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pubblicato il 10 dicembre 2011

Lexus CT200h, classe ibrida

E' la segmento C più efficiente, ma le manca il lato "fun"

Lexus CT200h, classe ibrida
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Chi più spende meno spende? Di solito è così, e il detto calza a pennello alla Lexus CT200h, prima e finora unica segmento C "premium" costruita esclusivamente con architettura ibrida (prelevata dalla Prius, con alcuni aggiornamenti). Con emissioni medie dichiarate da 87 a 94 g/km di CO2 a seconda delle versioni, per un consumo medio di 4,1 l/100 km, la "baby Lexus" è ad oggi anche la più efficiente della categoria, il che consente di risparmiare tanto carburante specialmente nell'uso cittadino, a patto di volere e potere affrontare un prezzo d'acquisto che diventa piuttosto impegnativo nel caso della versione Luxury che abbiamo testato: quasi 42.000 euro se si include il Platinum Pack da 5.400 euro che contiene ogni ricercatezza tecnologica. Li vale? Sì se si è piuttosto esigenti in fatto di qualità, se si rimane affascinati dalle ultime tecnologie, se si è poco inclini a seguire le mode. No, se si è alla ricerca delle prestazioni, dal momento che a dispetto del look aggressivo la CT200h è un'auto "tranquilla", da guidare più col cervello che con il cuore.

PROSSIMO CAPITOLO
Fino ad oggi le Lexus si sono fatte molto apprezzare in termini di qualità, ma non hanno brillato sul piano del design. I giapponesi hanno però aperto un nuovo capitolo, creando con la CT200h un filone stilistico che proseguirà con la nuova GS. E' lunga 4,32 m, dunque rientra perfettamente nel segmento C, ma la larghezza di 1,765 m, l'altezza ridotta a 1,43 m e la linea di cintura alta la fanno apparire incollata la suolo come nessuna altra Lexus aveva finora osato, LFA a parte, naturalmente. Il risultato appare equilibrato, considerando che queste forme hanno permesso di ottenere un Cx pari a 0,28, un aspetto fondamentale per massimizzare le prestazioni.

A BORDO DEL FUTURO
L'abitacolo della Lexus CT 200h mantiene le promesse di qualità del marchio giapponese. L'assemblaggio è curatissimo, il design riesce a miscelare perfettamente sobrietà e sofisticazione e l'ergonomia è da riferimento. Nonostante i comandi siano molti di più rispetto ad una vettura con motorizzazione tradizionale, si riesce a comprenderne il funzionamento al primo colpo perché sono stati distribuiti al centro della voluminosa consolle che li rende immediatamente raggiungibili alla mano destra e allo sguardo del conducente. Un po' più di studio richiede invece il "mouse" che comanda il sistema di infotainment, abbastanza complesso perché comprende parecchie funzioni, ma una volta prese le misure con questo particolare comando si apprezza la facilità con cui si riesce a navigare fra le decine di schermate attraverso le quali si regolano il navigatore, l'impianto audio, il climatizzatore e altre funzioni secondarie. Design pulito e leggibile fin dal primo approccio anche per la strumentazione "trompe l'oeil" con i tradizionali quadranti analogici che sembrano veri, ma sono riprodotti da uno schermo elettronico. L'abitabilità è ottima per gli occupanti anteriori, che siedono in basso grazie a sedili dal profilo sportivo ma non eccessivamente contenitivi, un po' meno per i due che può ospitare il divano posteriore, a cui si accede attraverso due portiere un po' strette. Nonostante le batterie, il vano carico misura 375 litri, dunque è in linea con le altre del segmento C.

