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pubblicato il 31 ottobre 2011

Viaggio nella Cina dei Quattro Anelli

24 ore a Changchun, dove nasce una nuova Audi ogni minuto

Viaggio nella Cina dei Quattro Anelli
Galleria fotografica - Lo stabilimento Audi di ChangchunGalleria fotografica - Lo stabilimento Audi di Changchun
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Designed by Audi in Ingolstadt, assembled in China. Insomma, delle auto tedesche prodotte come gli iPhone. Se a leggerla così può suonare strano, per Audi si tratta di una politica industriale iniziata già alla fine degli anni '80. Risale all'epoca, infatti, la scelta di delocalizzare l'assemblaggio di alcuni modelli in Cina. L'unica differenza rispetto allo smartphone più venduto del mondo è che le vetture prodotte a quelle latitudini sono destinate al solo mercato locale. Un "solo", però, molto relativo, perché stiamo parlando di un paese da oltre 1 miliardo e 300 mila abitanti a cui Audi già oggi riesce vendere un quarto della sua produzione mondiale. Questo risultato commerciale invidiabile ha permesso al marchio tedesco di costruire in Cina una vera e propria seconda roccaforte industriale, dove si producono 300 mila auto all'anno. Noi siamo andati a visitarla per vedere con i nostri occhi i frutti della lungimiranza di un'azienda che, già ventitre anni fa, aveva capito che per diventare protagonisti del mercato automobilistico cinese, bisognava esserci. Da subito.

QUANDO LA CINA ERA LONTANA
Siamo a Changchun, la grigia capitale industriale del Jilin, nella Cina Nord orientale. Le guide turistiche la ricordano solo perché qui ha vissuto "l'ultimo imperatore". Ma per l'industria dell'auto del ventunesimo è questa la "Detroit cinese", dove hanno sede i costruttori automobilistici nazionali, ma soprattutto le joint venture fra le case automobilistiche straniere e i partner locali per l'assemblaggio di prodotti destinati al mercato del dragone. Perché la normativa della Repubblica Popolare Cinese, lo ricordiamo, non permette di produrre alcunché a meno che non si cooperi con una società nazionale. Ed è qui a Changchun che nel lontano 1988 Audi ha piantato il seme del suo attuale primato commerciale facendo assemblare il primo modello, l'Audi 100, dalla FAW ed entrando qualche anno dopo come azionista del Gruppo FAW-Volkswagen; un alleanza che ha consentito di far nascere nel 1999 l'A6 realizzata in uno specifico allestimento con passo allungato. La presenza e la produzione cinese delle auto dei Quattro Anelli è quindi cresciuta in parallelo all'esplosione del mercato che è passato dai 5 milioni di autovetture vendute nel 2007, alle oltre 11 milioni del 2010. E oggi dalle linee di montaggio di Changchun viene sfornata un'Audi ogni minuto.

INGOLSTADT D'ORIENTE
Che a Changchun ci sia molta Germania dell'automobile si capisce osservando il traffico: un'auto su quattro appartiene ad un marchio del Gruppo Volkswagen. Molti sono modelli vecchi - o vecchi per noi, ma ancora prodotti in Cina - altrettanti sono auto nuove di zecca che contrastano con un panorama urbano disordinato e in costruzione, con palazzoni alti mediamente 30 piani. Ma guardando le strade sembra che qui l'Audi sia l'auto del cinese medio: in pochi minuti abbiamo contato decine di A6 imbottigliate negli ingorghi inevitabili per una metropoli che supera di slancio i 7 milioni di abitanti. Così, l'arrivo all'ingresso dello stabilimento FAW dove fioccano le scritte Volkswagen-Audi, piuttosto che bandiere e addirittura un'Audi A4 appesa ad un palo di 10 metri (è la scultura che celebra il primo milione di auto made in China, ci spiegheranno dopo), non è che una naturale conferma che qui i tedeschi di Wolfsburg e quelli di Ingostadt hanno messo radici profonde nel territorio e nella cultura cinese, prim'ancora che nella produzione industriale.

