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Retrospettive

pubblicato il 18 dicembre 2011

Nissan "Pike", le giapponesi da fumetto

La curiosa storia delle piccole Be-1, Pao, Figaro, S-Cargo e Rasheen

Nissan "Pike", le giapponesi da fumetto
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Poco meno di 25 anni fa la Nissan decise di portare sul mercato interno giapponese una ventata di originalità, per qualcuno di pura bizzarria, che viene oggi ricordata come l'epoca delle Nissan "Pike". Dietro questo semplice nome, che ricorda la "Pike Factory" dove venivano prodotte, si nasconde in realtà una serie di city car destinate agli automobilisti nipponici più giovani e modaioli, talmente buffe (per alcuni assurde) da sembrare uscite da un fumetto o un cartone animato. Proprio il mondo dei "manga" e dei suoi fruitori era infatti alla base di quel concetto stilistico che portò dal 1989 alla nascita delle varie Nissan Be-1, Pao, Figaro, S-Cargo e Rasheen, oltre alla strana concept Chapeau. Questo curioso fenomeno di nicchia che ha dato luogo a vere e proprie corse all'acquisto con tanto di riffa d'aggiudicazione e un devoto collezionismo anche al di fuori del Giappone merita però un approfondimento. Andiamo quindi a conoscere queste 5 buffe vetture che hanno segnato la storia recente dell'automobilismo nipponico e riportato in auge quello stile retrò che continua a influenzare molti designer di oggi.

BE-1
Al di là dell'immagine da fumetto e dei richiami alle piccole vetture europee degli Anni '50 e '60, le prime Nissan della serie Pike nascono per motivi commerciali, ovvero per tentare di recuperare le quote di mercato perse sul finire degli anni Settanta nei confronti di Toyota e Honda. L'idea dei vertici Nissan è quella di puntare al target dei giovani automobilisti, con una nuova linea di vetture compatte capaci di imporre un nuovo stile ispirato anche al design industriale dell'elettronica di consumo. Il primo passo è quello di creare nel 1984 un gruppo di lavoro composto da giovani ingegneri e designer per realizzare un veicolo che sappia "cambiare le tendenze" e che sia "naturale e confortevole". Dei tre modelli iniziali A, B1 e B2 solo il secondo procede nello sviluppo e viene proposto come Be-1 concept al Salone di Tokyo del 1985. L'accoglienza del pubblico nipponico è entusiasta e vince anche le ultime resistenze da parte del management di Yokohama, ma solo dopo un'ulteriore e attenta analisi di mercato. Il 13 gennaio 1987 parte la produzione della Nissan Be-1 presso gli impianti della Takada Kogyo, noti come "Pike Factory" e nelle prime due settimane di lancio raccoglie 6.000 ordini. Dopo 8 settimane il totale è a quota a 20.000 prenotazioni e nel giro di pochi mesi si raggiungono i 52.000 ordini a fronte di una produzione di soli 10.000 esemplari. Come rivela il codice di progetto BK10, la base meccanica della Be-1 è quella della Nissan Micra prima serie (K10), con una lunghezza di 3.635 mm, peso di 670 kg, motore anteriore 1.0 benzina da 52 CV e trazione anteriore. Disponibile sia con tetto rigido che con capottina in tela, la Nissan Be-1 viene venduta nei colori pastello Pumpkin Yellow, Tomato Red, Hydrangea Blue e Onion White con ruote in acciaio verniciate in tinta. Lo stile creato da Naoki Sakai per la Be-1 riprende gli stilemi tondeggianti e le superfici semplici di alcune vetture del passato, mantenendo i fari rotondi che saranno una caratteristica di quasi tutte le "Pike". La produzione termina il 20 maggio 1988. Da qui parte l'avventura delle buffe Nissan "neoclassiche" da città che proseguirà fino al 2000, quando Carlos Ghosn ristruttura la gamma secondo le esigenze della nuova alleanza Renault-Nissan.