A SCUOLA DI GUIDA ECOLOGICA
Incastonati nel posto guida, con il bel volante rivestito in pelle piuttosto in verticale, l'esperienza di guida sulla Lexus CT200h inizia nel totale silenzio. Si spinge il pulsante blu sulla destra del volante, le lancette vanno a fondo scala e ritornano in posizione "0", si spinge la curiosa leva del cambio su "D" e si è pronti per partire in souplesse con la sola spinta del motore elettrico che in teoria potrebbe far raggiungere l'ibrida giapponese i 45 km/h. Occorre però avere un piede molto leggero sul pedale del gas altrimenti si provoca l'avviamento del motore termico, lo stesso di Prius e Auris HSD, un 1.8 litri a ciclo Atkinson molto silenzioso. L'habitat perfetto per la CT è la città, dove abbiamo registrato percorrenze intorno ai 20 km/l. E il bello è che più è congestionato il traffico e più si risparmia, perché il tempo in cui la vettura si muove con la sola energia delle batterie è maggiore di quello in cui il motore termico è in funzione. Come altre vetture ibride del Gruppo giapponese provate in passato (Auris HSD, Lexus RX450h e Prius), anche in questa declinazione premium della tecnologia ibrida di Toyota lo stile di guida viene "educato" dall'auto. Dopo pochi km, infatti, si finisce per comprendere come sfruttarla al meglio: le batterie si ricaricano in decelerazione e frenata, per cui si è indotti a sollevare prima il piede dal pedale del gas e ad anticipare la frenata in modo che la lancetta dell'econometro a sinistra del quadro stumenti stia il più possibile nella posizione "Charge", cioé la situazione in cui l'energia viene trasferita dalle ruote alle batterie. Nelle discese si può inoltre spostare il selettore della trasmissione nella posizione "B" che accentua l'effetto "freno motore", trasformando ancora più energia cinetica in energia elettrica. Ci sarebbe anche la modalità di marcia totalmente elettrica "EV mode", ma siamo rimasti un po' delusi dalla durata (non più di qualche centinaio di metri) e dal fatto che il motore a benzina si avvia automaticamente oltre i 50 km/h, quando sembra che quello elettrico possa spingere la vettura ben oltre questa velocità.

L'IMPORTANTE E' NON ESAGERARE
Un altro trucchetto da sfruttare sulle strade extraurbane non molto trafficate può essere quello di raggiungere la velocità di crociera e chiudere il gas fino a che non si spegne il motore termico, sfruttando così l'inerzia e la leggera spinta del propulsore elettrico per fare qualche chilometro a "emissioni zero". Fuori città è comunque inutile adottare uno stile di guida aggressivo, perché pestando senza criterio l'acceleratore la CT 200h più che ripresa restituisce... rumore, quello del 4 cilindri che sale di giri senza che la trazione si trasferisca alle ruote per effetto del cambio a variazione continua. Per avere migliori performance è possibile selezionare dalla manopola sul tunnel centrale la modalità "Sport" fra le tre disponibili (Eco, Normal e Sport, appunto), ma la situazione non cambia tanto, tranne che per uno spunto un po' più vivace offerto dal motore elettrico. Alla guida della Lexus CT200h si ha infatti la sensazione che la potenza non arrivi mai quando la si chiede e anche se le prestazioni non sono disprezzabili - da 0 a 100 km/h in 10,3 secondi, velocità massima di 180 km/h - la manovra di sorpasso è operazione che richiede un certo calcolo e l'uscita di curva è piuttosto lenta. Ed è un peccato, perché l'ibrida giapponese ha un assetto ragionevolmente rigido e sportiveggiante, con una distribuzione dei pesi al 50% fra i due assi che permette di "sentire" la vettura molto bene e uno sterzo diretto e comunicativo che si fanno molto apprezzare sul misto. Belle sensazioni, insomma, purtroppo accompagnate da una trasmissione che non asseconda le ottime caratteristiche dinamiche. Forse sarebbe stato opportuno dotare il cambio CVT di blocco dei rapporti, in modo da emulare un cambio sequenziale. Ma il mestiere della CT200h non è quello di bruciasemafori.

Scheda Versione

Lexus CT 200h
Nome
CT 200h
Anno
2010 - F.C.
Tipo
Premium
Segmento
compatte
Carrozzeria
2 volumi
Porte
5 porte
Motore
ibrida
Prezzo
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Autore:

Tag: Test , Lexus , auto giapponesi , auto ibride


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