I NUMERI DEL MADE IN CHINA TEDESCO
Siamo accolti da un manager francese, Dominique Boesch, che ricopre il ruolo di presidente della divisione vendita del Gruppo FAW-VW Sales. E qualche (bel) numero ce lo vuole fornire subito: "in 23 anni abbiamo prodotto 1 milione di Audi, ora ci basteranno 3 anni per venderne altrettante". Per il 2011 l'obiettivo, infatti, è quello di vendere 300 mila vetture, contro le 225 mila immatricolate nel 2010. Un traguardo fissato più in funzione della capacità produttiva dello stabilimento che della reale domanda del mercato che ogni anno cresce a ritmi incredibili, specialmente per le auto di lusso. E' questa la criticità più grande, ci spiega Boesch: "tra il 2009 ed il 2010 è come se fosse spuntata dal nulla un altro paese come la Germania e riuscire a soddisfare una tale crescita della domanda richiede una grande flessibilità produttiva". L'impianto di Changchun si è sviluppato e si sta sviluppando proprio in tal senso. Oggi conta 30.000 dipendenti che lavorano alle catene di montaggio delle versioni a passo allungato di A4 e A6 nonché della Q5 introdotta nel 2010, che è già il SUV premium più venduto della Cina, come lo sono, del resto, le due berline. In pratica il marchio Audi dal 2007 è leader sia nel mercato delle auto premium, che negli specifici segmenti che in Cina definiscono "B" per l'A4, "C" per l'A6 e "B-SUV" per la Q5. Questi tre modelli prodotti a Changchun rappresenteranno a fine 2011 l'81% delle auto vendute in Cina perché poi ci sono le vetture importate dall'Europa che sono in forte crescita nonostante i prezzi di listino superiori per via della tassazione sfavorevole sui prodotti "non nazionali". Ai cinesi piacciono in particolare l'A5, la Q7 e le sportive TT ed R8 mentre è stata appena lanciata l'A1. Tornando alla gamma di Audi "made in China", Boesch ci ha anticipato che entro due anni a Chagchun sarà assemblata anche la nuova Q3, il neonato SUV compatto che per dimensioni e posizionamento è ritenuto un veicolo perfetto per i popolosi centri urbani cinesi.

MADE COME IN GERMANY
La nostra visita prosegue con un giro fra le linee di montaggio. L'ambiente è surreale perchè ordinatissimo, pulito e tecnologico come quello che troviamo negli stabilimenti tedeschi a 10 mila chilometri di distanza. Cambiano gli operai che sono cinesi, ma montano la medesima componentistica che vediamo sulle A4, A6 o Q5. E l'atmosfera fa effetto perché lontanissima dall'immaginario occidentale di una fabbrica cinese. Gli operai lavorano per rispettare gli standard di qualità europei e in condizioni equivalenti: stesso orario (turni di 8 ore, ci dicono), stessa formazione, stessi processi. Lo stipendio, ovviamente, è più basso, ma non ci vogliono dire di quanto e un'altra differenza che abbiamo percepito è la temperatura: dentro lo stabilimento fa freddo! A occhio 10-15 gradi C°, ma i manager Audi locali ci assicurano che è una temperatura assolutamente normale per chi vive a Changchun dove in inverno possono fare 15 gradi sottozero. Il risultato industriale sono auto identiche, perfette negli allineamenti dei lamierati, nella verniciatura e finanche con lo stesso odore dell'abitacolo dove i sedili sono rivestiti rigorosamente in pelle, l'optional più richiesto dai cinesi che acquistano auto premium. E a proposito di gusti, pare che gli "Audisti" cinesi siano fissati con gli stessi colori più richiesti nel Vecchio Continente: il bianco, il grigio e il nero. Quando si dice che tutto il mondo è paese...

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Tag: Mercato , Audi


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