Attualità

pubblicato il 23 novembre 2011

Fiat e sindacati, è polemica sul nuovo contratto

Marchionne spiega la posizione di Torino. Oggi è a Roma per Termini Imerese

Fiat e sindacati, è polemica sul nuovo contratto

Dopo l'uscita da Confindustria e dell'ANFIA (Associazione Nazionale Fra Industrie Automobilistiche), il Gruppo Fiat ha disdetto gli accordi sindacali vigenti per estendere il modello Pomigliano a tutti i suoi stabilimenti italiani. Dal primo gennaio i dipendenti del Gruppo non avranno più il contratto nazionale di categoria e questo, sebbene secondo Fiat fosse "atteso dagli addetti ai lavori", poco piace ai sindacati, Fiom in testa, che si sono nuovamente spaccati. La Cisl si dice pronta a sottoscrivere un contratto nazionale dell’auto a parte, la Fiom ha scritto all'aziend​a per chiedere un incontro urgente, formalizzando il "dissenso in relazione a tutte le iniziative" a partire dalla lettera del 21 novembre in cui si disdice il CCNL dei metalmeccanici, e c'è chi, come Roberto Di Maulo, segretario del sindacato autonomo Fismic, avverte: "In mancanza di intesa l'azienda potrebbe procedere con un regolamento unilaterale che sarebbe la vera fine delle relazioni sindacali". In pratica c'è poco tempo per trattare, mentre oggi a Roma si discute di Termini Imerese, lo stabilimento siciliano messo in vendita da Fiat e acquistato da DR. L'incontro è fissato alle 14 in via Veneto e vedrà la partecipazione di sindacati, Fiat e DR Motor.

I SINDACATI
I tempi per la trattativa fra azienda e sindacati sono molto stretti. Fiat vuole estendere a tutti gli stabilimenti Fiat il "contratto di primo livello" introdotto un anno fa a Pomigliano e poi applicato a Mirafiori e Grugliasco, ma la Fiom-Cgil non ha firmato in quell'occasione e quindi probabilmente non firmerà neanche stavolta. Se così sarà la Fiom resterà fuori delle Rappresentanze sindacali aziendali (Rsa), perché in base al contratto l'azienda può avere rapporti sindacali solo con le organizzazioni firmatarie, cioè con Fim, Uilm, Fismic e Ugl. Ma per il leader della Fiom, Maurizio Landini, "estendere l'accordo di Pomigliano a tutti i 72mila lavoratori del gruppo, non vuol dire solo estendere un brutto accordo, ma modificare la natura stessa dell'organizzazione sindacale: si passerebbe infatti a una fase di sindacato aziendale e corporativo". E neanche le altre sigle sono poi così soddisfatte di quanto propone l'azienda e vorrebbero rivedere alcuni punti, dato che la stessa Fiat ha scritto nella lettera di disdetta che è aperta ad accordi "migliorativi". Secondo Bruno Vitali (Fim) "bisogna poter discutere del premio di risultato e vogliamo che le normative su orari e assenteismo siano decise a livello di stabilimento". Ma la Camusso commenta ironica: hanno detto "migliorativi, ma "Migliorativi per chi?".

LA DICHIARAZIONE DI MARCHIONNE
Sulla lettera inviata alle Organizzazioni Sindacali è arrivata una nota del Gruppo Fiat di cui riportiamo integralmente le parole di Sergio Marchionne: "La lettera ha un aspetto esclusivamente tecnico in quanto altro non è che la disdetta formale degli accordi in vigore, alcuni dei quali risalenti agli anni Settanta. Questa iniziativa fa seguito alla nostra decisione di uscire dal sistema confindustriale, e come tale era ampiamente attesa dagli addetti ai lavori. Nelle settimane scorse ho pubblicamente confermato che tutti gli stabilimenti dell’auto in Italia, ad eccezione di Termini Imerese, avranno una precisa missione con nuovi prodotti e che, non avendo ridotto la nostra forza lavoro nel momento peggiore della crisi, non intendiamo farlo ora che stiamo lavorando alla realizzazione delle condizioni per crescere nel futuro. Ribadisco il nostro semplice obiettivo di voler allineare il nostro sistema produttivo italiano agli standard richiesti dalla concorrenza internazionale e di dotarlo degli strumenti per competere con i migliori. La comunicazione fatta ieri alle Organizzazioni Sindacali per recedere dagli accordi aziendali del passato rientra a pieno titolo nelle iniziative intraprese per migliorare la competitività e l’efficienza della nostra struttura produttiva. Prima di tutto è necessario mettere da parte anni di contrattazione aziendale obsoleta e non più coerente con le condizioni attuali, e il contemporaneo impegno da parte della Fiat di definire al più presto possibile con le Organizzazioni Sindacali accordi più moderni in grado di assicurare la flessibilità e la governabilità degli stabilimenti, ma anche di garantire alle persone condizioni di lavoro migliori e adeguati trattamenti economici. Il nostro orizzonte è lo sviluppo e ci stiamo muovendo nell’unica direzione possibile per ottenere la capacità competitiva necessaria. Crediamo che continuare su questa strada sia una nostra precisa responsabilità nei confronti dei lavoratori della Fiat e del Paese".

Autore: Eleonora Lilli

Tag: Attualità , auto italiane , lavoro , torino

Nuovo commento 3 Commenti

1

Se si facesse un sondaggio, il 99,9% degli italiani definirebbe i sindacati....

AndreaSZ

Pubblicato il 23/11/2011 alle 14:05

...inutili, oppure li mettere addirittura tra i mali del Paese perchè troppo potenti. La realtà è questa. Il sistema sindacale è un problema grosso per la competitività delle grosse industrie italiane. Con l'uscita da Confindustria ora Fiat può liberamente estendere il "contratto di primo livello" da Pomigliano a tutti gli stabilimenti, in alternativa avrebbe potuto nascondersi dietro al problema per togliere baracca e burattini anzichè prendere il toro per le corna. Potrebbe essere una svolta epocale. Le organizzazioni sindacali, oltre che chiedere diritti, dovrebbero imparare a curarsi anche della salute e della competitività dell'azienda, con maggiore responsabilità.

2

@andreasSz

007

Pubblicato il 24/11/2011 alle 17:39

Tutto giusto quello che scrivi ! I nostri sindacati,non sono altro, che una " casta",che invecce di fare gli interessi dei lavoratori, sanno fare solo il loro interesse. :Molto fumo e pocco arrosto, e l`errosto che rimane ,se lo spartiscono tra di loro. col risultato,che i nostri imprenditori o vendono la loro azzienda o trasloccano i loro stabilimenti.E gli imprenditori stranieri, preferiscono pagare i loro dipendenti anche il doppio al loro paese, che venire da noi a investire. per loro,solo all`idea di dover a che fare con una sindacalista tipo Camusso ( Piu`bella che brava),ci vengono a crescere i furuncoli nel sedere.

3

La FIOM ...

Viva Italiano

Pubblicato il 24/11/2011 alle 21:04

... Ha tirato troppo la corda ed ora questa si e' rotta. C'era da aspettarselo. Quando i sindacati torneranno ad essere quelli veri, quelli che fanno gli interessi dei LAVORATORI (non dei fannulloni, scioperatori a cottimo, malatucci-quando-gioca-la-squadra-del-cuore etc), allora tornero' a crederci. Fino ad allora, anche se mi dispiace per quei lavoratori onesti che ci sono, ma vi siete tirati la zappa sui piedi e adesso pagate le conseguenze!

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