurti posteriore sinistro. L'ultima evoluzione della Chrysler Prowler porta la data dell'agosto 2001, quando viene annunciato per il MY 2002 l'arrivo del colore Inca Gold perlato con doppia filettatura giallo/oro "Dr. Ru" e una serie finale di 300 vetture in Deep Candy Red perlato. L'ultima vettura di questo colore esce dalla fabbrica di Conner Avenue nel febbraio 2002 e pone fine ad una carriera durata poco più di 5 anni. La chiusura definitiva della saga Prowler arriva però con una versione speciale in esemplare unico denominata "Conner Avenue Edition" e prodotta il 15 febbraio 2002. La vettura viene venduta all'asta per beneficenza il 18 maggio 2002 a New York, dove il collezionista Mike Krehel paga 175.000 dollari destinati alla National Multiple Sclerosis Society. I caratteri esclusivi della Chrysler Prowler Conner Avenue Edition sono la speciale verniciatura High-Voltage Blue, estesa al carrellino Mopar, capote blu Stayfast, dettagli blu nell'abitacolo e sedili in pelle color talpa. Con un gesto d'altruismo va così in pensione una delle vetture più originali degli ultimi anni, creata da appassionati per appassionati, innovativa nello stile e nella tecnica, così estrema da risultare ancora oggi "oltraggiosamente" diversa.

P.S.
Se a qualcuno fosse venuta la voglia di avere una Prowler nel proprio garage, consigliamo di dare un'occhiata agli annunci di vendita internazionali presenti su automobile.it. Qui è possibile trovare una ventina di Plymouth Prowler offerte in Germania, Francia e altri paesi europei a prezzi compresi fra i 25.000 e i 35.000 euro.

Tabella riassuntiva della produzione Prowler:

MY 1997: 457
- 457 Purple

MY 1999: 3.921
- 1.134 Purple
- 605 Yellow
- 799 Black
- 1.383 Red

MY 2000: 2.746
- 572 Yellow
- 1.112 Black
- 193 Red
- 711 Silver
- 153 Woodward Edition
- 5 Two/Tone

MY 2001: 3.142 (di cui 1.734 Chrysler)
- 545 Red
- 168 Black Tie Edition
- 695 Orange
- 1.281 Blue (Chrysler)
- 1 Black (Chrysler)
- 346 Orange (Chrysler)
- 106 Silver (Chrysler)

MY 2002: 1.436 (Chrysler)
- 98 Silver
- 616 Inca Gold
- 420 Yellow
- 301 Candy Red
- 1 High Voltage Blue

Totale: 11.702 (di cui 3.170 Chrysler)

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Tag: Retrospettive , auto americane


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