PAO
Il secondo capitolo di questa anomala saga si chiama Nissan Pao e indica con ancor maggiore decisione la strada "neoclassica" delle utilitarie nostalgiche ispirate alle varie Fiat 500, Citroen 2CV, Renault 4, Austin 40 e Trabant. Anche per la Pao, presentata al Salone di Tokyo del 1987, la piattaforma e la meccanica sono quelle della prima Micra, vale a dire trazione anteriore, motore di 1 litro da 52 CV e 5 posti a sedere per una 3 porte lunga 3.740 mm. Il classico logo Nissan non appare da nessuna parte, sostituito dal badge "Nissan Pao - Produced by Pike Factory". Il cambio più diffuso è il 3 marce automatico, mentre il 5 marce manuale risulta raro e il tetto apribile elettrico in tela aggiunge esclusività al tutto. Come se fosse uscita da una cartolina ingiallita dell'Italia o della Francia Anni '50, la Nissan Pao propone cerniere delle porte esterne a vista, lunghe nervature di irrigidimento per le lamiere del cofano e delle fiancate, finestrini posteriori con semi-apertura basculante e un grande portellone posteriore. Questa volta Naoki Sakai è coadiuvato da Shoji Takahashi, designer che si sbizzarrisce anche nei dettagli interni della radio Panasonic in stile, della climatizzazione e delle sellerie. La vettura con sigla di produzione PK10 viene prodotta dal 15 gennaio 1989 fino al 14 aprile dello stesso anno in soli 10.000 esemplari e a causa delle richieste molto maggiori vengono vendute sulla base di una lotteria che elegge casualmente gli acquirenti. Come già accaduto per la Be-1, la Nissan Pao diventa da subito un oggetto di culto fra gli automobilisti giapponesi e anche nei paesi dove la guida a sinistra facilita la nascita di un mercato d'esportazione non ufficiale, soprattutto Gran Bretagna e Australia. Nel resto d'Europa arriva solo una manciata di sporadici esemplari della Pao, importati da commercianti specializzati in rarità automobilistiche.

S-CARGO
Allo stesso Salone di Tokyo del 1987 la Nissan presenta anche la curiosa S-Cargo concept, proposta per una furgonetta da lavoro dallo stile postmoderno e arrotondato. Le proporzioni ricordano in qualche modo la Citroen 2CV furgonata, ma qui la ricerca dell'effetto "cartoon" si spinge fino a ricordare una chiocciola, da cui il gioco di parole S-Cargo a metà strada fra "Small Cargo" e le ricercate "escargot" francesi. I grandi pannelli laterali, a richiesta dotati di un oblò tondo, sono pensati come veri e propri pannelli pubblicitari sui quali applicare il logo dell'azienda o altri avvisi promozionali. La produzione prende il via negli impianti Tokada Kogyo solo nel 1989, ma prosegue fino al 1994 dimostrandosi una delle Pike cars più longeve. In totale sono 12.000 le Nissan S-Cargo prodotte per il mercato interno, ma molte finiscono nel cosiddetto "grey market" per arrivare nel Regno Unito e diventare curiosi e apprezzati veicoli pubblicitari. Da buon veicolo commerciale in miniatura (categoria Kei car) la Nissan S-Cargo ha 3 porte e 2 soli posti a sedere, ma è possibile utilizzare due strapuntini posteriori senza cinture di sicurezza. Il pianale non è più quello della Micra, ma quello della Nissan Sunny, come anche la trazione anteriore e il motore 1.5 quattro cilindri da 73 CV. Il cambio è un automatico 3 marce e le misure sono pari a 3.480x1.595x1.860 mm. Pur nelle sue dimensioni ridotte e con il suo stile da manga, la S-Cargo è dotata di aria condizionata, chiusura centralizzata, tetto apribile in tela opzionale e una capacità di carico di 300 kg. Per via della sua rarità e delle buffe sembianze, la Nissan S-Cargo è ancora adesso oggetto di attenzioni e amorevoli cure da parte dei club sparsi in Giappone e Inghilterra.

