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pubblicato il 2 novembre 2011

Altro che incentivi, all'auto serve un "piano sviluppo"

Si consolida l'esigenza di un intervento strutturale del governo

Altro che incentivi, all'auto serve un "piano sviluppo"

Il settore auto è in rosso da quattro anni consecutivi. Il 2008 si è chiuso con un calo del 13,3%, il 2009 dello 0,17%, il 2010 con una flessione del 9,2% e quest'anno si chiuderà a -11%. Inutile guardare con speranza al 2012. Secondo gli analisti, senza interventi, il bilancio resterà negativo. Un problema che non riguarda solo il comparto auto, ma l'intero Paese. Si pensi che il gettito fiscale generato dal settore ammonta a 76 miliardi di euro e rappresenta oltre il 21% delle entrate dello Stato (dati, Euler Hermes). Di fronte a questo scenario la richiesta del comparto al governo cambia: non si tratta più di varare incentivi, ma di studiare un vero "piano sviluppo" di medio/lungo termine che rilanci il settore.

LO STATO DEVE INTERVENIRE, ANCHE "A LIVELLO PAESE"
"Credo che il primo segnale importante sarebbe accogliere nella cabina di regia del Ministero dello Sviluppo Economico i rappresentanti dei costruttori, dei noleggiatori e dei finanziatori all'acquisto e quindi delle associazioni di categoria", ha detto ad OmniAuto.it Massimo Falcioni, Direttore Centrale Euler Hemers SIAC, società specializzata nell'assicurazione crediti del gruppo Allianz. I temi da analizzare, ricorda, sono molti. Ad esempio per quanto riguarda il lising, la capacità di ridurre l'ammortamento, secondo Falcioni, nel breve periodo potrebbe portare ad una contrazione, ma nel breve/lungo termine potrebbe generare un effetto domino positivo che aumenterebbe il gettito fiscale nelle casse dell'Erario. "Bisognerebbe allargare le analisi tecniche fatte dalle singole associazioni di categoria più in una logica di sistema globale", dice e in quest'ottica bisogna innanzitutto ridare fiducia ai consumatori e ai giovani, combattendo la precarietà e dando opportunità di lavoro. "La disoccupazione giovanile oggi sta penalizzando questo settore - sottolinea Falcioni -. I modelli ci sono, le case hanno investito, ma la domanda è sensibile". Soprattutto in tempi di crisi il consumatore rimanda l'acquisto di un bene durevole come l'auto.

LA CRISI PUO' ESSERE UNA OPPORTUNITA', PER TUTTI
L'imponente gettito fiscale generato dal settore auto dimostra quanto sia essenziale questo settore non soltanto per se stesso e l'indotto, ma per l'intero sistema economico del Paese. "Questo è un settore che può generare moltissimo non soltanto per gli operatori, ma anche per gli incrementi del consumo che può generare", dice il Direttore Centrale Euler Hemers SIAC. Tenendo presente che circa il 30% delle auto attualmente in circolazione non rispetta in termini di emissioni di CO2 le ultime direttive dell'Unione europea, abbiamo una grandissima opportunità. "E' chiaro che se questo 30% si riversasse oggi nelle concessionarie e sostenesse tutto il comparto auto ne beneficerebbero in molti: i privati, perché sarebbero incentivati a farlo; le case, perché aumenterebbero il gettito; l'ambiente, che ne guadagnerebbe in termini di riduzione dell'inquinamento... E quindi tutto il sistema avrebbe il suo ritorno". Ma è davvero uno scenario possibile? Probabilmente no, ma resta l'esigenza di un intervento lungimirante da parte dello Stato, come ormai chiedono anche i costruttori.

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Tag: Interviste , incentivi , interviste


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