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pubblicato il 22 novembre 2011

I concessionari dicono no all'IVA al 23%

Questo ulteriore aumento deciso da Monti significherebbe 700 euro in più ad auto acquistata

I concessionari dicono no all'IVA al 23%

Nella ricetta anti-crisi del governo Monti, oltre alla reintroduzione dell'ICI, c'è anche l'ipotesi di alzare l'IVA dal 21% al 23%. Quest'ulteriore aumento dell'imposta sui consumi, stabilito a poche settimane dal passaggio dal 20% al 21% stabilito dal governo Berlusconi, servirebbe a raccogliere risorse destinate a ridurre il peso del fisco su lavoro e imprese, intervenendo su Irap e Irpef, ma, secondo i concessionari italiani, affosserebbe ancora di più il mercato. "Un'IVA cresciuta in pochi mesi dal 20% al 23% comporterebbe una spesa media supplementare per l'acquirente di un'auto nuova di quasi 700 euro: non c'è modo migliore per smantellare un settore già in sofferenza, perché non è pensabile affrontare una contrazione dei volumi di vendita con un aumento della tassazione, ha detto il presidente di Federauto, Filippo Pavan Bernacchi.

Trattandosi al momento solo di ipotesi, l'augurio della categoria è che i rumors rimangano tali. La richiesta è invece quella di sopprimere i recenti e "assurdi", si legge nella nota, aumenti dell'IPT e delle accise sui carburanti, e che si facciano i dovuti distinguo tra i beni: "L'aumento dell'IVA su un cellulare comporta una spesa supplementare di pochi euro e perciò facilmente assorbibile dal consumatore, quella sugli autoveicoli no - dice Bernacchi -. Le determinazioni paventate genererebbero invece un circolo vizioso pericolosissimo ai danni non solo della filiera automobilistica, ma anche dello Stato, che ha la necessità di continuare l'opera di svecchiamento del parco circolante altamente inquinante e meno sicuro". Il settore infatti rappresenta da solo il 12% del PIL e su questi temi Federauto ha già comunicato di avere dei progetti di rilancio pronti da sottoporre ai nuovi rappresentanti del Governo.

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Tag: Attualità , tasse


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