FIGARO
La Nissan Figaro è forse la più famosa e ricordata della serie Pike, un po' per il suo design da coupé postmoderna e un po' per la livrea bicolore verde/bianco con cui fu presentata. Le origini della Figaro risalgono al Salone di Tokyo del 1989, dove il duo Takahashi/Sakai porta sullo stand Nissan le concept Chapeau e Figaro. La Nissan Chapeau è destinata a restare un prototipo, talmente bizzarro è il suo stile con parabrezza verticale, dettagli rosa e un padiglione talmente rialzato da poterci stare dentro in piedi. Diverso è il destino della Nissan Figaro, che piace talmente tanto al pubblico giapponese da diventare una realtà produttiva in piccola serie. L'intenzione è quella di realizzarne 8.000 esemplari, ma alla fine usciranno dalla Pike Factory circa 20.000 Figaro, quasi tutte vendute con il sistema della lotteria. Pianale e meccanica sono ancora quelli della Micra prima serie, ma il design è puramente anni Cinquanta e sembra una replica della vecchia Datsun Fairlady. Le misure sono minimali, pari a 3.740x1.630x1.365 mm, e caratterizzano una 2+2 con tetto bianco a contrasto e capote in tela ad apertura elettrica. Per la prima volta nella famiglia Pike il motore è il 1.0 turbo da 76 CV, abbinato come al solito all'automatico 3 marce e al volante a destra. Ogni dettaglio o cromatura è progettato e curato per ricordare le vetture del passato, come ad esempio una classica Bianchina Cabriolet. Nel ricco equipaggiamento sono inclusi ABS, ruote in lega, sedili in pelle, aria condizionata, lettore CD e tappetini coordinati. La linea di produzione della Figaro (FK10) resta attiva fra il febbraio il settembre 1991, periodo durante il quale le 20.000 vetture vengono realizzate nei colori Topaz Mist, Emerald Green, Pale Aqua e Lapis Grey, sempre con tetto bianco. La Nissan Figaro, ancor più delle altre Pike, ha avuto un seguito inaspettato in Gran Bretagna e in Irlanda, dove è arrivata in buon numero tramite importatori paralleli.

RASHEEN
L'ultima e meno conosciuta delle Pike Cars è la Nissan Rasheen, che rispetto alle altre rappresentanti della famiglia propone uno stile più "normale" e sobrio. Gli elementi di comunanza si limitano allo stabilimento produttivo Takada Kogyo e ad alcuni stilemi retrò presenti soprattutto nel frontale. La mascherina semplificata e i fari di questo SUV compatto sembrano infatti presi dalla semisconosciuta Wartburg 353 prodotta nell'ex Germania Est. Il resto della carrozzeria la fa somigliare di più ad una Nissan Patrol quarta serie in miniatura, visto che con 5 porte e un aspetto da fuoristrada con tanto di ruota di scorta sul portellone arriva a misurare 4.210x1.720x1.515 mm. Dopo il debutto al Tokyo Motor Show del 1993, la produzione della Nissan Rasheen parte nel novembre 1994 per terminare nell'agosto del 2000 dopo un numero imprecisato di esemplari. Fra le caratteristiche tecniche della Rasheen (NB14) si segnalano la trazione integrale permanente ATTESA, il pianale preso dalla Sunny (B14) e parte della meccanica della Nissan Pulsar (N14). A muovere un peso totale di 1.310 kg ci pensa un motore 1.5 benzina da 105 CV, affiancato nel gennaio 1997 da un 1.8 con 125 CV. A luglio 1998 è il turno della versione più potente, la Rasheen Forza mossa da un 2 litri con 145 CV. A tutt'oggi la Rasheen resta un fenomeno limitato al Giappone, protagonista minore del mercato dell'usato e da alcuni ricordata come antenata ideale di Subaru Forester e Honda CR-V.

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Tag: Retrospettive , Nissan , auto giapponesi , car design


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